Scritto il 04/06/2026
da ELEN T.D.


GRAPPA

⏱ ~6 min 

La solita domanda, la solita riposta, preparo due dita scarse di liquido ambrato nel baloon piccolo, quello che ci hanno dato in omaggio con l’acquisto di due bottiglie di Grappa di Amarone invecchiata in barrique di rovere.

Il grappino, come lo chiamiamo noi, è un rito di fine pasto. A tavola ancora ingombra chiedo a Lorenzo se vuole caffè e grappa, lui risponde di sì, io accendo la Nespresso e, finito di sparecchiare, l’aroma della miscela di arabica al 100% di Nero Illy aleggia nella cucina. Mentre beve il caffè, respiro i fumi della grappa versata - non mi passa neppure per l’anticamera del cervello di berla - e poi, quando Lo assapora il liquido color ambra rigirandolo nel bicchierino, lo osservo. Di solito parliamo, oggi siamo silenziosi.

«A che ora parti domani?»

Porta il bicchiere al naso, ne aspira il profumo. «Presto.»

Significa prima delle sei. «Ti aiuto a preparare la valigia?»

Mi guarda, poi butta giù tutto in un sorso, schiocca la lingua. «Dopo.»

Dopo cosa?

Tachicardia, non rende l’idea del ritmo furioso del mio cuore. All’improvviso la gola mi si secca, mi inumidisco le labbra, e l’aria fatica a uscirmi dai polmoni, probabilmente perché non entra nemmeno.

Quando mi chiede di fare sesso così, all’improvviso, quando neppure ci sto pensando, mi agito ancora, nonostante siano passati più di tredici anni e di scorribande a letto, e fuori dal letto, ne abbiamo fatte tante.

Si alza, mi prende il viso tra le mani e mi bacia. Mi bacia con impeto, come se fosse l’ultima volta, come se fossero passati secoli: mi sento trasportata in un’altra dimensione, da un’altra parte, e non sono più Valentina detta Vale, che ha paura anche della sua ombra ed è costantemente in cerca di certezze e punti fermi. Quando mi bacia così mi sento immensa come l’universo, il suo universo, sono un intero firmamento di stelle, un luminoso spettro di colori brillanti.

Bella e desiderata.

Unica.

Mi gira la testa e ho le vertigini, come in ogni romanzo d’amore che si rispetti quando l’eroe bacia l’eroina. E come in ogni romanzo d’amore che si rispetti la temperatura sale velocemente, i respiri si fanno densi, la mente si svuota, le mani si muovono ansiose. I palmi che accarezzano la pelle, le dita che stringono la carne, la voglia di essere uniti che cresce e diventa un bisogno, come anni e anni fa.

Non saprei dire per quanti mesi ci siamo accontentati di baciarci e toccarci, ansiosi di scoprirci, di gustarci, ammirarci semivestiti o nudi, a seconda del clima o del luogo. In qualche anfratto dei giardini dentro la Rocca, in qualche angolo nascosto della scuola, nella camera gentilmente concessa da qualcuno mentre tutti gli altri giù trascorrevano il tempo come sempre. La svolta è stata la patente di Lorenzo, quando abbiamo potuto disporre di un’auto, una piccola utilitaria dai sedili particolarmente scomodi, ma chi ci faceva caso?

C’erano posti strategici dove poter parcheggiare e dedicarci indisturbati alla nostra attività preferita, senza essere per forza il sollazzo degli amici, e amiche, del gruppo.

Ricordo la prima volta che ci siamo ritrovati nudi, uno di fronte all’altro… che vergogna!

Sì, ok, ci eravamo strusciati tanto, ma vedersi era, è, tutt’altra cosa. All’improvviso quello che non avevamo ancora mai fatto era diventato un pensiero fisso, un problema concreto. Lorenzo era ansioso e insistente e io… non lo so, in certi momenti lo desideravo tanto quanto lui, in altri, a mente fredda, mi sembrava una cosa drastica, un punto di non ritorno e la pressione interna e anche esterna alla nostra coppia aveva rischiato di farci scoppiare.

