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BURRO
Il sapore del burro è la prima cosa che sento, la pasta friabile mi si sbriciola sulle labbra, il dolce dello zucchero indugia sulla punta della lingua, mentre il retrogusto leggermente salato della sfoglia mi lega il palato… oh, e il cuore di ricotta e cioccolato fuso che mi riempie la bocca! Questa sfogliatella è un’estasi dei sensi, Lorenzo sa sempre come farmi felice.
«Ne vuoi un’altra?»
Magari! «No» sospiro, «altrimenti le cose che comprerò oggi domani mi staranno piccole.»
Scuote la testa. «Ti fai un sacco di problemi per niente. Sei sicura?» Annuisco ammaliata dai suoi adorabili ricci a cavatappi che danzano con il suo scetticismo, vorrei affondarci le mani, ma non è il caso visto che sono appiccicaticce. «Allora vado a pagare.»
Lo seguo con lo sguardo e questa volta il sospiro che emetto è di felicità pura: è così bello e tanto sexy. Dio, è fantastico e io lo amo da impazzire!
Così come mi fanno impazzire queste giornate di ferie che ci prendiamo, solo io e lui, per fare shopping compulsivo nei nostri negozi preferiti. Dentro e fuori dai camerini a provarci tutto quello che ci piace, a ridere come pazzi e chissenefrega se sembriamo ancora gli adolescenti di tredici anni fa, quando ci siamo messi insieme.
Bevo l’ultimo sorso di cappuccino, raschio la schiuma dalla tazzina, e intanto cerco l’oroscopo sul quotidiano.
Non fidatevi degli Acquari e state attenti agli Scorpioni.
Per un attimo è come se mi avessero spenta, davvero una doccia fredda che non mi aspettavo: Lorenzo è uno Scorpione. Guardo verso la cassa, per rassicurarmi… Non c’è.
Mi alzo, guardo in giro: dov’è?
Fuori. Al telefono. Possibile che dal lavoro non lo lascino mai in pace? Un giorno, accidentaccio, un giorno di ferie senza che gli rompano le scatole, perché non ne abbiamo diritto?
Esco, lui chiude la chiamata brusco e caccia il telefono nella tasca dei jeans.
«Tutto a posto?» chiedo, non sarebbe la prima volta che interrompe il giorno di ferie per qualche casino da risolvere.
«No» tenta di sorridere, ma gli occhi restano seri.
Ok, ok, ok. La nostra giornata è appena iniziata, me lo dice sempre che sono troppo superstiziosa, e sono sicura che oggi ha ragione… In fondo in fondo - veramente molto in fondo, lo riconosco – so benissimo che gli oroscopi sono delle sciocchezze. Insomma, non può essere che migliaia, se non milioni, di persone con nascita, aspirazioni e storie di vita totalmente differenti siano accomunate da uno stesso tracciato scritto nelle stelle, no? Sarebbe assurdo!
Prendo il mio Scorpione a braccetto, lo bacio e lo guardo con intenzione finché la ruga che gli solca la fronte non si spiana.
«Allora, da dove cominciamo?» domando sorridente.
Lui si stringe nelle spalle e mi segue docile.
Lo trascino un po’ qua, un po’ là. Alcune vetrine hanno ancora degli articoli in saldo ma molte hanno già i capi della nuova stagione e i colori sono assolutamente deliziosi, Lorenzo però è apatico.
«Lo, guarda!» Gli indico la vetrina di un’oreficeria. Ad attirare la mia attenzione è stato un collier a forma di catena: per farlo devono aver usato una decina di lingotti d’oro. È molto tamarro però gli altri gioielli nella vetrina sono deliziosi, c’è anche un espositore di De Beers che attira lo sguardo però i cartellini riportano cifre da far tremare i polsi.
«Dobbiamo solo guardare oppure vuoi anche provarti qualcosa?» sbotta all’improvviso.
Strappo lo sguardo da quel tripudio di brillanti. «Volevo andare da Cherchez» rispondo un po’ imbambolata. Gli indico il negozio successivo.
«Allora andiamo.»
Si dirige lì, il mio braccio si sfila dal suo, resto sola per un attimo, impalata davanti alla gioielleria più cara della città, e mi chiedo se, quando e dove ho sbagliato qualcosa.
«’Tina! Entri o no?»
Entro-entro, ma sono poco entusiasta.
La musica è soffusa e tutto è lucido come i vetri e gli specchi illuminati ad arte. Mi calmo un po’. Chercez la femme et l’homme è il nostro negozio preferito, hanno le migliori marche per uomo e donna e siamo talmente di casa che di solito ci serve la proprietaria.
Di solito. Oggi non c’è, ci informano. Respiro profondamente per mantenermi in equilibrio: non voglio che questa giornata, la nostra giornata, sia un fallimento.
Lorenzo è nel reparto uomo, sta guardando le novità della stagione e ha in mano una polo arancione che gli starebbe da Dio… La giovane commessa mi guarda sorridente come un cagnolino in attesa di essere portato fuori.
