Carolina di Brunswick arrivò nel nostro paese nel 1814, quando era ancora principessa del Galles, e vi rimase fino al febbraio del 1820, anno in cui diventò regina.
👑 Un matrimonio disastroso
Il Principe di Galles, futuro Giorgio IV, e Carolina di Brunswick si sposarono l’8 aprile 1795. E si detestarono dal primo giorno. Giorgio accettò il matrimonio combinato affinché il Parlamento sanasse i suoi enormi debiti. Inoltre, era innamorato di Maria Fitzherbert, la cattolica sposata in segreto, alla quale aveva dovuto rinunciare per volere del padre. Dopo la nascita dell’unica figlia, Charlotte, la coppia reale visse a lungo divisa da una feroce ostilità, tra reciproche accuse e scandali. Alla fine, gioco forza, Carolina lasciò l’Inghilterra.
🇮🇹 L’esilio dorato
Nell’agosto del 1814 la principessa si trasferì in Italia, dove, a 46 anni, si prese ciò che a Londra le era stato sempre negato: libertà di movimento, visibilità e divertimenti. Tra il 1814 e il 1820 visse a Genova, Milano, Venezia, Firenze, Napoli e Roma nelle dimore più lussuose, circondata da artisti, intellettuali, personaggi eccentrici e alcuni particolari amici. Spese cifre folli, assai lontana dall’austerità britannica. Insomma, si diede alla pazza gioia spudoratamente. Ignorava di essere nel mirino di un’attenta attività di spionaggio inglese.
🎩 La Milan Commission
Tra il 1818 e il 1819, il governo britannico avviò la cosiddetta Milan Commission: un’indagine segreta volta a dimostrare l’adulterio della principessa. L’obiettivo era consentire al Reggente di divorziare da lei e impedirle di diventare in futuro regina. Agenti e informatori la seguirono ovunque e soprattutto a Milano, spiando la sua quotidianità e interrogando la sua cerchia, servitori e conoscenti alla ricerca di indizi di scandalo. L’indagine partì dal presupposto della colpevolezza senza alcun contraddittorio. Le prove furono raccolte secondo criteri discutibili; molti testimoni erano pagati o inaffidabili. Quelle carte sarebbero state usate nel processo del 1820.
⚖️ Il processo
Alla morte di Giorgio III, nel gennaio 1820, Giorgio IV salì al trono e Carolina lasciò l’Italia: era ufficialmente regina consorte. Il suo ritorno a Londra fu accolto da un sorprendente sostegno popolare, ma anche dall’apertura di un procedimento straordinario (Pains and Penalties Bill), che mirava a degradarla privandola del titolo di regina e a sciogliere il matrimonio sulla base delle colpe maturate in Italia. Il processo si trasformò in uno spettacolo pubblico clamoroso che divise il paese. A causa dei disordini civili, il governo ritirò il provvedimento.
💔 Regina nel cuore del popolo
Carolina non fu condannata, ma neppure assolta. Morì nell’agosto del 1821, forse di crepacuore, forse avvelenata, diciannove giorni dopo l’incoronazione del marito, alla quale le fu vietato partecipare. Al suo funerale venne acclamata dal popolo che insorse contro il nuovo sovrano. Per sedare le sommosse, le guardie a cavallo dovettero aprire il fuoco sui manifestanti.
È una regina, ma è anche una donna, e l’Inghilterra non le ha mai perdonato di essere entrambe le cose.
Così scrisse Lord Byron, che simpatizzò per Carolina.
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