Avendo anche io un cane (Tommy–l’abbaione mini-terrore di tutti i maschi), la presenza di quel terremoto di Splinter in Occhi di Giada e Cuore di Ghiaccio delle nostre Anna Grieco e Irene Grazzini mi ha fatto sorridere. Sappiamo quanti disastri possano combinare i cuccioli! E mi ha anche spinto a pormi un interrogativo: di quale posizione godevano i cani nella vita dell’alta società, nel 1800?
L'Inghilterra del 1800 è stata un'epoca fondamentale per il mondo canino. All'inizio del secolo, i combattimenti tra animali erano considerati un passatempo accettabile e persino formativo per il carattere britannico. Il Bull-baiting (un cane che attacca un toro ancorato a un palo) era estremamente popolare. Quando iniziò a declinare a causa delle prime restrizioni (come il Martin's Act del 1822), gli scommettitori si spostarono verso i combattimenti tra cani, poiché erano più facili da nascondere e richiedevano meno spazio. Nel 1835 una legge per proteggere principalmente le mandrie dai maltrattamenti fu estesa a cani e gatti e comportò la messa al bando dei combattimenti tra animali (Cruelty to Animals Act). Che, purtroppo, sopravvissero nel sottobosco criminale delle classi più povere.
Ma nell’alta società?
Nell'Ottocento, il passaggio del cane da ausiliario per la caccia ad accessorio di prestigio raggiunse il suo apice. I cosiddetti cagnolini da grembo (lapdogs) non erano solo animali da compagnia, ma veri e propri status symbol che riflettevano la raffinatezza e la classe sociale delle dame dell'epoca. Le razze preferite erano, comprensibilmente, quelle più piccole: Cavalier King, Carlini, Pechinesi, Levrieri Italiani. I Pomerania, in origine più grandi, furono selezionati per diventare sempre più piccoli su desiderio della Regina Vittoria che ne possedeva uno di soli 3 chili.
La vita di uno di questi cagnolini era, per certi versi, più agiata di quella di molti cittadini dell'epoca. Le dame acquistavano per loro minuscole mantelline di lana, stivaletti per proteggere le zampe dal fango durante le passeggiate nei parchi e ceste rivestite di seta e pizzo. L’unico compito richiesto a questi animali era d’essere graziosi e restare tranquilli.
Nelle grandi case nobiliari, il compito di portare fuori il cane spettava spesso a un servitore specifico (un valletto o una cameriera personale).
Non tutti amavano questa tendenza. La stampa satirica dell'epoca spesso prendeva in giro le dame che trattavano i loro cani come esseri umani (o meglio).
I cagnolini da grembo erano prede facilissime per i ladri. A Londra esistevano vere e proprie bande che rapivano i cani delle dame per poi chiedere riscatti esorbitanti. Un caso celebre fu il cane della poetessa Elizabeth Barrett Browning, Flush, rapito ben tre volte! Quando un cane veniva rapito, le dame pubblicavano annunci sulla sezione Lost and Found del Times, offrendo ricompense senza fare domande. Esistevano dei veri e propri boss del crimine specializzati in questo settore. Il più famoso era un uomo di nome William "Taylor" (o "Barney" in alcuni racconti). Se il cane non veniva riscattato subito, il rischio era che finisse male. Fu proprio a causa di questa piaga sociale che nel 1845 venne approvato il Dog Stealing Act, che rendeva il furto di un cane un reato punibile con il carcere e i lavori forzati, invece di una semplice sanzione amministrativa.
Mentre le dame cercavano il compagno perfetto per il salotto, i gentiluomini del 1800 vedevano il cane come un'estensione della propria identità sociale e abilità sportiva. Frequentare le prime mostre canine o essere soci del Kennel Club divenne un passatempo maschile molto serio, quasi quanto la politica o gli affari.
Se un gentiluomo di città cercava un cane che fosse un accessorio di stile o un difensore nelle zone meno raccomandabili di Londra, per quello di campagna l'attività principale era la caccia. Possedere una muta di cani ben addestrati era il massimo segno di ricchezza.
Un discorso a parte meritano i Mastiff e gli Irish Wolfhound. Questi giganti, il cui mantenimento era estremamente oneroso, costituivano dei simboli di potere e antichità del lignaggio. Il possesso dell’Irish Wolfhound era addirittura regolato per legge. I poveri e i travellers, che non potevano possedere un levriero puro, per aggirare la legge crearono il Lurcher, incrociando un Greyhound e un cane da lavoro come il Collie o un Terrier. Il risultato fu un cane perfetto per il bracconaggio, che permetteva ai poveri di cacciare di frodo nelle terre dei nobili senza essere scoperti facilmente. All’epoca, un uomo che si accompagnasse a questo cane veniva immediatamente guardato con sospetto.
In molti romanzi sono presenti dei cani, ombre speculari dei loro proprietari.
Ricordo, per esempio, Jip, il piccolo spaniel di Dora, in David Copperfield, dal carattere piuttosto detestabile ma legato in modo indissolubile alla sua padrona. Ve ne vengono in mente altri?
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