Su una Falesia, Val di Mello
21 luglio, ore 8,30
Giordano inarcò il bacino mettendolo in baricentro perfetto con i piedi incastrati nella roccia prima di mollare la presa con la mano sinistra e intingerla nella magnesite, afferrò di nuovo l’appiglio e fece lo stesso con la mano destra. Con un movimento secco e deciso mantenne la presa con entrambe le mani, spostò prima una gamba e poi l’altra sugli appoggi che aveva individuato e infine caricò lo scatto verso l’alto per afferrare la stessa sporgenza prima con una mano e poi l’altra. Ristette così, abbarbicato alla montagna come un ragno, con i muscoli tesi nello sforzo di mantenere la presa e il peso del corpo in perfetto equilibrio per non precipitare giù, si godette la sensazione di essere di nuovo solo se stesso.
Niente più Giovanni Prezioso. Niente più sigarette, Fernet Branca, droga e prostitute. Niente di niente: solo lui e la roccia.
Il silenzio a quell’altezza era assoluto.
«Oh!»
Il grido dal basso lo riportò alla situazione contingente. Rispose con lo stesso segnale alla guida alpina che fungeva da compagno assicuratore, poi caricò di nuovo una serie di slanci per arrivare al rinvio. Assicurò i moschettoni di sicurezza e le corde prima di intraprendere un’altra serie di appoggi e appigli per raggiungere la cengia. Fece passare le corde nel secchiello, eseguì i nodi barcaioli per la sosta quindi strattonò le corde come concordato con il compagno per segnalare che poteva intraprendere la salita.
La piattaforma rocciosa gli permise di sedersi per riposare e calmare il bruciore dei muscoli anche se doveva mantenere alta la concentrazione per far salire il compagno di cordata. Cercava sempre di tenersi in allenamento anche quando era sotto copertura, ma non era la stessa cosa. Per arrampicare si usavano tutta una serie di minuscoli muscoli che nemmeno si sapeva di avere, inoltre nessun altro sport allenava il corpo e forniva il brivido del pericolo nello stesso momento. Giordano respirò a pieni polmoni l’aria tersa riempiendosi gli occhi del territorio sconfinato ai piedi della falesia: ne aveva bisogno per ritemprarsi.
La montagna era sempre e comunque la sua risposta a tutto. Stare appeso nel vuoto a decine e decine di metri dal suolo, aggrappato a pochi centimetri di roccia quando anche la presa di un alluce poteva fare la differenza tra lanciarsi verso l’alto o schiantarsi giù, rimetteva tutto a posto e non importava quanta merda gli era passata addosso nelle missioni e negli ultimi anni.
Aveva appena portato a termine il decimo incarico, con pieno successo e per la terza volta aveva ricevuto un encomio. Ogni volta gli sembrava sempre più dura della precedente e anche questa volta era andata così: oltre allo spaccio, i criminali che erano finiti in manette si occupavano anche di prostituzione e altre porcate che preferiva dimenticare di aver saputo. L’unica nota positiva, oltre al fatto che erano riusciti a preservare la sua copertura grazie ad un soggiorno in carcere con alcuni degli arrestati, era che aveva ottenuto degli agganci di prima qualità che avrebbero permesso alla D.I.A. di arrivare al “giro grosso”.
Un rumore inequivocabile lo strappò dalle sue contemplazioni e subito lo sguardo corse lungo la parete. Un elicottero in avvicinamento di solito significava che qualcuno era caduto, ma poi, non riuscendo a vedere nulla di strano nelle cordate vicine, osservò meglio e vide che non era un mezzo di soccorso, ma portava il logo della Polizia.
Cazzo!
Era lì per lui.
Attese che il suo compagno arrivasse alla cengia per spiegargli che doveva scendere subito.
«Non preoccuparti. Vai giù in doppia?»
Giordano annuì. Smontò la sua sosta, preparò i nodi di discesa, lanciò le corde e scese il più velocemente possibile. Appena toccato terra, due agenti lo stavano aspettando.
