Scritto il 03/06/2026
da ELEN T.D.


UOVO

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Mia nonna diceva sempre che le uova curano tutti i mali e che in casa non devono mancare mai. Ti senti stanca? Un bel zabaione e via. Non hai voglia di cucinare? Quattro uova sbattute, un po’ di cipolla e la cena è pronta. Se invece vuoi sbizzarrirti, servono ovunque… per la pasta, per i secondi, per le torte e chi più ne ha più ne metta.

Prezioso consiglio della nonna: tenere sempre l’occorrente per cucinare in grande stile, “che a calare si fa presto”. Per esempio, nel nostro frigorifero non manca mai l’occorrente per preparare la carbonara e, modestamente, la mia è ottima e il merito è delle uova: devono essere rigorosamente fresche. Naturalmente anche gli altri ingredienti devono essere freschi, guanciale, pecorino dop, pepe e un pizzico di noce moscata.

Preparare la carbonara è un’arte, anche il più piccolo dettaglio è importante per la buona riuscita del piatto. Il guanciale deve essere tagliato grosso, ma non troppo, va cotto a fuoco lento e abbrustolito come si deve. Il pecorino deve essere ben stagionato e grattugiato fine. Le uova, importante, vanno sbattute con delicatezza ma senza l’albume e devono essere amalgamate a tutto il resto con un poco di acqua di cottura: guai a usare panna o latte!

È un po’ come una relazione, tante buone intenzioni singole, una volta mescolate assieme, non è detto che creino una coppia stabile e affiatata.

Per esempio, io e Lorenzo amiamo il cinema, solo che io guarderei tutti i film in costume in circolazione, lui tutti i film horror, e così, mentre lui si fa una full immersion di sgozzamenti stravaccato sul divano, mangiando popcorn caramellati, io approfitto delle commedie al cinema per uscire con le amiche, che altrimenti si sentirebbero trascurate.

Amalgamare è la parola chiave. L’uovo deve avvolgere la pasta, il pecorino deve stemperarsi e unirsi al guaciale, pepe e noce moscata devono esaltare il sapore del tutto.

In tredici anni ci siamo amalgamati perfettamente, davvero. Terminato l’ITIS Lo non era sicuro di voler continuare a studiare e ha accettato un tirocinio per diventare un tecnico di piattaforme offshore. Io, invece, ho proseguito iscrivendomi a Ingegneria. Quando Lo ha capito che una laurea triennale gli avrebbe permesso di far carriera si è iscritto anche lui e abbiamo studiato insieme, di sera, all’epoca c’era ancora Skype. Io mi sono laureata un anno prima e in seguito l’azienda dove Lorenzo lavorava mi ha assunto in prova all’ufficio acquisti. Così quando abbiamo ottenuto, io il contratto a tempo indeterminato, e lui l’occasione per far carriera, gestendo una branca del reparto assistenza, ci è sembrato naturale comprare un appartamento per viverci insieme.

Anche casa nostra fonde perfettamente i nostri gusti e le nostre passioni: nella libreria i miei romanzi rosa si mescolano ai suoi fumetti di Dylan Dog e tra i vecchi DVD, rigorosamente disposti in ordine alfabetico, L’esorcista è subito prima de L’età dell’innocenza; l’impianto surround, in salotto, fa sembrare casa nostra uno stadio quando gli amici vengono a vedere la partita e in cucina tutti gli elettrodomestici possibili e immaginabili - compresa la macchina per fare i popcorn - se ne stanno allineati nella mensola a giorno pronti per essere usati dalla grande Chef, cioè la sottoscritta. Abbiamo avuto soltanto un attimo di stallo nel decidere la suddivisione dell’armadio a otto ante, ma poi Lo si è reso conto che gliene bastavano tre scarse e che le sue polo potevano convivere con coperte e lenzuola mentre le mie camicette no.

«Butto gli spaghetti, va bene?» gli urlo dalla cucina.

«Ok.»

Mi giro di scatto, è sulla soglia. La carbonara è uno dei suoi piatti preferiti, glielo cucino per questo: è il mio modo per dimostrare coi fatti, non solo con le parole, quanto lo amo.

Mi guarda pensieroso, mi aspetto che mi abbracci, che mi dica anche lui quanto mi ama dichiarando, senza dirlo, che gli piace che cucini per lui, invece trasale e tira fuori il cellulare dalla tasca, corruga la fronte e digita furioso.

Mi dedico agli spaghetti. Con la coda dell’occhio lo vedo girarsi e uscire.

«Lo, è pronto tra meno di dieci minuti!»

«Ok. Mi sbrigo subito.»

Si sbriga? Perché, cosa deve fare?

