Gli anni della Reggenza non furono contraddistinti solo da balli, pic-nic e tè pomeridiani. Era un’epoca ossessionata dall’apparenza, ma attraversata da passioni estreme, eccentricità teatrali e di personaggi che sembrano usciti da un romanzo satirico. Proprio questa miscela di raffinatezza e follia continua a renderla irresistibile ancora oggi. L’epoca Regency inglese (1811-1820, anche se spesso estesa fino agli anni ’30 dell’Ottocento) è ricordata come un periodo di grande eleganza, scandali, duelli verbali, pettegolezzi, eccentricità e libertà sociale sorprendentemente moderna. Dietro l’immagine “alla Jane Austen” c’era un mondo assolutamente più bizzarro: aristocratici che si facevano lucidare gli stivali con lo champagne, donne che collezionavano amanti come trofei, politici dediti alla mondanità più che al governo del regno, duchesse che giocavano somme folli a carte e gentiluomini che diventavano celebrità solo per il modo in cui si annodavano il cravattino.
Le sorelle Devonshire e il gioco d’azzardo
Molte donne dell’aristocrazia Regency erano giocatrici compulsive. La società londinese era ossessionata dal gioco: carte, scommesse, dadi. Le perdite potevano raggiungere cifre astronomiche. Georgiana Cavendish, zia di Lady Caroline Lamb, accumulò debiti giganteschi giocando a faro, un gioco di carte allora di moda. Una volta perse in una sola notte l’equivalente di centinaia di migliaia di euro moderni. Le dame aristocratiche non si limitavano a partecipare: organizzavano veri “salotti del vizio”. Alcune ricevevano creditori in lacrime il mattino dopo aver sperperato fortune la sera prima. Eppure Georgiana era anche un’icona politica e culturale. Faceva campagna elettorale in strada, cosa scandalosa per una donna aristocratica. I caricaturisti insinuavano che comprasse voti con baci. In parte era propaganda misogina; in parte, probabilmente, era vero.
Lord Byron: il poeta che nuotava con un teschio sul tavolo
Byron fu una vera rockstar ante litteram. Bellissimo, zoppo, aristocratico, scandaloso, molto ambiguo sessualmente, ossessionato dalla propria immagine. A Cambridge teneva un orso domestico perché il regolamento universitario vietava i cani ma non menzionava gli orsi. Durante i suoi soggiorni veneziani collezionò amanti a un ritmo tale da diventare leggenda. Si dice che tenesse un registro dettagliato delle sue conquiste (come dubitarne) e che fosse terrorizzato dall’ingrassare: mangiava pochissimo, abusava di aceto e biscotti secchi e si pesava continuamente. Uno degli aneddoti più macabri riguarda il monastero di Newstead Abbey, la sua residenza. Byron vi organizzava cene gotiche con teschi usati come coppe da vino. Alcuni ospiti non capivano se stesse scherzando o vivendo come un personaggio romantico maledetto. La risposta probabilmente era: entrambe le cose.
Jane Austen e la sottile ironia sociale
Anche Jane Austen, spesso immaginata come una tranquilla zitella di provincia, aveva un lato sorprendentemente ironico e pungente. Durante una visita, un conoscente le chiese se scrivesse per denaro. Austen rispose con freddezza glaciale: “Sì, per denaro. E senza denaro non avrei mai scritto.” Era una frase scioccante per una signora dell’epoca. Le donne “rispettabili” non ammettevano apertamente ambizioni economiche. Nei suoi romanzi Austen prendeva in giro continuamente il mercato matrimoniale Regency. In pratica osservava il mondo aristocratico come un’entomologa: madri disperate, ufficiali vanitosi, ereditiere sciocche, reverendi pomposi. Molti contemporanei non colsero quanto fosse feroce il suo umorismo.
I duelli… per questioni assurde
L’epoca Regency amava i duelli quasi quanto il pettegolezzo. Era sufficiente una frase mal interpretata per ritrovarsi all’alba con una pistola in mano. Un episodio celebre coinvolse Arthur Wellesley, l’eroe di Waterloo. Nel 1829 sfidò a duello il conte di Winchilsea perché questi aveva osato insinuare che lui sostenesse il cattolicesimo per ambizione politica. I due si incontrarono a Battersea Fields. Wellington sparò e mancò il bersaglio. Winchilsea sparò volutamente in aria. Dopo qualche formalità, i due si considerarono soddisfatti. L’assurdità è che entrambi probabilmente volevano evitare il combattimento, ma il codice d’onore dell’epoca imponeva comunque la messinscena.
Le “banane” della moda Regency
Le mode Regency erano spesso pericolose o ridicole. Gli uomini portavano corsetti nascosti sotto gli abiti per sembrare più slanciati. Alcuni si imbottivano i polpacci con stoffe e crine per dare l’illusione di gambe perfette. Le donne, invece, indossavano abiti di mussola sottilissima ispirati all’antica Grecia, incuranti dei rigidi inverni londinesi: senza biancheria pesante molte di loro furono vittime della loro stessa vanità, tanto che nacque persino il termine “muslin disease” perché le ragazze si ammalavano seriamente dopo aver passeggiato nei giardini gelidi con vestiti praticamente trasparenti. La moda aveva raggiunto il punto in cui l’eleganza contava più della sopravvivenza termica.
George IV: il re più vanitoso d’Inghilterra
Il Principe Reggente, poi Giorgio IV, era famoso per l’eccesso. Collezionava abiti, mobili, amanti, debiti e pasti monumentali. Da giovane era considerato affascinante; da adulto diventò obeso, imbellettato e pieno di corsetti. Passava ore a scegliere i vestiti e spendeva somme immense in arredamenti orientaleggianti per il Royal Pavilion. Una volta, per apparire più magro durante un evento ufficiale, si fece stringere così tanto nel corsetto da stare male. La cosa più ironica è che il grande arbitro dell’eleganza inglese dipendeva completamente dal giudizio di Beau Brummell, che in privato lo prendeva spesso in giro.
Le cortigiane celebri come influencer
La Reggenza vide anche l’ascesa di celebri cortigiane, figure a metà tra prostitute di lusso e influencer ante litteram. Harriette Wilson diventò famosissima per le sue memorie scandalose. Quando alcuni ex amanti cercarono di impedirne la pubblicazione, lei inviò un messaggio rimasto storico: “Publish and be damned.” (“Pubblicate pure e andate al diavolo”). Le sue memorie distrussero reputazioni aristocratiche e furono lette ovunque. Era gossip politico, erotico e sociale insieme. Per certi versi, anticipava il moderno scandalo mediatico.
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