Scritto il 08/06/2026
da ANTONIA I. CUDIL


ROMANZO  SPIN-OFF DELLA SERIE "PESSIMI SOGGETTI"

BRUNO

28 dicembre 2019 Morzine

 

Ai lati della strada le due barriere di neve delimitano il percorso della mia auto, non potrei sbagliare neanche volendo, sono nel cuore del comprensorio delle “Portes du Soleil” al confine tra Francia e Svizzera. Le indicazioni per Morzine che mi dà il navigatore sono molto chiare e, sebbene sia davvero lontano da Nizza e dal mio amato mare, osservo incantato il paesaggio innevato. In fondo anche la neve è acqua e l’acqua è decisamente il mio elemento. Mi sento fortunato mentre svolto a sinistra.

Lo squillo del telefono irrompe nell’abitacolo e dal display vedo il nome di Charles e rispondo subito. La sua voce riempie il Range Rover.

«Bruno?»

«Ciao ragazzino, siete arrivati nell’isola magica?»

«Sì! Orso, qui è strepitoso! Le Hawaii sono favolose, tutto incredibile: il mare, la casa… George ha una villa bellissima sul mare, mi sembra di stare

dentro un film.»

Rido di cuore di fronte all’entusiasmo del mio amico, si merita tutta la gioia del mondo, lui e il suo compagno hanno davvero bisogno di cancellare il ricordo dello scorso ultimo dell’anno in cui Charles ha rischiato di morire.

«Spero proprio che passiate un bel San Silvestro.»

«Di certo migliore di quello dell’anno scorso, poco ma sicuro! E tu? Vai da Paul?» mi chiede e io affronto un tornante, per fortuna le strade sono sgombre e le mie gomme non temono il gelo.

«Sì, ho passato il Natale dai miei e ora sto proprio andando in Savoia da Paul. Non conosco molto la montagna, ma Claire ha detto che c’era posto anche per me e quindi ne ho approfittato. Non lo vedo da troppo tempo.»

Rallento a una curva e sterzo mentre la voce di Charles risuona nell’abitacolo del Suv.

«E René?»

«Lui è a Marsiglia, è rimasto lì con la famiglia di Caroline. Andres e Isabel sono con loro. Ho pensato che avendo accanto un capitano della gendarmeria e una cazzutissima agente come Isabel potesse stare al sicuro. In realtà lui voleva che rimanessi con loro, ma sono due coppie e mi sentivo davvero di troppo.»

«Il fatto che nella casa della famiglia Masson in Savoia ci sia anche Stephanie, la sorella di Claire, non c’entra nulla vero?» insinua Charles e mi pare di vedere la sua espressione ammiccante.

«Beccato! Sai quanto mi piaccia quella ciliegina, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di rivederla. Devo rifarmi del clamoroso buco

nell’acqua che ho fatto a maggio al matrimonio di Paul. Dio, quanto mi piace quella ragazza!»

«Orso, non è ora che lasci perdere? Sai benissimo che Stephanie è una ricca ragazza viziata e non te la darà mai, la sua ciliegina; rassegnati.»

«È la caccia che mi manca, Charlie. Con lei è una sfida, non mi era mai capitato che qualcuna mi mandasse in bianco così tante volte. Ma questa volta sarà mia, non potrà ignorarmi, saremo solo noi cinque, dovrà parlarmi per forza.»

«Orso, è un anno che ci provi con lei. Forse dovresti accettare il fatto che non sei il suo tipo. Cosa ti fa pensare che questa volta ci riuscirai? Sarai lì con Paul, Claire e Lucille è vero, ma non è detto che tu abbia molto spazio di manovra se lei si rifiuterà di cedere al tuo fascino, ancora.»

«Invece credo proprio che questa volta sarà diverso.»

«Che intendi dire?»

«Claire le ha detto di arrivare oggi, ma hanno avuto un problema alla Genetech, sai il capo è alle Hawaii.»

«Merda! Non ci ha detto niente, George si preoccuperà» si agita subito Charles.

