Scritto il 05/06/2026
da ERIKA COTZA


⏱ ~10 min · 1973 parole

«Dimmi!» esclama Viola, facendomi sobbalzare sul divano dove mi sono appena seduta, dopo un viaggio in aereo e uno in auto durato quella che mi è sembrata un'eternità.

«Ciao, eh. Ma avevi il telefono attaccato al sedere, visto che non gli hai dato nemmeno il tempo di squillare?»

«La mia migliore amica sta per partecipare a un reality e non potrò sentirla finché non ne uscirà. Secondo te?»

Sorrido, scuotendo la testa. «Ti voglio bene, Vì.»

«Anche io, ma adesso racconta! Hai visto qualcuno?»

«No, mi hanno rivelato che incontrerò tutti durante la prima diretta.»

«Ma che cavolo, sono curiosissima!»

«Non dirlo a me. Comunque, ho girato il video di presentazione e ora sono nella mia stanza in hotel. È praticamente una reggia, il doppio del nostro appartamento, con un idromassaggio nel bagno!»

«Che figata!»

«Sì, praticamente vivrò lì dentro. Ah, e non ti ho detto che è compreso il servizio in camera. Ho già ordinato di tutto!»

Scoppia a ridere. «Non avevo alcun dubbio.»

«Gne gne gne. Ne approfitto, visto che non so cosa mi aspetterà.»

«Fai bene. E poi? Ti hanno detto altro?»

«No, mi hanno solo ripetuto che dovrò aspettare una settimana, perché devono sistemare le ultime accortezze, e venerdì si inizia.»

«Che ansia!»

«Eh, sì. Non aiuterà per niente attendere qui, senza poter interagire con nessuno a parte te.»

«Quello sarà il meno peggio. La parte dura arriverà dopo.»

Sospiro. «Molto probabile. Odio non sapere quasi nulla, sembra che abbiano paura che qualcuno di noi faccia trapelare qualcosa, visto che lo definiscono il reality novità. Abbiamo firmato un contratto, non possiamo parlare o rischiamo di pagare una mora e l'esclusione dal programma. Pensano davvero che siamo così coglioni?»

«Tu no, ma magari gli altri sì.»

Poso la testa sul bracciolo e fisso il soffitto bianco candido, rimanendo per un attimo in silenzio. Da quando sono partita, sento un dolore fortissimo all'altezza dello stomaco. Credevo fosse ansia, ma ormai sono quasi certa che sia nostalgia.

«Come va a casa?» domando.

«Ti ricordo che manchi da stamattina» mi prende in giro la mia amica.

«Sì, ma sai che non uscivo quasi mai, se non per andare in fabbrica. È il mio rifugio sicuro ed essere lontana mi fa uno strano effetto.»

«Lo so. Tranquilla, va tutto bene. E andrà tutto bene anche quando inizierà il gioco. Continuerò a lavorare in smart working e a farmi portare la spesa fino a casa perché sono nata pigra.»

«Bene.»

«Ti seguirò ogni giorno, lo sai, vero?»

«Sì. E io, sapendo che mi guarderai, sarò felice. Mi mancherai tanto, Vì, non so come farò senza di te.»

«Cercati uno gnocco e datti alla pazza gioia, vedrai che poi non penserai a me.»

Ridacchio. «In effetti, sarebbe un ottimo diversivo.»

Qualcuno bussa alla porta e balzo in piedi come una molla.

«Servizio in camera» sento urlare.

Saluto velocemente la mia amica, poi corro alla porta e guardo fuori dallo spioncino, dove trovo un fattorino vestito di tutto punto.

«Sono qui» dico, seguendo alla lettera ciò che mi è stato detto di fare, ovvero non avere contatti con il personale, se non per le emergenze.

«Le lascio il carrello qui fuori.»

«Grazie.»

L'uomo se ne va e io apro la porta. Tiro dentro tutto e richiudo.

Un ottimo profumino si insinua nella stanza e, poco dopo, comincio a mangiare, realizzando che non buttavo giù qualcosa da ieri sera.

Venti ore senza nutrirmi, credo non sia capitato in tutta la mia vita.

E questo mi fa pensare a nonna Angela, che mi offriva continuamente del cibo perché mi vedeva troppo magra, anche se non lo sono mai stata.

Ma lei era così, diceva sempre che il mio sorriso era diverso quando mangiavo qualcosa di buono. Secondo lei, infatti, è quello che ha attirato così tanti follower nel nostro profilo. Per me, invece, è stata lei coi suoi modi allegri e affettuosi di un'ottantenne bassa e in carne.

Era tutto ciò che avevo.

Tutto ciò che mi era rimasto della mia famiglia.