Allora? L’avete fatto? Com’è? Le amiche erano diventate un fastidioso coro unanime che premeva per sapere, per intrufolarsi nella nostra intimità con un’unica, sola, eccezione.

«No, non l’hanno fatto. Si vede dalla sua faccia, e da quella di Lollo.»

La supponenza di Mirella, che secondo me si divertiva un mondo a fare la donna vissuta e a riportare i dettagli più schifidi delle sue esperienze sessuali con i ragazzi - tantissimi ragazzi! -, mi dava un sacco sui nervi.

«Non mi va di parlare di quello che facciamo io e Lo.»

«Solo perché non fate niente di che… Dammi retta, non tirare troppo la corda, che poi finisce che il tuo bel cagnolino getta il collare e si guarda attorno in cerca di una più facile.»

Come te?

Parole che mi bruciavano sulla lingua, ma che non ho mai osato pronunciare.

«Ammesso che non l’abbia già fatto… i maschi, in fondo, sono dei porci. Una volta che ti hanno sbattuta, passano oltre, neanche fossi una caramella.»

Parole acri, una crepa nell’immagine granitica che dava di sé: qualcuno l’aveva ferita, deve essere stato uno dei tanti che diceva di usare e gettare come i preservativi.

Pensieri su cui, mio malgrado, rimuginavo in continuazione. Ogni sguardo che correva tra Mirella e il mio ragazzo era come una staffilata al cuore, ogni sorriso, ogni battuta, l’accenno di una risata era un pugno nello stomaco. Se poi capitava si toccassero… avrei preferito mille volte essere presa a schiaffi.

Non mi fidavo di Mirella e quella str…ega adesso mi aveva anche messo dei dubbi sulla fedeltà di Lorenzo.

È stato così che, per la prima volta, mi sono avvicinata alle previsioni astrologiche: volevo individuare il giorno perfetto in cui fare il grande passo, volevo che tutti gli influssi positivi convergessero su di noi, affinché fosse un’esperienza indimenticabile e perfetta, il coronamento della nostra storia d’amore, la fine di ogni indecisione: la paura di perderlo per una storia di sesso era più forte del timore che il sesso fosse la delusione che traspariva dalle storie di Mirella.

Non ero una sprovveduta, sapevo che l’Astrologia è usata da molti ciarlatani per abbindolare le persone, ma è colpa dei disonesti che la usano male e non necessariamente chi vi si affida è un credulone.

A non so quale sagra, tra il banchetto del miele e quello dei liquori fatti in casa, c’era una cartomante che faceva gli oroscopi personalizzati e ti prediceva il futuro che volevi sapere, a seconda di quanto eri disposto a pagare! Non avendo tante disponibilità, avevo optato per la sola previsione della sfera amorosa, volendo sapere, in particolare, quale sarebbe stato il periodo migliore per dare una svolta importante a una storia già in corso. Avevo fatto un giro di parole magari un po’ troppo ampio ma la cartomante sembrava aver capito tutto. Dopo un suo altrettanto ampio giro di parole, condito da quelle che allora mi erano sembrate delle autentiche rivelazioni sul mio rapporto con Lorenzo, aveva decretato che la decade entrante sarebbe stata un periodo molto favorevole. E così avevo predisposto tutto, giorno, luogo, occasione, profilattici… solo che Lorenzo alla fine non era potuto venire e quindi addio romantico interludio in spiaggia, protetti dalla duna e baciati dalle stelle.

L’amore l’abbiamo fatto qualche settimana dopo, al mio rientro dal mare, dopo aver assistito al concerto dei Nomadi alla Festa dell’Unità. Lorenzo era un po’ brillo per la birra bevuta e anch’io perché non mi ero portata l’acqua e, disperata dalla sete, avevo attinto dalle sue lattine. Mentre sciamavamo via insieme agli altri, Lo mi teneva per mano, allungava l’altra a toccarmi e mi cantava Sangue al cuore nell’orecchio, poi ci siamo ritrovati sul sedile posteriore dell’auto di suo padre (molto più ampio di quello dell’utilitaria) e… niente, è stato bello. Da urlo.

Fantastico.

 



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