L’indomani arrivai puntuale al lavoro e Annabelle, dopo un rapido saluto, non perse tempo e cominciò col farmi capire come funzionava la cassa, come dovevo fare per pulire le gabbiette e dove trovare il cibo per gli animali.
In sostanza, come funzionava in generale il negozio.
Poco dopo l’apertura, arrivò qualche cliente e lei mi mise subito al lavoro, scoprendo quanto io fossi portata a trattare con le persone, ma soprattutto con gli animali.
Nell’arco dell’intera mattinata mi disse solo un va bene, parecchio stiracchiato in verità, poi però mi offrì il pranzo, facendosi recapitare dal pub vicino due panini eccezionali con pollo, lattuga e cetriolini.
Nel pomeriggio, il tempo trascorse in un battibaleno e Annabelle scambiò qualche battuta con me, anche se non sorrideva quasi mai. La giornata, nel complesso, filò alla meraviglia senza alcuna apparizione spiritica e soprattutto senza che quella bambina inquietante facesse di nuovo la sua comparsa.
Così, l’ora di chiusura arrivò senza che me ne accorgessi.
“Lo porterai a casa?” mi chiese Annabelle, mentre accarezzavo il mio futuro cagnetto, che avevo estratto dalla gabbia per coccolare un po’.
“Sì, questa sera stessa, se per te non è di disturbo.” risposi, scoccando un bacio sulla punta del naso della bestiolina che sembrò gradire, perché iniziò a leccarmi la faccia.
Lei annuì, senza tuttavia mostrare grosse emozioni. “Nessun disturbo. Sono lieta che tu lo faccia. Ti preparo un trasportino.”
“Grazie.” le risposi, sinceramente colpita della sua gentilezza.
“E ti servirà anche questo” proseguì Annabelle, afferrando dalla mensola un cappottino rosso. “Sono sicura che questa sera lo porterai alla sfilata, vero? E non vogliamo che prenda freddo.”
Sbarrai gli occhi. Annnabelle era un finto orso e, dentro di me, sapevo che noi due saremmo andate d’accordo, un giorno o l’altro.
“Sì, lo porterò, hai ragione” convenni, sollevandolo in aria, mentre lui scodinzolava. “Ma come lo chiamo?”
Lei alzò da terra un piccolo trasportino nero, poggiandolo ai miei piedi. “Oh, a questo devi pensarci tu.”
Ecco, in un istante era ritornata la persona scorbutica e distante di sempre.
Feci spallucce e osservai il cagnolino per qualche istante, socchiudendo gli occhi, come se così facendo il nome potesse balzarmi subito al cervello.
“Ma certo!” esclamai. “Ti chiamerò Cream.”
Lui abbaiò una volta e scodinzolò ancora. Sembrava davvero soddisfatto del nome che le avevo appioppato.
“Cream” borbottò Annabelle, fissandomi con aria perplessa per alcuni istanti. “Contenta tu.”
Stavo per ribattere, quando la porta del negozio si spalancò all’improvviso. Cream abbaiò e io lo sistemai nel trasportino, chiudendo con attenzione la porticina.
Poi mi rialzai a guardare la donna, chiaramente obesa, che stava parlando con Annabelle con un evidente fiatone e che reggeva in mano quello che doveva essere il mio abito per la sfilata, ben protetto da un telo impermeabile.
“Sì, è per lei” disse Annabelle, segnandomi con un dito indice. “E’ la mia nuova collaboratrice. Si chiama Emmanuelle Hill e questa sera avrà il grande onore di impersonare Mary Cornish.”
Mi era solo sembrato, o Annabelle aveva pronunciato quelle parole con un tono quasi sprezzante?
La donnona, che vestiva con un lungo cappotto verde e aveva raccolto i capelli rossi con uno chignon crespo alto sulla nuca, si illuminò in volto e mi si avvicinò, porgendomi il telo che reggeva a fatica.
“E’ un grande, grande piacere fare la sua conoscenza, Signorina Hill” esclamò, allungando la mano libera, che io strinsi prontamente. “Anthony ha fatto la scelta giusta. Sono sicura che sarà perfetta, nei panni della cara Mary.”
Avvampai e abbozzai un timido sorriso, mentre Cream continuava a abbaiare. Sembrava nervoso.
La donnona, poi, mi porse l’ampia tela.
“Qui c’è l’abito per la sfilata. Sono sicura che le starà a pennello.”
Mi squadrò da cima a piedi, senza nascondere una certa invidia.
Quindi, mentre io afferravo l’involucro, che risultò un po’ pesante in verità, si avvicinò ad Annabelle e la salutò con due baci sulle guance.
