Quello era un luogo che amava, ed era il posto dove si incontrava con Benjamin Blake. Era consuetudine passeggiare lungo l’Arcade per fare acquisti nelle numerose botteghe o, più semplicemente, per scambiare qualche parola con un conoscente. Era il posto ideale in cui incontrare qualcuno per caso senza destare sospetto. Proprio per questo l’avevano scelto come punto di incontro ogni quattro settimane: era il modo per corrispondere a Blake il compenso pattuito per le notizie che raccoglieva al Carnaby Club.
L’avrete riconosciuto, è un brano de Il valzer della libellula.
Da quelle pagine, da quei giorni, facciamo un passo indietro e scopriamo le origini della Burlington Arcade.
🎩 L’ideatore della Burlington Arcade fu George Augustus Henry Cavendish (1754-1834), figlio minore del IV duca di Devonshire. Cavendish affidò il progetto architettonico della galleria a Samuel Ware nel 1815. La Burlington Arcade venne inaugurata nel marzo del 1819.
👑 I Cavendish, duchi di Devonshire, negli anni Venti dell’Ottocento dovettero far fronte al rincaro dei prezzi dei prodotti agricoli e alla tassazione sui possedimenti nobiliari imposta dopo le guerre napoleoniche. Avevano bisogno di reddito stabile, indipendente da quello delle terre.
🏰 Nel 1815, George Cavendish entrò in possesso di Burlington House, già appartenente al patrimonio immobiliare dei Devonshire.
Cosa lo spinse a costruire la Burlington Arcade?
🌹 La versione romantica: decoro e sicurezza.
Insediatosi a Burlington House, Cavendish fece demolire un vicolo adiacente alla casa per questioni di sicurezza: nella stradina, che collegava l’esclusivo quartiere di Mayfair al pittoresco Piccadilly, c’erano continui schiamazzi; i passanti tiravano gusci d’ostriche e animali morti nel parco della lussuosa residenza. Era necessario proteggere il decoro della casa e l’incolumità della famiglia. Al posto di quel vicolo, il lord volle creare uno spazio coperto e sorvegliato dove la nobiltà potesse passeggiare e acquistare in sicurezza articoli di lusso (gioielli, orologi, profumi, abbigliamento, liquori).
🪙 La versione realistica: profitto e prestigio.
George Cavendish occupò Burlington House col preciso intento di realizzare una galleria commerciale. La posizione, tra Mayfair e Piccadilly, garantiva un passaggio costante ed era ideale per lo scopo. Il vicolo confinante con la casa venne demolito per costruire al suo posto l’Arcade. I canoni di affitto dei negozi avrebbero consentito a Cavendish non solo di risanare le finanze della famiglia, ma anche di assicurarsi una rendita stabile e cospicua.
🏛️ I Cavendish incarnavano l’eleganza Regency. La Burlington Arcade doveva riflettere quello stile e raccontare il prestigio della nobile famiglia.
L’architetto Samuel Ware si ispirò al neoclassicismo progettando uno spazio dal gusto sobrio e aristocratico, adeguato ai beni di lusso che si sarebbero venduti nei negozi. La copertura a volta della galleria era in ghisa, con vetrate che sfruttavano la luce naturale. Il camminamento era un rettilineo di 179 metri, largo circa 4. Lungo il corridoio c’erano 72 negozi, 36 per lato, con facciate in pietra chiara, modanature doriche e vetrine basse. La pavimentazione era a mosaico. I due ingressi ad arco con colonne erano simmetrici. Ciascuno era piantonato dai Beadles, i guardiani dell’Arcade.
💂Cavendish non si accontentò di sorveglianti qualsiasi: reclutò ex militari nel reggimento di famiglia, il 10° Ussari.
I Beadles dell’Arcade, austeri signori in cilindro, marsina scura e bastone col pomo d’argento, dovevano far rispettare regole ferree. Era vietato fare baccano, cantare, suonare, correre, aprire ombrelli, trasportare pacchi di grandi dimensioni o entrare con carrozzine per neonati. Soprattutto era vietato fischiare, non solo per l’etichetta: il fischio era il segnale usato dai borseggiatori per avvisare che arrivavano le guardie.
👁️ Mentre i negozi al piano terra vendevano articoli di lusso, si racconta di locali, ai piani superiori, che ospitavano prostitute di alto bordo e loschi traffici. Sembra che esistessero passaggi segreti usati dai clienti dei bordelli per entrare e uscire dalla galleria senza essere visti. I cunicoli potevano servire per la ricettazione di oggetti preziosi da rivendere nelle gioiellerie dell’Arcade, e per la fuga di malviventi che, con la connivenza delle prostitute, commettevano rapine e borseggi.
🪭 Nei decenni successivi all’apertura, la Burlington Arcade si distinse non solo per il commercio: diventò un luogo di passeggio e di incontri galanti. Era un mondo raccolto e silenzioso, lontano dal fango e dal chiasso delle strade londinesi, dove dame e gentiluomini indugiavano davanti alle vetrine scambiandosi parole sottovoce e sguardi carichi d’intesa…
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