«E tu non dirgli nulla, Paul e Claire mi hanno raccomandato di non avvisarvi apposta, Claire se la caverà benissimo, ma arriverà in Savoia tra due giorni con Paul e Lucille.»

«E Stephanie non lo sa?» chiede Charlie che è sempre stato un tipo sveglio.

«Sto andando a dirglielo proprio ora», sorrido compiaciuto.

«Sei diabolico, Orso! Ma occhio alle palle, perché

quella donna potrebbe diventare aggressiva e prenderti a calci nei punti sensibili quando scoprirà che le hai teso un tranello.»

«Nessun tranello, solo un colpo di fortuna. Paul mi ha chiamato un’ora fa mentre ero già in viaggio, mentre non è riuscito a raggiungere lei, forse era in una galleria, non so bene. Io penso sia un segno del destino. Ho ben quarantotto ore per lavorarmela in pace prima che arrivi la famigliola felice. Sono sicuro che questa volta sarà mia.»

Svolto a destra dove una freccia indica Morzine, la località in cui si trova lo chalet della famiglia Masson.

«Amico, ti auguro ogni fortuna, ma stai attento, potresti davvero farcela e chi ti salverà poi dalle grinfie di quella ragazza pestifera? Ci sentiamo per gli auguri dell’anno nuovo. Ora vado, George mi sta chiamando.»

«Salutami il tuo genio e divertitevi.»

Chiudo la telefonata e torno a concentrarmi sulla guida, cambio e metto la prima, la salita è ripida e il terreno sdrucciolevole. Questa stradina non sembra molto frequentata, il navigatore mi ha indicato la via, ma ora il segnale è davvero scarso.

Osservo il panorama innevato ed è davvero incantevole, non amo la montagna, preferisco il mare, ma tutto questo paesaggio da villaggio di Babbo Natale ha il suo fascino.

Svolto a sinistra e le ruote slittano, stringo il volante e sterzo, evitando di frenare, il fondo è troppo ghiacciato e pericoloso. Speriamo che Stephanie non venga qui con quella macchinetta rossa o potrebbe farsi male.

Dopo due curve nel candore del bosco scorgo uno scintillio rosso.

Ahi, ahi… la Cinquecento è sbandata di certo ed è entrata in un cumulo di neve.

Fermo la mia macchina e scendo a controllare, ma l’abitacolo è vuoto. Provo ad aprire la portiera ma è chiusa, dove sarà andata? Ci saranno diversi gradi sottozero e scommetto che una ragazza alla moda come lei non è attrezzata per una camminata di qualche chilometro nella neve.

Guardo in giro e vedo delle orme che proseguono lungo il ciglio della strada così risalgo in auto e trovo la mia bella ciliegina dopo circa un chilometro. Vedo il giaccone fucsia da lontano, è un parka dal collo peloso e spicca nel bianco scintillante della neve. Sotto, neanche a dirlo, la mia ciliegina indossa dei pantaloni attillati e degli stivali con il tacco alto che sarebbero perfetti a Parigi, ma che qui la fanno camminare lentamente e con un’andatura malferma.

Su una cosa però non ho dubbi, anche con un incedere incerto e così infagottata per il freddo resta la cosa più sexy che abbia mai visto. Mi lecco le labbra, come faccio sempre quando la vedo, questa donna mi ha mandato fuori di testa fin dalla prima volta che l’ho vista, un anno fa.

Non scorderò mai quando è entrata come una furia in casa di Paul. Indossava dei pantaloni attillati e maculati che le mettevano magnificamente in risalto il suo culetto favoloso. Anche quel giorno aveva dei tacchi vertiginosi e quell’aria seccata e imbronciata che ho imparato ad adorare. Quando mi ha stretto la mano, la mano!, mi è venuto duro

subito. Nessuna donna mi ha mai fatto un effetto simile e sto per rimanere da solo con lei in mezzo al bianco per ben due giorni. Non posso chiedere di più.

