Ebbene sì, oltre a essere una scrittrice di romance sono anche una lettrice vorace di questo genere ed è in questa veste che oggi scrivo. Troppo spesso sentiamo la fatidica domanda rivolta da giornali o da riviste del perché, oggigiorno, i romanzi d’amore non conosco crisi, ma continuano a spopolare, tanto che molte librerie ha dedicato intere aree dove si possono sfogliare migliaia di titoli. E io non posso che gioire per questo. Ma torniamo al nostro interrogativo. Credo che la vita di tutti i giorni sia sempre più avara d’amore. Siamo sempre tutti piuttosto indaffarati e incaxxati e perdiamo di vista le cose più importanti: le persone che amiamo. Più o meno, tutti siamo nati da un atto d’amore tra due persone e definire questo sentimento di serie B mi sembra davvero un’idiozia. È come se si dicesse al proprio compagno che la propria relazione è una stupidaggine. Roba da prendere i popcorn e vedere come finisce la discussione. Di sicuro non bene. Ma sto ancora divagando… ritorno di nuovo all’annosa domanda, sperando di tirare fuori una risposta sensata. La prima cosa che mi viene in mente quando penso ai romanzi rosa è “evasione”. Cosa c’è di più bello di rivivere il primo incontro? Attraverso i romanzi, e le storie narrate, viviamo quel momento decine, centinaia o migliaia di volte. Viviamo attraverso gli occhi dei protagonisti le loro aspettative, sentiamo le loro palpitazioni e il loro desiderio crescere. Siamo figlie del “per sempre felici e contenti”, anche se sappiamo che nella vita non sempre è così. Leggiamo romance perché ci piace sognare e vogliamo continuare a farlo anche dopo esserci alzate al mattino e dobbiamo affrontare la realtà di ogni giorno. Leggiamo romance perché è inclusivo. Ci sentiamo di fare parte di una grande famiglia, di quelle rumorose, invadenti ma di cui non puoi fare a meno. Leggiamo rosa perché ci piace rivivere le emozioni del primo amore. Leggiamo romance perché siamo nate con le farfalle che ci svolazzano nello stomaco e il cuore che ci martella forte in petto. Ci sarà un motivo perché i più grandi autori della storia hanno passato anni a struggersi dietro quella giovane che vedevano da dietro la finestra (oggi li avremmo chiamati stalker) o che avevano visto una volta soltanto nella loro vita (sfigati?) Eppure, Leopardi, Dante, Shakespeare, Bronte, per citarne solo alcuni, ci hanno insegnato che le parole possono essere dei potenti conduttori di emozioni. Perché siamo tutti fatti di emozioni e di emozioni viviamo. Emozioni rosa…
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