La malattia di Emily Dickinson è uno dei grandi misteri non svelati della letteratura. Tante le ipotesi, ma qual è la verità?
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Emily Dickinson è stata una delle poetesse di epoca ottocentesca considerate oggi fra i maggiori autori di liriche di tutti i tempi. Su di lei tanto è stato scritto, ma molti sono i misteri ancora non del tutto risolti legati alla sua breve vita e alla volontaria reclusione in cui trascorse molti anni, fino alla morte. Malattie fisiche? Problemi mentali o psicologici? Un amore infelice che ha portato conseguenze sul suo equilibrio psichico? Scopriamo insieme le ipotesi sul mistero della vita e della morte di Emily.
Emily nacque ad Amherst, nel Massachusetts, in una famiglia piuttosto importante per la cittadina in cui viveva. Era seconda di tre fratelli: il maggiore era William Austin e la minore Lavinia. Samuel Fowler Dickinson, il nonno paterno, era stato uno dei fondatori dell’Amherst College, nel quale il padre svolgeva incarichi di prestigio.
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EMILY E GLI STUDI
Gli studi di Emily furono discontinui, probabilmente a causa della salute cagionevole. Dopo aver studiato all’Accademia di Amherst per sette anni, frequentò per un breve periodo il collegio femminile di Mount Holyoke, prima di tornare a casa ritirata dal padre probabilmente per motivi di salute. Si troverà a studiare a casa già dall’adolescenza, avendo lasciato dietro di sé la fama di essere una studentessa brillante e dalla mente vivace.
Il primo incontro con la morte, tema che attraverserà tutta la sua poesia costantemente, arriva con la perdita di una cugina e cara amica, Sophia, nel 1844: il dolore è tale che Emily viene inviata per riprendersi per un periodo a Boston.
Rientrata in seno alla famiglia, Emily riprende gli studi ad Amherst, dove intesse delle salde amicizie con Abiah Root, Abby Wood, Jane Humphrey e Susan Huntington Gilbert — che in seguito sposerà il fratello Austin. Nel 1845 il risveglio religioso che attraversa il Massachusetts giunge anche ad Amherst: un altro tema che diventerà fondamentale nella sua poetica.
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IL RITORNO A CASA
Nel 1848, rientrata a casa, per un periodo Emily visse una vita normale per una giovane della sua età, occupandosi delle faccende domestiche e impiegando il tempo libero nella lettura e nello studio.
A partire dal 1850 la situazione famigliare si complica: la madre, molto amata da Emily, si ammala. Un nuovo lutto colpisce poi la giovane: il preside del college locale, Leonard Humphrey, suo buon amico, muore a soli 25 anni, provocando una seconda crisi di malinconia.
In questi stessi anni Emily stringe un forte legame con Susan, che diventa sua cognata nel ‘56: il matrimonio con Austin, che non si rivelerà molto felice, sarà motivo di ulteriore tristezza per la poetessa, che soffrirà insieme alla cognata per i tradimenti dell’uomo.
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IL VIAGGIO A WASHINGTON
Molti ritengono che la causa della reclusione di Emily sia da ricercare nel viaggio a Washington, compiuto in compagnia di madre e sorella nel ’55: in questo viaggio Emily sembra innamorarsi, in modo platonico, di un uomo sposato. Questa delusione d’amore potrebbe essere la causa della decisione di allontanarsi dal mondo?
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LA RECLUSIONE E LA MALATTIA DI EMILY DICKINSON
Comunque fosse, Emily dopo quel viaggio si ritirò progressivamente fino a non uscire più di casa e, negli anni ’60, nemmeno dalla propria stanza. Scelse di vestirsi solo di bianco, e non lasciò la propria camera nemmeno in occasione dei funerali dei genitori, nel 1874 e nel 1882.
Furono anni di intensissima produzione poetica ed epistolare, in particolare con la cognata Susan. Dopo la sua morte, quando in un baule verranno scoperte tutte le sue carte, sarà rivelata la grandezza della poetessa, vissuta fra quattro piccole mura ma capace di chiudere il mondo intero fra esse.
La prima ipotesi riguarda principalmente disturbi psicologici o mentali. La sua ossessione per la morte e la ferrea decisione di non lasciare la camera ha fatto pensare a molti che soffrisse di forme d’ansia sociale collegate ad agorafobia. Tuttavia, Emily continuò a ricevere visite e a coltivare amicizie nonostante il limite autoimposto.
Si parla, per quanto riguarda il legame con Susan, forse di un legame sentimentale: forse anche in questo si possono ravvisare le cause che portano Emily a chiudersi in casa. La profonda religiosità della donna, unita alla sua spiccata sensibilità, possono aver portato questa amicizia a diventare motivo di un bisogno di eremitaggio.
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LE IPOTESI CLINICHE
Alcuni studiosi propongono invece quadri clinici compatibili con le sue scelte. Lyndall Gordon, nella sua biografia di Emily “Carica come un fucile”, avvalora la tesi dell’epilessia. Era una malattia le cui cause non erano ancora note ed era considerata una tara familiare: i malati venivano tenuti in casa, quasi nascosti, per evitare che la famiglia subisse danno nella reputazione. Nel caso specifico, la malattia di Emily avrebbe rovinato ogni possibilità di matrimonio di Lavinia. La stessa Emily potrebbe non essersi sposata proprio per non rischiare di trasmettere la patologia ai figli.
A che cosa poteva riferirsi Emily in questi versi?
Sentivo un Funerale, nel Cervello,
E i Dolenti avanti e indietro
Andavano – andavano – finché sembrò
Che il Senso fosse frantumato –
E quando tutti furono seduti,
Una Funzione, come un Tamburo –
Batteva – batteva – finché pensai
Che la Mente si fosse intorpidita
Emily Dickinson-
Solo a un disturbo ansioso-compulsivo o a forti emicranie che le impedivano una vita sociale normale? Negli ultimi anni, Emily arrivò a rifiutare d’interagire anche con i familiari, preferendo escluderli persino dalla sua stanza.
Secondo alcune ipotesi, Emily soffriva invece della malattia di Bright, una forma di infiammazione che colpisce i reni e fra i sintomi provoca mal di testa, dolori alla schiena e stanchezza: compatibile con la scelta di non uscire di casa, e con la causa della morte, la nefrite.
Il mondo di Emily, negli ultimi tempi, rimane un mistero.
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