Chi gli ha mandato un messaggio?

La pasta sta per scuocere, devo scolarla. La butto nella padella, la faccio saltare prima di rovesciarci sopra la salsa. Adesso c’è il momento più delicato, quello in cui tutti gli ingredienti, perfettamente amalgamati, devono fondersi con gli spaghetti, avvolgendoli.

«Glielo dico quando torno!»

Le parole mi arrivano come una frustata. Dovrei restare qui a mescolare gli spaghetti, finché il pecorino non si scioglie creando una crema golosa ma, come una falena attirata dal calore della luce, tolgo la padella dal fuoco ed esco in corridoio: la porta di ingresso è semiaperta, fuori Lorenzo sta parlando con qualcuno.

«Non ci riesci a farmi sentire in colpa. Sono incazzato nero: o tutto o niente!»

È ancora Lo che parla, ma con tono più moderato. È fuori dal mio campo visivo e di certo non si è accorto del movimento capriccioso della porta che si è completamente aperta.

«Non sai cosa mi è costato avere quel tavolo per oggi!»

La voce mi giunge forte e chiara, la conosco, la conosco molto bene.

Mirella.

Il tono è quello tipico di quando le cose non vanno come vuole lei: acido e cattivo, esattamente come tredici anni fa…

«Valentina, che fine hanno fatto i popcorn?»

La voce, il tono, il fatto che fosse lei, Mirella, la più in del gruppo, dell’autobus, della città (!), mi aveva fatto trasalire e nel lampo di un secondo avevo messo fine al bacio (il mio primo fantastico bacio con il ragazzo più stupendo del pianeta) e desiderato essere inghiottita da una voragine. Sull’orlo di una crisi di panico, da rosso pomodoro ero diventata bianco straccio.

«Li stavamo zuccherando» aveva risposto tranquillo Lorenzo lasciando cadere le braccia che, fino a poco prima, mi avevano tenuto stretta. Mi ero rintanata nell’angolo più lontano del cucinotto, incapace di emettere una sillaba e pericolosamente vicina a morire di vergogna.

Mirella si era avvicinata col suo passo da top model che, anche adesso, non manca mai di agganciare gli sguardi maschili al bordo inguinale delle sue minigonne.

«Vedo» aveva detto fissando i ricci di Lo cosparsi di granelli, poi aveva afferrato la ciotola e guardato me sibilando: «Ti sei presa il migliore, almeno non rovinarmi i popcorn».

Torno in cucina sconvolta. Adesso a essersi rovinata è la mia carbonara. Le uova sono ingredienti delicati, vanno trattate nel modo giusto: il ritmo sbagliato e la maionese impazzisce, se l’albume non monta bene addio meringhe e pan di spagna, se le cuoci troppo la coque diventa verde, l’occhio di bue si lessa e la carbonara diventa grumosa.

I pochi secondi in cui le ho abbandonate sono stati fatali. Cerco di rimediare rimescolando gli spaghetti e aggiungendo un po’ di acqua, ma niente... l’uovo si è solidificato e gli spaghetti si stanno asciugando, ora che li avrò messi nei piatti diventeranno compatti. L’armonia dei sapori è persa.

Torno in corridoio decisa a non essere la solita vigliacca che in presenza di Mirella si rende invisibile: voglio vederci chiaro in questa storia, Mirella è un Acquario.

Lo sta chiudendo la porta. «È pronto?»

«Sì» rispondo presa in contropiede, ma rilancio: «Chi c’era?»

Lui si stringe nelle spalle. «Falso allarme.»

«Che allarme?»

«Niente» taglia corto, «mi sembrava di aver sentito la voce dell’amministratore del condominio, ma mi sono sbagliato.»

Giuro, le bugie fanno male come coltellate in pieno petto.

Eppure, deve esserci una ragione se Mirella è passata da qui, e deve essere una ragione più che valida se Lorenzo non vuole dirmi che è passata... il fatto che non me ne venga in mente nessuna non è un motivo sufficiente per dare in escandescenze.

Le mie eroine preferite chiederebbero spiegazioni a gran voce, e le otterrebbero. Nei romanzi migliori, tra l’altro, sono sempre ottime spiegazioni e la scena di pacificazione finale è toccante e seducente, insomma perfetta, però io non riesco a far altro che impiattare gli spaghetti e sedermi a tavola.

Ho un grumo solido piazzato alla bocca dello stomaco, non riesco neppure a deglutire, figurarsi mangiare degli spaghetti ruvidi e asciutti.

Eppure sapevo che dovevo stare attenta alle uova, e l’oroscopo mi aveva avvertito sugli Scorpioni.

 



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