«Avrei visto quel completo in vetrina…» dico tanto per dire qualcosa, in realtà non mi convince il colore, ma se voglio che la giornata prenda la piega giusta devo fare la mia parte, il che significa che devo provarmi qualcosa e poi incontrarmi con Lorenzo per rimirarci come se io fossi il suo specchio e lui il mio: è bello guardarsi con gli occhi l’uno dell’altra.
Quando sono nel camerino però, per prima cosa, tiro fuori il cellulare e consulto l’APP con l’oroscopo in tempo reale, magari è una questione di pianeti in transito che fanno casino, insomma una situazione passeggera che, si spera, finirà entro la mattinata… Solo che in quest’accidenti di buco il 4G non prende!
Non mi resta che vestirmi con quest’orribile completo color sabbia, da fuori la commessa blatera sui colori vivaci delle magliette da abbinarci e me ne passa una… fucsia.
Me la metto davanti al petto. «Posso chiederle di che segno è?» domando.
«Come?» risponde affacciandosi un attimo.
«Qual è il suo segno zodiacale?» le chiedo guardandola dallo specchio.
Lei, fissandomi a sua volta, indugia un attimo sui miei capelli castano-rossicci, sul mare di lentiggini e la pelle bianco latte: non può non notare che il fucsia fa a pugni con entrambi.
«Non me ne intendo ed è complicato. Hanno segnato il 21 gennaio a mezzanotte e cinque, ma mia madre giura che sono nata prima, perciò mi festeggia il 20. Le sta bene» esclama accennando al fucsia.
Evidentemente non è solo di astrologia che non si intende, ma non ho voglia di discutere con un probabile Acquario mancato, perciò mi metto la maglietta, tanto sono sicura che io e Lo ci rideremo sopra, mi sbrigo a infilare anche la giacca e… ta-dan!
Esco smagliante, ma Lorenzo non c’è.
Guardo la commessa che sorride sciocca e mi ripete che sto proprio bene… come no!
Ok, vado da lui. No, non ci vado, lo intravedo dalla vetrina: è fuori, dall’altra parte della strada, è ancora al telefono e discute con veemenza, probabilmente lo staranno sentendo fino in piazza, ma qui, dentro al negozio, io no, non lo sento… È dalla telefonata dopo colazione che è distante, distratto, scocciato.
E adesso anch’io, accidenti!
Vado fino all’ingresso, spalanco la porta incurante dei richiami della commessa. Lorenzo mi vede, si gira dall’altra parte. Lo raggiungo quando ha già nascosto il telefono nella solita tasca.
Sono arrabbiata, ma non so cosa dirgli, ho afferrato giusto due parole - “non insistere” - che non mi sono piaciute per niente, vorrei chiedergli spiegazioni ma lui mi prende il viso tra le mani e mi bacia.
Quando mi bacia non capisco mai niente e mi sciolgo, letteralmente. Mi gira la testa, devo aggrapparmi a lui e poi resterei per sempre lì, a respirare il suo profumo.
«Fatti vedere.»
Scuoto la testa sfregando il naso sulla sua camicia. Si stacca, mi guarda tutta, dalla maglietta fucsia ai piedi scalzi, arriccia il naso.
«Non è un granché, prova qualcos’altro.»
«No. Andiamo a casa.»
«Non vuoi più fare shopping?»
Lo vorrei invece, tantissimo, vorrei provare colori assurdi e ridere con lui, baciarlo ancora, farmi stringere, beccarlo nel camerino con i pantaloni mezzo calati e prenderlo in giro, pranzare con una pizza al taglio bisunta e leccare lo stesso gelato, ma ormai la nostra giornata è stata rovinata e vedo nei suoi occhi che lo sa, e sa anche perché.
«È per il lavoro?»
Mi guarda, sembra sul puto di dire qualcosa, ma poi scrolla le spalle e fissa un punto qualsiasi della strada. «Forse devo partire. Domani.»
Lo dice fissandomi dritto negli occhi, con quel tono deciso che non ammette contradditorio. Sul lavoro funziona benissimo, quando lo usa tutti fanno sempre come dice lui, anche il suo capo raramente osa contraddirlo, ma io invece mi irrito: sono la sua ragazza, non chissà-chi. «Domani è sabato» ribatto.
«Lo so. L’alternativa era stasera stessa, ho mercanteggiato per avere oggi libero.»
E l’ha fatto per me, per noi. So quanto Lorenzo ami il suo lavoro e quanto è importante per lui. L’irritazione svanisce.
«Quando torni?»
«Domenica prossima.»
Due weekend senza di lui, penso desolata.
«Allora andiamo a casa?» domanda, indicando il negozio e avviandosi.
Fisso per un attimo la sua schiena prima di seguirlo: c’è qualcos’altro, lo sento.
Non fidatevi degli Scorpioni.
Invece lo faccio, mi fido di lui, perchè è l’amore della mia vita, in bocca però sento il sapore acre e rancido del dubbio, del burro andato a male, quello morbido e vellutato della sfogliatella è solo un ricordo ormai.
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