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Il giorno dopo, mi sveglio con Jalil nel letto.
A che ora sarà tornato?
Cosa si saranno detti?
Vorrei svegliarlo, ma preferisco lasciarlo riposare.
Sta russando come un trattore, deve essere distrutto, poverino.
Scendo al piano terra e mi metto all’opera, fin quando non si sveglia il nostro bel muratore.
Vorremmo tempestarlo di domande, ma Jalil mette subito le mani avanti dicendo che, se lo desidererà, ce ne parlerà direttamente Andrea.
Peccato che Andre ci raggiunga in tarda mattinata e quando ci saluta con un sorriso spento e il volto stanco, non ci sembra il caso di fare gli impiccioni.
Gli metto davanti al naso un piatto strapieno di pasta al sugo che ho preparato personalmente stamattina e lui mi ringrazia dolcemente.
Mangiamo, parlando di Philip e di quanto sia stato indispensabile per noi in questi mesi. Meritava di arrivare in finale, o almeno come semifinalista, e ci dispiace troppo che non sia qui con noi.
Speriamo di renderlo orgoglioso e di non uccidere le piante che ci ha aiutato a curare amorevolmente.
Non ce lo perdonerebbe mai.
Ridiamo all’idea dei rimproveri che ci farà fuori di qui se, dopo tutto questo tempo, rovinassimo lo splendido lavoro fatto.
Finiamo di sparecchiare e Andrea esce fuori per prendere aria.
Lo osservo dalla finestra della cucina e mi sento triste per lui.
Vorrei cercare di farlo stare meglio, ma non saprei come fare a parte preparargli ciò che gli piace.
E ho subito un’illuminazione.
Decido così di mettermi all’opera e, quando rientra in casa per cenare in nostra compagnia, trova una fantastica porzione di parmigiana alle melanzane ad aspettarlo.
Certo, senza poter friggere non è la stessa cosa, ma modestamente è davvero buona.
Andrea sembra ritrovare il buon umore e, quando tutti ci alziamo dalla tavola, mi porta nel salotto per parlare da solo con me.
Mi abbraccia stretta a sé e, all’orecchio, mi ringrazia per questo regalo.
Tum tum tum.
Il mio corpo reagisce in automatico a questa vicinanza e mi viene subito la pelle d’oca.
Andrea se ne accorge.
Le sue dita sfiorano lentamente la momentanea ruvidezza delle mie braccia e i suoi occhi si incatenano a questo suo stesso movimento, come incantato da ciò che riesce a farmi provare.
«Dammi qualche giorno per riprendermi, poi giuro che parleremo.»
Annuisco, senza un briciolo di fiato in corpo.
Tum tum tum.
Mi bacia la tempia, poi mi augura la buonanotte.
«Buonanotte, Andre» sussurro.
Ben dieci giorni dopo, Andrea mi chiede di seguirlo nella Secret, quando ormai, devo ammetterlo, mi ero messa l’anima in pace.
«E quindi eccoci qui» commento, per stemperare la tensione dovuta allo stare soli per la prima volta dopo quella che mi è parsa un’eternità.
Fisso il panorama attraverso la vetrata, poi il conto alla rovescia che segna nove minuti e quaranta secondi rimanenti.
«Sì», risponde lui portando due dita sotto il mio mento, per poi voltare il mio viso verso il suo. «Sono single, Carla, sai cosa significa?» bisbiglia a qualche millimetro dalle mie labbra.
Tum tum tum.
Lo guardo con gli occhi spalancati e lui mi scruta divertito, prima di posare piano la sua bocca calda sulla mia.
Tum tum tum.
Tum tum tum.
Tum tum tum.
I battiti del mio cuore triplicano la velocità, mentre ci baciamo prima con dolcezza, poi con urgenza.
Tum tum tum.
Mi sento come se mi trovassi di fronte al camino, col fuoco che mi scalda il corpo dopo essere rimasta a lungo fuori al freddo.
Tum tum tum.
Le nostre lingue si incontrano, si scontrano, e sento che non potrei più vivere senza questo.
Senza di lui.