Stephanie probabilmente sente l’auto avvicinarsi perché si volta e socchiude gli occhi, imbroncia le belle labbra e il mio cazzo si mette sull’attenti. Sì, è lei amico, sta buono, ora non è proprio il momento. È incazzata nera, lo capisco dalla posa rigida che assume il suo corpo e ne ha ben motivo. Accosto e abbasso il finestrino, ora vedo bene le sue guance, sono rosate per il vento freddo che le sta colpendo il viso.

«Sali, ciliegina.»

Lei manda lampi dagli occhi, ma non è stupida e per quanto noti il suo conflitto alla fine allunga la mano e apre la portiera.

Assieme a lei entra una folata di aria gelida.

Borbotta qualcosa del tipo “tra tutti proprio lui” e anche un’imprecazione.

Ci guardiamo e me la prendo comoda nell’osservarla. Non ci vediamo dal matrimonio di Paul, sono quasi sei mesi e voglio studiarla con calma. I capelli biondi forse sono cresciuti ma non lo capisco, sono ancora nascosti sotto il cappuccio fucsia, le sopracciglia arcuate, le lunghe ciglia scure, gli occhi verdi che mi lanciano dardi di fuoco, il nasino all’insù è arrossato, ma sempre delizioso e le labbra, cazzo, quanto vorrei divorare quelle labbra carnose!

Quando se le morde il mio amico laggiù ha uno spasmo, no, orsetto, non è il momento di volere attenzioni.

«Stai bene?» chiedo con gentilezza e lei chiude gli occhi, sospira.

«Sì, un po’ infreddolita, la mia auto si è incastrata in un cumulo di neve» ammette con rassegnazione.

«Sei stata fortunata a non esserti fatta male, quando l’ho trovata prima mi sono preoccupato. Dopo le nevicate delle notti scorse e il crollo delle temperature avresti dovuto usare un’altra auto per venire qui.»

«È l’unica auto che ho, sapientone! Ce l’avrei fatta benissimo ad arrivare allo chalet, ho le gomme da neve, che credi? Se sono finita addosso a quella montagna di neve la colpa è tutta di uno stupido animale che mi ha tagliato la strada. Non avrei dovuto sterzare…» considera amara.

«Ok, un imprevisto, niente di grave, tu stai bene e questo è l’importante. Ora se vuoi torniamo indietro a prendere il borsone che ho visto dentro l’abitacolo. Magari provo a vedere se riesco a liberare la tua auto. Che dici?»

Sembra sorpresa, allarga gli enormi occhi, non è sicura che sia sincero, vedo la sua diffidenza, ma non ha scelta e quindi annuisce.

Questo è lo scambio di battute più civile che abbiamo mai avuto, la conosco abbastanza per sapere che ci tiene moltissimo al suo guardaroba. Non per un motivo frivolo o altro, ma perché è parte di lei, Stephanie Masson lavora con uno stilista e i vestiti sono la sua vita.

Lo ammetto potrei aver indagato un po’ su di lei. Non sarò un genio di informatico come Anton e Michelle, ma le ricerche le so fare e Stephanie è presente in tutti i social, ha anche un discreto

seguito su Instagram. Ammetto di essermi divertito parecchio quest’estate a guardare le sue foto in bikini…

Con un paio di manovre giro l’auto e dopo pochi minuti siamo accanto alla Cinquecento, la sua piccola ciliegina rossa, perfetta per lei nel centro di Parigi ma, gomme da neve o no, per me è assolutamente inadatta a una strada di montagna poco frequentata come questa.

Lei scende e apre la portiera della sua auto mentre anche io apro il bagagliaio del Range Rover e prendo una pala. Qui dentro oltre alla mia sacca con vestiti pesanti e dei petardi che ho portato per l’ultimo dell’anno, c’è anche la cassetta di metallo che contiene la mia pistola, una torcia, il crick, una corda, una lampada a incandescenza, una pistola spara razzi, insomma tutto l’occorrente per un perfetto agente di sicurezza o per un serial killer, questione di punti di vista.

«Credi che potremmo trascinarla fino allo chalet?» mi chiede lei speranzosa. Ha un tale tono fiducioso che non ho proprio intenzione di deluderla. Sarò il suo eroe salvatore, alle ragazze piace.