Dio, quanto mi manca!

 


 

«Buongiorno» sbadiglio al telefono, con una voce che sembra provenire dalle caverne.

Viola scoppia a ridere di gusto. «Ne stai approfittando anche per riposare? Svegliaaa! Sono le undici, signorina!»

«Parla quella che, se non deve lavorare, si avvolge un plaid attorno al corpo e non schioda dal divano.»

«Be', ci sei tu a servirmi e riverirmi.»

Rido, perché è vero. La frase che dico più spesso è: «Visto che sono in piedi, hai bisogno di qualcosa?»

Peccato che io sia sempre in piedi.

«Stronza!»

«Sempre. Allora? Come mai sei ancora a letto? È così comodo?»

«È una nuvola, Vì, il mio è un mattone in confronto. Però no, non è per questo, ma perché ho letto fino a tardi quel romanzo che mi hai suggerito. Visto che non potrò portarmi dietro il Kindle, ne approfitto in questi giorni per recuperare qualche lettura. Solo un libro, tzé! Dilettanti.»

Sogghigna. «Dai, hai comprato quello più grande che c'era in libreria, ne avrai per qualche giorno. Ma quindi ti è piaciuto?»

«Tantissimo. Non riuscivo a fermarmi e l'ho letteralmente divorato.»

«Lo sapevo! Tu e questi amori impossibili… ci vai a nozze.»

«Lasciami sognare, visto che nella realtà non c'è nessuno all'orizzonte.»

«Meglio soli che male accompagnati» recita fiera.

Me lo ripete in continuazione.

«Sì e moriremo zitelle» dico grave.

«Sticazzi! Te lo immagini vivere insieme per sempre? Sarebbe bellissimo!»

«Eh, adesso non esagerare, qui c'è qualcuna che ha bisogno di darci dentro.»

«Ah già, non ti sei portata dietro Falcon» dice, ridendo come una scema.

«Guai a te se ti intervistano e osi nominare il mio vibratore! Morirei d'imbarazzo.»

«Moriresti d'imbarazzo se nominassi quello enorme verde, che ti ho regalato per il compleanno. Falcon è il giusto compromesso.»

Sospiro teatralmente. «Oh, quanto mi manca.»

«Potevi portartelo dietro. Non c'era nessun divieto nel contratto.»

«Sì, certo, già me la immagino la gente da casa: quella deve essere una ninfomane, non riesce a vivere cinque mesi senza il suo vibratore. E poi sì che perderò follower.»

«Io dico che li attirerai. Tutti pervertiti, certo, ma a caval donato non si guarda in bocca.»

«No, grazie, preferisco continuare coi video di cucina, OnlyFans lo lascio ad altre più spigliate di me.»

«Guarda che lì non trovi solo le maialate.»

«Lo so, però mi conosci, anche mostrarmi in costume da bagno mi mette in imbarazzo.»

«Non sei normale, questo è certo. Te lo immagini se fosse una specie di Isola dei Famosi?»

Rabbrividisco. «Oddio, no, non dirlo nemmeno per scherzo! Tutti in costume e morti di fame: un incubo, in pratica!»

«I reality sono così. Devi pensare anche a quell'eventualità» dice perfida. La sento ghignare e sbuffo. «Sei sempre più stronza, amica mia. La lontananza ti fa male.»

«Be', sei tu la buona tra noi due. Quando sei con me mi influenzi positivamente, se non ci sei torno bastarda fino al midollo.»

«Tu credi di esserlo, ma è sincerità.»

«E tu mi vuoi bene comunque. Sei una santa.»

«No, sono solo una persona che apprezza la sincerità, anche se fa male.»

Inevitabilmente, ripenso a nonna Angela e mi si stringe lo stomaco.

Anche lei era come Viola: aveva sempre una parola gentile per tutti, ma se qualcosa non le andava bene te lo diceva rigorosamente in faccia, chiunque tu fossi, anche a costo di risultare antipatica.

Peccato che io sia tutto il contrario.

Odio l'idea di far rimanere male qualcuno con i miei gesti o le mie parole. Anche se dipende dalla persona che mi trovo davanti, perché anche io sono umana.

«Ci sei ancora?»

«Sì, scusa, mi sono persa nei ricordi.»

Passa qualche secondo e Viola sussurra: «Angela sarebbe fiera di te. Dietro quell'innata gentilezza, sei una roccia, Carla, andrai alla grande.»

«Lo spero tanto.»

 


 

«Forse ho scoperto chi è uno dei concorrenti.»

Mi raddrizzo sul letto, rischiando di rovesciare la cena che mi hanno appena portato. «Oddio, è trapelato qualcosa?»