«Giordano Torrani?» domandarono come proforma.
«Sono io.»
«Deve venire con noi Ispettore Capo. Lasci pure l’attrezzatura, abbiamo l’ordine di portarla subito via, qualcuno recupererà le sue cose e gliele faremo avere.»
«Di che si tratta?» chiese mentre toglieva le scarpette da arrampicata e metteva quelle da trekking.
«Non lo sappiamo, ma gli ordini sono chiari, agiamo su indicazione della Procura di Milano.»
Lo portarono a Milano, all’eliporto trovò il Commissario Capo responsabile della sua squadra che l’aggiornò sull’incarico che doveva eseguire per conto dei procuratori di Mani Pulite, gli consegnò un fascicolo, un numero di telefono e un cellulare. Giordano rifiutò il telefono: aveva il suo personale e preferiva usare quello.
Nel tempo in cui veniva controllato e rifornito l’elicottero che doveva portarlo a Rimini, Giordano lesse i documenti salienti del fascicolo confrontandosi con il suo capo su ciò che comportava un incarico così improvviso.
«Il viaggio durerà circa un’ora mi hanno detto, quando arrivi chiama quel numero risponderà il Vice Procuratore D* in persona, lui ti darà altre indicazioni: non è una nostra indagine questa, non ancora perlomeno. Ha chiesto proprio di te e ha smosso tutta la Questura per farti venire a prendere come hai notato.»
«Già, capito. Aspetti: potete procurarmi tutto quello che sapete su queste due persone?»
Il Commissario Capo guardò i nomi e annuì. «Sì, mi ero già portato avanti chiedendo lumi alla Procura, credo che troverai qualcosa quando arrivi: con tutto quello che sta succedendo hanno il fuoco sotto al culo.»
Giordano annuì e salì su un altro elicottero.
Durante il tragitto fino a Rimini lesse tutto il fascicolo che conteneva una serie di fax. I primi erano alcuni articoli di quotidiani del giorno prima e di quella mattina.
20 luglio 1993 - ANSA ore 10,48
Tangenti Milano: Cagliari morto in carcere – L’ex presidente dell’ENI, Gabriele Cagliari, è morto stamani nel carcere di San Vittore dove era detenuto dal 9 marzo scorso.
21 luglio 1993 - Il Corriere della Sera – Lo sconforto di Martinazzoli di Dino Vaiano (pag. 3)
«Suicidatevi tutti»: un fax gela la DC – Messaggi anonimi in piazza del Gesù il difficile sforzo di non drammatizzare. […] Traspare malinconia nel numero uno della DC. Parla di clima ‘forcaiolo’ nei confronti del partito e sottolinea la necessità di una riforma pacata e serena.
«Nessuna pietà», la parola di Miglio – L’emozione dilaga a Palazzo Madama senza sfiorare i senatori lumbard, mentre il professore scandalizza i colleghi.
La Repubblica - Una vita spezzata di Piero Colaprico (pag. 5)
Non si può morire di tangenti – Di Pietro: è una sconfitta c’era la parola da mantenere. La giornata più cupa e dura per i giudici della Procura di Milano. Nello sfogo di alcuni di loro traspare la critica all’operato di Fabio De Pasquale. Ghitti “Io avevo dato a Cagliari gli arresti domiciliari”. Borrelli “Dolore, profondissimo dolore e pietà”.
Sotto gli articoli c’era la foto sgranata di un uomo e la fotocopia di un documento che ne riportava le generalità, Guido Reni, e lo etichettava come possibile sospettato di collusione e concussione. Proseguendo estrasse la trascrizione di due telefonate arrivate in Procura, una brevissima alle due di notte e una più dettagliata quella mattina presto, allegata c’era la scheda del Vice Ispettore di polizia che le aveva fatte, una recluta per la precisione, tale Gioia De Rossi.