Osservo le ruote, sono un po’ incastrate, proprio come ha detto lei, ma niente di grave.

Con la pala tolgo buona parte del cumulo mentre lei saltella per scaldarsi, dopo cinque minuti l’auto è libera e rimetto la pala nella mia auto.

«Facciamo così, tu guida il Rover, io ti seguo con la tua. Il fondo è ghiacciato e preferisco evitare che abbia altri incidenti» le lancio le chiavi prima che possa ribattere e lei le afferra al volo.

Le osserva incerta, tra lo scettico e il divertito.

«Cosa c’è?» chiedo.

Ora mi sta guardando dalla testa ai piedi, mi piace avere i suoi occhi addosso, percorre le spalle, il torso, le gambe, per fortuna scendere al freddo ha rimesso a cuccia il mio amico e non ho più rigonfiamenti evidenti sul cavallo dei pantaloni.

«Non hai freddo?» mi chiede.

Indosso il maglione che mi ha regalato Isabel per Natale, è in cashmere e tiene un caldo pazzesco. Scuoto la testa.

«No, dai, sbrighiamoci, non voglio fare la strada con il buio.»

Lei sorride, sorride davvero e resto abbagliato da quanto è bella. Devo avere l’espressione di un ebete perché si fa seria e alza un sopracciglio.

«Credi davvero di riuscire a entrare nella mia auto?»

Mi giro verso la piccola ciliegina rossa, sembra un giocattolo e scoppio a ridere.

«Ci proverò, è una sfida, io adoro le sfide» ammicco mentre lei alza gli occhi al cielo.

Dopo alcuni tentativi riesco a infilarmi nell’abitacolo, devo allargare le ginocchia altrimenti non potrei muovere il volante.

Stephanie è accanto alla portiera aperta e trattiene a stento le risate.

«Ciliegina, non è corretto prenderti gioco del tuo salvatore.»

Lei chiude la portiera e borbotta qualcosa, poi provo a mettere in moto e dopo alcuni tentativi riesco a portare l’auto in carreggiata. Seguo il Rover per circa cinque chilometri, la strada è accidentata e

ghiacciata, non so proprio come abbia potuto pensare di venire con quest’auto.

Alla fine, svoltiamo su una stradina ancora più stretta e probabilmente sterrata. Dopo due chilometri in mezzo al bosco gli alberi si diradano e arriviamo in quello che forse è un giardino, ora è solo uno slargo bianco davanti a una bella casa in legno a due piani. Ha una bellissima veranda al piano terra mentre al primo c’è un’ampia vetrata. Uno chalet molto elegante nelle linee, ma le imposte sono chiuse e alle finestre non ci sono tende, sembra che questo edificio sia stato un po’ trascurato.

Stephanie esce dall’auto e mi attende, è nervosa e non credo che la colpa sia mia, ma dell’aspetto della casa, se l’ho notato io che non sono un fanatico dell’ordine figurarsi lei che ha uno spiccato senso estetico.

«Problemi, ciliegina?»

«Piantala di chiamarmi così! Mi chiamo Stephanie o mademoiselle Masson per te!»

Le faccio un piccolo inchino.

«Chiedo scusa mademoiselle Masson, ma non arrabbiarti con me se questo posto sembra così mal messo…»

Lei si morde il labbro.

«Doveva esserci il custode, ma qui non c’è anima viva. Guarda il piazzale? Sembra che non ci venga nessuno da giorni. Non ci sono nemmeno impronte di pneumatici, le uniche le abbiamo lasciate noi.»

Ragazza molto sveglia, l’ho notato anche io, temo che sia da più di una settimana che nessuno ci mette piede.

Siamo al 28 dicembre, il suo custode avrà fatto

un giretto prima di Natale e poi tanti saluti.

«Proviamo a entrare?» chiedo con tono serio, sembra davvero preoccupata.

«Le chiavi le ha Claire, a proposito quando arrivano?»

«In realtà credo dopo domani, di preciso non so quando finirà la crisi alla Genetech, di certo per l’ultimo dell’anno dovrebbero essere qui.»