«No, ma ho notato che l'ultimo post di quel ragazzo che seguiamo entrambe, Andrea Russo, risale a cinque giorni fa, proprio quando sei partita tu. E, correggimi se sbaglio, lui pubblica una foto ogni due giorni.»

«Sì. E, in effetti, ha più di cinquantamila follower anche lui.»

«Cinquantamilatrecentonovanta» conferma.

«Quindi rientra nelle regole del programma. Stories?»

«Niente.»

«Strano. Ogni giorno ne metteva più di una decina. Hai provato a dare un'occhiata nel profilo della ragazza?»

«Secondo te? Sono due giorni che tengo d'occhio la situazione. Ho guardato il suo profilo, quello dei parenti e degli amici. Ho provato anche sugli altri social, niente di niente, sembrano tutti spariti nel nulla. E, visto che anche io non posso pubblicare niente prima dell'inizio del gioco, perché sono tua amica, ho fatto due più due.»

«Sei un fottuto Sherlock Holmes!» esclamo, col cuore in gola.

Questa non ci voleva.

Seguo Andrea Russo da quando mi è comparso in bacheca un suo Reel. Era un tutorial su come fare una foto spettacolare utilizzando una sfera di vetro. Da quel momento, anche grazie alla sua bellezza mascolina, non ho più smesso di seguirlo, trascinando anche Viola con me.

«Sì, avrei dovuto fare l'investigatore privato, a quest'ora sarei ricca. Quindi? Che ne pensi? Sei felice?»

«Eh, dipende dai punti di vista. Innanzitutto, non è detto che ci sia.»

«Oh, dai, è chiaro.»

Lascio andare un lungo sospiro. «Sì, lo è.»

«Glielo dirai che hai una cottarella per lui?»

«Ma quale cottarella…» nego l'evidenza, rossa come un peperone. «Lo seguo, mi piacciono le sue foto e basta.»

«A me piacciono le sue foto. Tu lo segui soprattutto quando è lui il soggetto, possibilmente con i tatuaggi, le braccia e i pettorali al vento.»

«Be', sì, è un bel vedere, ma ti ricordo che è impegnato.»

«Da pochi mesi» minimizza.

«Quasi un anno, era settembre.»

Ricordo quel giorno come se fosse ieri, non perché non fossi contenta per lui, ma perché, fino ad allora, speravo di attirare la sua attenzione lasciandogli mille cuoricini durante le dirette oppure mettendogli il like in ogni post che pubblicava.

"Che patetica."

«Ricordi questo, ma non cosa c'era per dolce al pranzo di nozze di mia zia Iolanda.»

Di nuovo con questa storia…

«Zuppa inglese» provo a indovinare.

Ho rimosso tutto di quella giornata, perché mi sono annoiata a morte; infatti, sto sbadigliando in ogni foto che mi è stata fatta. Zia Iolanda si è offesa a morte e Viola, pur divertita, non smette di rinfacciarmelo.

Che imbarazzo.

«Fuocherello.»

«Dimmelo e la finiamo qui» mi lagno.

«No, no, devo continuare a prenderti in giro.»

Sbuffo, spiluccando un po’ di insalata. «Sei fastidiosa.»

«Sì, quando siamo lontane torno una pessima persona, abbiamo già intrapreso questa conversazione. Dimmi cosa ne pensi sulla partecipazione di Andrea e falla finita.»

Strizzo le palpebre, disperata. «Non riuscirò a togliergli gli occhi di dosso. Farò la figura della scema.»

«Farai la figura di una che apprezza un bel corpo e un viso accettabile.»

«Accettabile?» quasi strillo «Ma l'hai visto? È bellissimo!»

«No, non lo è, è solo carino. Ne ho visti di più belli. E anche tu. Però sei cotta di lui e lo vedi con occhi diversi dai miei.»

Ha ragione.

«Merda, merda, merda» ripeto, scuotendo la testa.

Come farò?

Già non sono abituata alle telecamere ventiquattr'ore su ventiquattro, come riuscirò a ricordarmi che ci sono e che non è educato fissare imbambolata un ragazzo impegnato?

«Ma smettila, sei single e non c'è niente di male se lo guardi. Basta che poi non vai oltre.»

«Certo che no!» esclamo, sconvolta. «Non lo farei mai.»

«Lo so, ma sai come sei: ti fai trascinare dagli eventi.»

Viola mi conosce come le sue tasche e sa che, quando c'è di mezzo il cuore, divento una deficiente a livelli estremi.

«È impegnato. Lui non mi guarderà e io non ci proverò per niente al mondo. Non accadrà nulla, Vì.»

Le ultime parole famose.

 





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