A Rimini trovò i fax promessi dal suo capo e una volante che lo prelevò per accompagnarlo al Commissariato.
Giordano si presentò agli agenti e mentre lo accompagnavano estrasse il telefono dall’astuccio protettivo in cui l’aveva messo durante l’arrampicata, sollevò l’antenna e chiamò il numero.
«Torrani, sei tu? Stai guardando i fax?»
Giordano riconobbe subito l’accento e la voce di Antonio D*. Ci aveva parlato un paio di volte durante l’ultima missione perché, a sorpresa, aveva raccolto delle informazioni che potevano interessare al Pool di Mani Pulite: si era creato subito un rapporto di stima reciproca.
«Sì. Ho già letto tutto. Di che si tratta?»
«Dopodomani Raul G* sarà sentito in Procura, avevamo chiesto supporto a Ravenna per rintracciare e tenere d’occhio uno dei suoi uomini, Guido Reni, ma hanno fatto un casino: l’abbiamo saputo poche ore fa dall’incaricata del pedinamento.»
«Gioia De Rossi.»
«Vogliamo che parli con lei. Afferma che Reni sarà al Banco di Rimini alle 12,00 di oggi. Devi cercare di capire se è un sospetto o una probabilità; se sa qualcosa di utile alle indagini e se, ammesso e non concesso che troviamo Reni, ci sono gli estremi per metterlo almeno in stato di fermo: ha già rimandato due volte il mandato di comparizione.»
«Dottore, posso chiedere perché ha voluto proprio me?»
«Stai leggendo della De Rossi?»
Giordano aveva guardato i fax che riguardavano la Vice Ispettrice: esperienza sul campo zero, ma il suo era un curriculum teorico che neppure lui aveva. «Sì. Davvero straordinaria.»
«Così pare. In qualche modo è riuscita ad agganciare Reni e ora si trova a Rimini in attesa di ordini.»
«Aspetti. Agganciare come? Non si manda una recluta a fare un lavoro da professionisti.»
«Bravo! Invece lei c’è dentro fino al collo e noi non possiamo permetterci di perdere questo aggancio. Come avrai visto ipotizziamo che Reni sappia un sacco di cose, sappiamo per certo che ha avuto rapporti con Gabriele C*.»
La voce del Magistrato si incrinò nel nominare l’ex Dirigente. Giordano tirò fuori uno dei fax: il comunicato ANSA del mattino precedente secondo il quale l’uomo si era suicidato durante la custodia cautelare.
«È una brutta faccenda» proseguì D*. Fece una pausa grave. «Sembra si sia suicidato mettendosi un sacchetto in testa, legato con dei lacci fino a soffocare.»
«Non proprio il classico suicidio» commentò Giordano.
«No. Temiamo che la sua morte provocherà un effetto farfalla che possa mandare a monte tutta l’indagine.»
«E temete altri suicidi.»
D* glissò. «È essenziale che G* si presenti in Procura come da accordi. Reni è da tutti considerato un suo uomo e alcuni indizi lasciano pensare che si stia preparando a fuggire. Conto su di te perché non finisca tutto in una bolla di sapone: sarebbe utile poter incastrare Reni siamo più che certi che ha le informazioni per poter chiudere l’indagine e procedere con le incriminazioni.»
«Ok, ma perché io?»
«Non farmelo dire.»
Giordano capì: la morte di C* poteva non essere un suicidio e in quel caso significava che le illazioni su infiltrazioni mafiose nell’alta finanza italiana in cui si era imbattuto Giordano per caso, avevano un fondamento.
«Non ci deludere Torrani: contiamo su di te» aggiunse prima di chiudere la comunicazione.
Bella rogna pensò Giordano dopo aver riletto il resoconto dell’operazione annullata e poi della ricomparsa della De Rossi che, invece di contattare il suo comando, aveva saltato tutte le giurisdizioni chiamando a Milano e non una, ma due volte. Per un atto del genere rischiava la sospensione se non peggio: cosa c’era sotto?
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