ZUCCHERO
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Io e Lo ci conosciamo dalle medie, eravamo compagni di classe, ma la scintilla è scoccata più avanti, in seconda superiore.
Era un classico pomeriggio di ozio di metà quadrimestre, quando l’inverno è alle porte e non c’è niente da fare se non trovarsi nella tavernetta di qualcuno a guardare film idioti o a inventarsi altre cretinate tipo il sempiterno gioco della bottiglia.
«Lollo, di’ alla Vale di farne almeno tre ciotole!»
Chi non voleva buttarsi nella mischia finiva ai fornelli a produrre popcorn per tutti, non che la cosa mi dispiacesse, ho sempre adorato cucinare, e soprattutto non mi andava di distribuire baci come caramelle nella speranza che il destino - la bottiglia - indicasse l’unico che mi piaceva davvero: che valore avrebbe mai avuto un bacio ricevuto in quel frangente?
«Ho capito, puoi tornare di là» avevo detto sentendo Lorenzo entrare nel cucinotto. Non volevo guardarlo perché mi sentivo la faccia in fiamme e temevo che una semplice occhiata alla mia giugulare avrebbe tradito la mia agitazione; era da un po’ che la sua vicinanza mi mandava in fibrillazione.
«Preferisco aiutarti, tieni.» Mi era accanto, appoggiato al piano di granito grigio della cucina, potevo sentire il suo profumo: Dio, avrei potuto morirci avvolta in quel profumo!
Mi porgeva qualcosa, quando me ne accorsi afferrai il pacchetto pensando a come fare per non morire davvero di imbarazzo perciò solo dopo averne preso un pugno mi accorsi che non si trattava di sale ma di zucchero, lo guardai stupita.
«A me piacciono dolci» ha sussurrato con la sua voce calda di velluto.
Anche a me i popcorn piacevano di più con lo zucchero, e mi piaceva lui. Tutte le altre andavano in brodo di giuggiole per ragazzi più brillanti e, soprattutto, motorizzati, anche se alcuni più che esserlo si atteggiavano. Io invece apprezzavo proprio il fatto che Lorenzo fosse sempre lo stesso ragazzino conosciuto in prima media con il sorriso facile, la battuta pronta e quei suoi ricci indomabili e refrattari a qualsiasi moda che portava lunghi, come la cresta criniera di un leone.
«Lollo, ricomincia il giro!»
Lo chiamavano così perché era sempre gentile e privo di malizia, ma a me quel soprannome non piaceva e così lo avevo ulteriormente abbreviato in Lo.
«Io non gioco» ha gridato prima di avvicinarsi di più a me. In preda al panico non avevo trovato di meglio che fissare la ciotola, anche se ogni fibra del mio essere era concentrata sul suo fiato che si insinuava tra i miei capelli e mi accarezzava il collo esposto. «So da solo chi voglio baciare, la domanda è: lei vorrà baciare me?»
Girai di scatto, era a pochissimi centimetri dalla mia bocca e sono convinta di aver urlato a pieni polmoni che sì, volevo baciarlo, ma Lo, quando ricorda il nostro primo bacio, dice che io avevo solo chiuso gli occhi e zuccherato lui invece dei popcorn… e forse ha ragione ed è per quello che fin da subito le sue labbra mi sono sembrate la cosa più dolce che esistesse, anche più dello zucchero.
E continuo a pensarlo, non ne ho mai abbastanza dei suoi baci e dei giramenti di testa che mi provocano.
«Andiamo in camera» sussurro mentre siamo ancora in piedi nell’ingresso di casa.
In fondo questo è molto meglio dello shopping.
È nel tragitto fino alla camera che sento il ronzio del suo cellulare e subito dopo la suoneria, insistente e odiosa, che identificai numeri del lavoro.
Non rispondere, lo supplico con gli occhi.
Esita, ma poi cede, prende il telefono e guarda chi è. Mi chiede scusa mentre striscia lo schermo con un sospiro.
«Andrés» risponde, «estoy de vacaciones. Podemos hablar mañana?»
Evidentemente no, non possono parlare domani, perché Lo si allontana, raggiunge l’angolo del salotto dove ha installato la sua postazione di lavoro e si mette le cuffie per poter parlare e digitare sulla tastiera.
Io mi rifugio in cucina, prendo il tablet e cerco su internet i dettagli dei transiti odierni per capire che accidenti sta succedendo e se c’è la speranza che la giornata migliori.
Dopo oltre un’ora sono definitivamente convinta che oggi è una giornata di m... Va bene, devo calmarmi e non essere scurrile. Astri, pianeti e pure i satelliti introdotti dalle nuove teorie astrologiche, tutti ce l’hanno con i Pesci questa settimana. Insomma Lorenzo se ne va e mi lascia sola nel bel mezzo di un cataclisma siderale. Ammesso che parta davvero per un viaggio di lavoro, Venere che transita nel suo segno farebbe pensare che dietro possa esserci altro.
Ok, è il momento di chiudere tutto e smetterla di ingozzarmi di Tic-tac, le compro e le nascondo nello scaffale degli ingredienti per i dolci, mi sono necessarie per calmare gli attacchi di ansia da oroscopo, ed è il momento di passare a qualcosa di più sostanzioso: ho veramente fame adesso.
Mi affaccio al salotto dove, in un angolo, abbiamo allestito la postazione di Lo, nel caso debba lavorare da casa ed essere reperibile.
È ancora al telefono, ha tre finestre aperte e parla un po’ in spagnolo e un po’ in inglese, mi fa l’occhiolino e come per magia tutto torna a posto.
Vorrei ancora buttargli le braccia al collo e baciarlo, come tredici anni fa abbondanti, assaporare di nuovo la sua dolcezza - oggi ci siamo baciati veramente poco - ma lui corruga la fronte e ricomincia a discutere con i colleghi.
Torno in cucina e prendo il barattolo dello zucchero di canna integrale, lo apro e ne estraggo un grumo abbastanza grande da essere mangiato e sciolto lentamente sulla lingua. Cerco di convincermi che questa giornata, invece di essere la zolletta perfetta di zucchero bianco e raffinato che avevo immaginato, sia come questa, brutta e imperfetta a vedersi, ma ugualmente dolce e ricca di tanti altri sapori.
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