Lei sgrana i meravigliosi occhi verdi e schiude le labbra, dio quelle labbra.

«E tu? Tu che ci fai qui?» Scrollo le spalle.

«Salvo donzelle in pericolo, entro in auto piccolissime e apro porte chiuse senza usare le chiavi.»

«Apri porte chiuse…» comincia a dire mentre io vado verso l’ingresso, salgo i tre scalini e attraverso il portico.

Una serratura blindata, niente di impossibile. In auto ho quello che mi serve, nel cruscotto ho sempre il mio astuccio con il kit da scassinatore, perché non si sa mai quando può essere necessario aprire una porta chiusa.

Torno indietro e lei mi guarda con le mani sui fianchi.

«Tu, tu sapevi che loro sarebbero arrivati dopo e sei venuto lo stesso…»

Ho la testa dentro la Rover mentre le rispondo.

«Io vengo sempre ciliegina, ricordatelo.» Sento che mastica un’imprecazione.

«E Claire? Claire perché non mi ha avvisato, sa che non ti sopporto.»

Prendo dal bagagliaio l’astuccio per lo scassinatore perfetto e mi raddrizzo.

«Tu mi vuoi ciliegina, combatti per nulla.» Le passo davanti mentre lei stringe i pugni.

«Non ho intenzione di stare qui due giorni da sola con te.»

«Vediamo di entrare, ok? Poi ne riparliamo, sta per diventare buio e non voglio trovarmi qui fuori con dieci o più gradi sottozero.»

«Si può sapere che stai facendo?»

Sono inginocchiato e sto facendo scorrere la tessera lungo la serratura e il clic la fa aprire.

«Ecco a lei, mademoiselle» dico allargando le braccia e aprendo la porta.

Lei arriva a passo di carica e mi punta l’indice addosso.

«Tu hai scassinato la mia porta?»

Le afferro la mano guantata e abbasso la testa per guardarla bene negli occhi.

È una piccola fata piena di fuoco e vorrei scaldarmi al suo calore, ma ora dobbiamo fare pace.

«Non ho rotto la serratura, possiamo richiuderla, ma non possiamo restare qui fuori, che dici?»

Annuisce contro voglia e le lascio la mano.

«C’è elettricità in questo posto?» chiedo e Stephanie impallidisce.

«Il custode dovrebbe aver fatto il pieno di gasolio per il generatore.» Entra e preme l’interruttore ma l’interno della casa rimane buio.

«Mostrami dove si trova. Provo a vedere se riesco a sistemarlo.»

Stephanie si morde il labbro e il mio amico si agita.

«Ciliegina, andiamo, non vorrai restare al freddo e al buio, sono le quattro, tra un po’ neanche la neve aiuterà il sole a illuminare l’interno della casa» poi sospiro. «Immagino che se non c’è elettricità non ci sia acqua né riscaldamento.»

«Merda! Ucciderò quel custode!» Rido.

«E io ti aiuterò, ma ora cerchiamo di capire se possiamo avere elettricità, legna per il camino che vedo da qui.»

«L’acqua calda?» chiede lei titubante.

«Prima devo capire come funziona lo scaldabagno, non voglio proprio incontrare il killer silenzioso.»

Lei socchiude gli occhi perplessa.

«Monossido di carbonio, gli scaldabagno sono dannatissime macchine di morte se non sono regolarmente controllati.»

Stephanie sgrana gli occhi.

«Hai ragione, non ci avevo pensato.» Sembra sorprendersi da sola mentre dice: «Sei bravo.»

Scrollo le spalle.

«Il mio lavoro è proteggere le persone, oggi sei tu la persona di cui devo prendermi cura, è per questo che sono qui. Paul mi ha chiamato mentre ero già per strada, tu non eri raggiungibile, mi ha chiesto di prendermi cura di te ed è proprio quello che farò. Mi prenderò ottima cura di te» dico alzando le sopracciglia e lei sbuffa.

«Seguimi, la centrale termica è da questa parte.»

Mi passa davanti alzando il cappuccio fucsia e io non ci penso per un istante a non correrle dietro, seguirei questa donna ovunque.

 





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