Rubrica di S.M. May (Amarilli, per i più) che si propone di offrire dei consigli di lettura, attraverso curiosità e temi particolari.
Se ancora non vi siete stancati di segnarvi in lista di letture i romanzi con protagonisti cavalieri impetuosi e arroganti di origine normanna, ho ancora vari titoli che possono fare al caso vostro.
Per esempio, “Selvaggia” di Bertrice Small è un allegro mix di elementi in grado di soddisfare pure i palati più esigenti. Volete scontri con inglesi e gallesi? Li avrete. Crociate? Ci sono. Uno sceicco impetuoso e passionale? Lo abbiamo. Una protagonista diffidente rispetto al vero amore e smaniosa di restare libera il più a lungo possibile? La Small regala a Rhonwyn più occasioni e più esemplari maschili, in modo da consentirle di compiere la scelta giusta.
E non si risparmia sulle ambientazioni, trasportandoci dentro a castelli, sul campo di battaglia, nell’harem, alla corte inglese, con amore e morte, menestrelli, badesse, cavalieri…
Aggiungo che viene resa bene anche quella sensazione di Medioevo freddo e tragico, dove ogni momento potevi morire di fame, di parto, di veleno, di dissenteria, o per un attacco dei briganti mentre ti recavi nel paese vicino, e dove una ragazza contava poco e aveva valore solo se produceva figli e portava una dote.
Con "Il Giglio e la Spada" di Sara Bennett ci troviamo intorno al 1070, con i guerrieri Normanni che espugnano gli ultimi castelli sassoni.
Lady Lily, già sposata a un nobile anziano, si è vista abbandonata e tradita. In più, il fatto di essere una giovane brillante e attenta alle sorti della sua gente le ha procurato presso i nemici la reputazione di una castellana intrigante e malvagia. Chi la vuole punire è proprio Radulf, la Spada del Re, un gigante introverso e poco incline a perdere tempo con dame da rispettare.
L’unica soluzione per Lily è celare la propria identità, anche dopo che è comunque finita nel letto del cavaliere.
Per quanto l’amore sia pressoché istantaneo, Radulf resta diffidente verso il mondo femminile e l’inganno di Lily non fa che confermarlo. Finché il re non decide di combinare un matrimonio d’interesse, a prescindere dalla ritrosia di entrambi.
In "Il bastardo" di Jo Beverley c’è addirittura una lady orfana e disperata, Imogen, costretta ad abbandonare la contea d’origine quando il temibile lord Warbrick invade le sue terre per sposarla e impossessarsene. Solo un uomo può aiutarla: FitzRoger, cavaliere e figlio illegittimo di un nobile, noto per la sua indole spietata.
A questo punto, devo fare una piccola confessione: il contesto non è tra i miei favoriti. Ci sono il solito re contro i soliti baroni, scaramucce, castelli in fiamme, contadini e pecore sullo sfondo, eccetera, eccetera.
E basta un niente perché le trame incoerenti mi facciano faticare nella lettura, trasformandola in una penitenza.
Basti dire che, qui, Imogen arriva dal Bastardo sporca di fango, puzzolente e con i pidocchi, e dopo mezz'ora di tinozza (avete presente i famosi bagni con il sapone e il bruschetto dell'anno mille?) ridiventa una dea con una chioma profumata e fluente.
Di certo, se non vi soffermerete su certi dettagli, potrà rivelarsi comunque un romanzo vivace e vario.
Vi invito a leggerlo, così come vi ricordo la trilogia di un’autrice nostrana, Roberta Ciuffi, con la TRILOGIA DEI BUATÈRE (Tra le tue braccia, Solo tu nel mio cuore, Eri nel mio destino).
Dopo anni come mercenario, Eric Buatère, della casata normanna dei Drengot Quarrel, è finalmente riuscito a ottenere un titolo e delle terre su cui costruire la sua dinastia, ma non ha risolto tutti i problemi pratici, specie le faccende amorose.
Insieme ai familiari, ci regala gesta e ricche avventure ambientate nella Penisola italica.
Se anche questa puntata vi è piaciuta, continuate a leggere o ascoltare la rubrica: arrivederci alla prossima!
Per chi volesse saperne di più, ho scritto “Historical Romance Journal – Guida di piacere al Romance Storico”, dove parlo di tutte queste autrici.
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