Oggi andiamo a curiosare tra bauli e cassapanche nelle stanze guardaroba delle ladies Regency. Accanto ai rasi azzurri e perlacei, troviamo la mussola prediletta dalle debuttanti e le sete sontuose blu pavone o cremisi sfoggiate dalle dame più ardite del ton.
🧵 Erano tessuti preziosi, alcuni dei quali arrivavano dall’India, come la mussola di Dacca, o dal Tibet, nel caso del cachemire. Francia e Italia esportavano sete e merletti. Il costo di questi materiali risentiva dei pesanti dazi doganali, ed era in proporzione più elevato di quello della confezione del vestito.
🪭 Servirsi da una modista come Mrs Bell, figura di spicco a Londra nei primi decenni dell’Ottocento, non era alla portata di tutti.
Un semplice abito da passeggio, in mussola o cotone, costava intorno a 3 sterline. Con gli accessori e le decorazioni, il prezzo saliva da 5 sterline a 10, e aumentava ulteriormente nel caso di stampe esclusive su seta. Per un normale abito da ballo si spendevano circa 15 sterline. I capi più lussuosi, adeguati a un ricevimento di livello, arrivavano a 50. Un vestito da indossare per un ballo a corte poteva costare 500 sterline, anche di più.
Cifre notevoli, se pensiamo che la rendita annua di un gentiluomo agiato era intorno a 2.000 sterline, quella di una famiglia della classe media tra 800 e 1.500, e il salario annuo di un domestico circa 15 (mi riferisco alle sterline dell’epoca).
💖 Gli abiti erano beni di valore che andavano trattati con grande cura, un compito affidato alle cameriere personali e alle guardarobiere.
I vestiti di rado venivano lavati, e quasi mai per intero; le stoffe erano troppo delicate e le tinte sbiadivano con facilità.
Erano però arieggiati e spolverati regolarmente: per le mussole si usavano spazzole dai crini morbidissimi; le sete, più resistenti, venivano battute con una canna flessibile per togliere la polvere.
Si lavavano invece camiciole e sottovesti, che a contatto con la pelle assorbivano odori e sudore, e le parti rimovibili come polsini e colletti. Le balze sugli orli, che si sporcavano spesso, venivano smontate, smacchiate con una miscela di gin, miele e sapone di Marsiglia, e poi ricucite all’abito.
👒 Anche i decori in pizzo, fragili e finissimi, venivano trattati separatamente.
I pizzi venivano staccati, avvolti intorno a una bottiglia e fissati con ago e filo. La bottiglia veniva poi immersa in una soluzione di acqua e sapone, e fatta bollire lentamente per "estrarre" lo sporco senza sfregare le fibre. Nell’ultimo risciacquo si scioglieva un po’ di zucchero per ridare corpo ai fili. Il pizzo pulito veniva infine steso tra fogli di carta bianca e pressato tra grossi libri per appiattirlo.
🎀 Gli abiti non venivano propriamente puliti, ma manutenuti con procedure laboriose, studiate per preservarli nel tempo.
Un abito era destinato a lunga vita: si riparava, si modificava per seguire i dettami della moda, passava di mano in mano tra sorelle e cugine anche nelle famiglie facoltose, e veniva rimaneggiato secondo il gusto di chi lo indossava. Quando il tessuto diventava liso, l’abito si regalava a una domestica, che lo sfruttava finché non era necessario eliminare le parti danneggiate. Da quel che restava si ricavavano scialli e falpalà; infine, la stoffa non più recuperabile diventava stracci per la polvere.
⏳ Nell'Ottocento, gli abiti erano cimeli che raccontavano un vissuto.
Immaginate di aprire il baule di una lady: cosa vorreste trovare? Un completo da amazzone per passeggiare in sella lungo l’affollato Rotten Row, oppure un abito da ballo da indossare all’Almack’s?
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