Pensavamo che i lumi del progresso avessero spazzato via per sempre streghe e incantesimi. E invece…
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Nuove e più fini torture erano giunte a colpire le donne: le cure “moderne” per l’isteria, le regole della società, la meravigliosa rivoluzione industriale parte prima e parte seconda. Come poteva ancora esserci spazio per le streghe? Nel frattempo erano sorte nuove figure che, al contrario delle povere streghe cacciate come volpi e cinghiali, erano guardate con timore e rispetto: le medium.
Con mia somma sorpresa, le streghe non hanno smesso di esistere, si sono solo placati i cacciatori e i processi. Era immaginabile che la stregoneria rimanesse viva nei luoghi più isolati, nelle campagne, nei villaggi, dove le tradizioni si mantengono più a lungo insieme alle leggende. Poi ho pensato a quanto ancora oggi si parla di magia di ogni genere e ho capito d’aver peccato di superficialità.
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LE STREGHE NELLA NARRATIVA E NELL’ARTE DELL’800
Uno dei racconti più impressionanti sulle streghe di età vittoriana è Lois la strega di E. Gaskell, che lascia il lettore in una continua suspense. Anche Hardy si cimenta a parlar di streghe, e orridi sabba vengono dipinti quasi con ossessione da Füssli e Blake, mentre streghe fascinose emergono dalle tele di Waterhouse. Nella letteratura per bambini compare il mago di Oz circondato da streghe buone e cattive, presentate come creature magiche e non come esseri umani che praticano la magia.
In questo periodo, il recupero del ciclo arturiano fa vacillare i fan della bella ma perfida Morgana: fata o strega? Nel mondo della magia non esistono schieramenti secondo la morale umana, ma in base a una logica che a noi non è comprensibile.
La strega, nell’800, per l’arte e la letteratura, è questo: fascino del proibito. Non è più solo paura della dannazione, perché è stata superata la linea che la religione imponeva e l’arte sta cercando oltre quella linea — ne è un esempio l’opera di Mary Shelley.
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MADRE CHERGRAVE, LA STREGA DI LODDON
Sì, le streghe in età vittoriana esistevano davvero. Una delle più famose, come ci racconta l’esperto dott. Francis Young, fu la strega di Loddon, nell’East Anglia.
Madre Chergrave (pronunciata “Chegriff”) viveva e si guadagnava da vivere con le sue pozioni in un villaggio nel sud-est del Norfolk, vicino al confine con il Suffolk. La data della sua morte è registrata intorno all’inizio degli anni ‘70 dell’Ottocento.
La sua storia fu registrata per la prima volta da Margaret Helen James (1859–1938) e inclusa nel suo libro Bogie Tales of East Anglia (1891). Chergrave vendeva principalmente ciondoli magici — uno dei quali conteneva una formula per trovare marito — e sembrava avere una certa autorità fra la gente del luogo.
Spesso partiva per lunghi viaggi e da uno di questi tornò in compagnia di una figlia piuttosto grandicella, Mara, di cui sperava fare una discepola. Quando la morte si avvicinò, consegnò alla figlia una scatola con i suoi folletti — descritti come simili a topi con le ali, forse pipistrelli, forse creature soprannaturali capaci di mutare aspetto — e le disse di liberarli. Detto questo, morì. Ma Mara bruciò la scatola, lasciò la casa e cambiò vita: si sposò e non se ne seppe altro.
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DUMMY, LA STREGA DI SIBLE HEDINGHAM
Nonostante già nel 1700 fossero vietate torture e processi sommari, in tutta Europa si trovano sporadici casi molto simili a quelli dei periodi più bui della superstizione.
Dummy, la strega di Sible Hedingham (1788 circa – 4 settembre 1863), era lo pseudonimo di un anziano non identificato che fu una delle ultime persone ad essere accusate di stregoneria in Inghilterra nel XIX secolo. Si diceva avesse poteri magici e che usasse pozioni e incantesimi per compiere il male contro la gente del villaggio. La gente organizzò un tribunale improvvisato e gli emise direttamente la pena di morte: morì dopo essere stato picchiato e gettato in un fiume dai cacciatori di streghe.
Vale la pena ricordare anche il tristissimo caso di Matthew Hopkins, inquisitore del ‖00 noto per aver torturato e messo al rogo più di trecento streghe. Possedeva un ago lungo tre pollici — in realtà retrattile — con cui pungeva le imputate: se non provavano dolore, aveva la prima prova di colpevolezza. Un’altra prova prevedeva un tuffo in acqua: se galleggiava era colpevole, se affondava e affogava era innocente. Difficile non leggervi un elemento di misoginia.
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BRIDGET O’CLEARY
Finiamo col ricordare la povera Bridget O’Cleary, il cui caso meriterebbe un articolo a parte — e infatti lo ha. Qui basti ricordare il suo drammatico martirio, perché quello fu: il marito, convinto che la moglie fosse stata scambiata con una creatura del popolo fatato (non riconosceva più in lei la donnina muta e sottomessa che aveva sposato), la sottopose per diversi giorni a torture. Nell’apoteosi dei rituali pagani per “salvarla”, la lasciò morire fra le fiamme del focolare.
Stranamente, furono proprio i cattolici sotto il regno del papato quelli a subire meno processi. L’inquisizione spagnola e quella tedesca — quest’ultima anglicana — le più terrificanti.
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IL CERCHIO DELLE FATE
Più o meno nello stesso periodo, in America i fatti di Salem e in altre cittadine la paura e il sospetto serpeggiavano fra le case. Ove moriva una gallina, o un bambino aveva la febbre, un intreccio nell’erba davanti a casa potevano generare un crescendo di accuse, paure, follie.
Pura coincidenza fra le date? Una magia? Questa storia merita di essere raccontata per intero.
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