Ne ho bisogno come l’aria che respiro.
E questa consapevolezza mi mozza il fiato. Mi terrorizza.
Si è lasciato con la ragazza, questo è vero, ma io cosa rappresento per lui?
Cosa prova per me?
Lo fermo posandogli le mani sul petto e spingendolo appena indietro.
Prima dei baci, prima di tutto, ho bisogno di avere chiara la situazione.
Devo capire fino a quanto posso illudermi che diventi il mio per sempre.
«Carly» ansima e una fitta al basso ventre mi fa bagnare gli slip.
Ho talmente voglia di lui, di sentirlo dentro di me, che è un miracolo se non sono già nuda.
Il timer segna un minuto e mezzo.
“Merda!”
Il tempo è volato.
«Dobbiamo parlare…»
«Nella mia stanza» risponde, spostando le labbra sul mio collo e le mani sul mio seno. I capezzoli turgidi quasi bucano la stoffa del reggiseno e della maglietta, desiderosi di farsi toccare per la prima volta da lui.
«Ma ci sono le telecamere» protesto, sentendo tanti piccoli brividi lungo tutto il corpo.
“Non mi distraete, maledizione!”
«L’ho già raccontato a Jalil. Sanno tutto» rivela, riprendendo l’eccitante attacco nei miei confronti.
«Ah», gemo arrendendomi ai suoi baci e alle sue carezze finché non scade il tempo, poi, mano nella mano, ci rifugiamo nella sua camera.
Ci mettiamo comodi e Andrea, tenendomi fra le sue braccia e rigirandosi i miei capelli tra le dita, comincia a raccontarmi di aver scoperto i tradimenti di Vittoria già da gennaio. La prima volta l’ha trovata a letto col suo ex, lo stesso Fabio che hanno nominato durante la puntata e, dopo una lunga e intensa discussione dove lei gli chiedeva di perdonarlo perché era pentita di ciò che aveva fatto, lui le ha dato una seconda possibilità.
«Ero convinto di amarla» aggiunge. «Anche se non avevamo nulla in comune. Litigavamo spesso ed era sfiancante andare da lei dopo una faticosa giornata lavorativa. Sembrava che mi aspettasse, sì, ma che poi non vedesse l’ora di mandarmi via dal suo appartamento. Era sempre triste e nervosa e scattava per un nonnulla.» Sospira. «Poi Fabio le ha chiesto di lavorare come assistente nel suo studio dentistico e io, nonostante sentissi che mi avrebbe tradito ancora, le ho dato la mia benedizione. E lì è rinata, tornando la ragazza spensierata di cui mi ero innamorato. Fabio la rendeva felice e mi sentivo un fallito perché io non ci riuscivo pur impegnandomi al massimo.»
Percepisco il dolore che prova e sentirlo parlare così mi fa male al cuore.
Come può avergli fatto questo?
Perché non l’ha lasciato, senza doverlo per forza trascinare in questa relazione che li stava annientando entrambi?
«Ed è anche grazie a questa situazione, che ho deciso di partecipare a questo gioco» va avanti, dopo una piccola pausa. «Speravo che in questo modo patisse la mia mancanza. Che riflettesse su di noi. Io l’ho fatto quando ho iniziato a provare attrazione verso di te e ho capito che quello che sentivo nei suoi confronti non era più amore. Quella era abitudine. Quello era voler vincere a tutti i costi e il premio era una donna che non sarebbe mai stata del tutto mia.» Bacia la mia tempia. «Ti assicuro che, avendo realizzato questo, è stato difficile esserle fedele. Se lo sarebbe meritato, certo, ma non volevo imitare ciò che mi aveva fatto. E non volevo che la gente da casa mi dipingesse per ciò che non sono. Mi ero ripromesso di chiudere non appena fossi tornato alla realtà, poi ti avrei cercato.»
Tum tum tum.
Mi volto all’improvviso. «Davvero?»
Scosta un ciuffo dal mio viso e sorride con dolcezza. «Sì. Tu mi fai sentire vivo, Carla.»
Tum tum tum.
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