“Andrà tutto ben cara, rilassati.” la sentii sussurrare. Poi, lanciandomi un’ultima, rapida occhiata, voltò le spalle al mio capo e uscì dal negozio con passo lento e col fiatone.
“Ora vai a prepararti” ordinò Annabelle, sollevando il portantino con Cream che, dopo l’uscita della donnona, si era tranquillizzato. “E mi raccomando. Raccogli i capelli e leva quel trucco nero dagli occhi. Sarebbe inappropriato per impersonare Mary Cornish. Lei si truccava pochissimo.”
La fissai in tralice, ma annuii, mentre mi accompagnava fuori dal negozio, in un tardo pomeriggio davvero gelido, reggendo il portantino e il cappottino rosso.
Quella mattina ero riuscita a parcheggiare l’auto, una delle tante che possedeva mia zia, nelle vicinanze del negozio. Quindi caricai in fretta l’abito, Cream e mi voltai a salutare Annabelle.
“Sei una valida collaboratrice.” mi comunicò lei, dandomi subito le spalle.
Rimasi a fissarla come un baccalà per qualche istante, poi scossi la testa, pensando che comunque quella ragazza non doveva avere tutte le rotelle a posto.
Poi accesi il motore e mi avviai in fretta verso la villa, col cuore che batteva a mille e uno strano presentimento addosso, che non mi piaceva per niente.
“Ma quant’è carino!” esclamò Antoinette, sollevando in aria Cream, che iniziò a scodinzolare come un matto. “Ma tuo padre lo sa che hai portato a casa un cane?”
Feci spallucce, mentre aprivo lentamente la cerniera del porta abito. “Volevo dirglielo, ma avevo altro per la testa, sai com’è. Comunque sono sicura che non farà obiezioni e …ohhhhh!”
Mi bloccai, lanciando al vestito un’occhiata estasiata.
Lo sollevai con entrambe le mani e mi girai verso Antoinette, che posò subito a terra Cream.
“Cavolo, mai visto niente di più bello!” esclamò lei, cercando di non calpestare il mio cagnolino, che aveva iniziato a girarle attorno con l’intento di attirare la sua attenzione.
Le risposi con due cenni del capo e mi misi a osservare ogni dettaglio dell’abito.
Era viola, ben stretto in vita, col collo alto e chiuso, che mi avrebbe sicuramente protetta dal freddo pungente. Sul didietro, che terminava con un lungo strascico, vi era un sostegno dal quale partivano drappeggi e un nastro contornato da pizzo di colore leggermente più chiaro. Le maniche, infine, erano contornate dallo stesso nastro. Corredava il tutto un paio di stivali neri con lacci e mezzo tacco, un paio di guanti di pelle sempre neri e una cuffietta per capelli, dello stesso colore dell’abito.
Ero rimasta letteralmente senza parole.
“Aspetta, c’è anche una mantella di lana per proteggerti dal freddo, guarda!”
Antoinette aveva attirato la mia attenzione, sventolandomi sotto il naso l’altro capo di abbigliamento.
Cream, a quel punto, saltellò vicino e me e cominciò ad abbaiare.
“Ecco, ora arriverà tuo padre.”sghignazzò Antoinette, prendendo in braccio Cream, che la leccò subito sul viso. Lei fece una smorfia schifata, poi però scoppiò a ridere.
“Dai, devi prepararti o farai tardi!” esclamò, sistemando Cream sopra il letto. Lui tirò fuori la lingua, ansimando, scodinzolò per qualche istante, quindi si acquattò, studiando le nostre mosse. Ero già follemente innamorata di quella bestiolina.
Nel preciso istante in cui avevo deciso che era arrivato davvero il momento di indossare l’abito, qualcuno bussò alla porta.
“Emy?”
Era mio padre.
Annabelle segnò la porta con entrambe le mani, come a voler dire te l’avevo detto, quindi si precipitò a aprirla.
Lui mise dentro la testa, guardandosi attorno.
“Mi era sembrato di aver sentito abbaiare.” commentò, corrugando la fronte.
Come se Cream avesse intuito che si stava parlando di lui, si precipitò giù dal letto e iniziò a saltellare davanti a papà, che dapprima lo fissò attonito, quindi spalancò la bocca e sorrise.
“Ma… abbiamo un nuovo componente della famiglia, a quanto vedo!” esclamò, inginocchiandosi per accarezzare il pelo di Cream, che se avesse potuto avrebbe cominciato anche a fare le fusa.
Mi inginocchiai a mia volta, fissando papà con aria incerta.
“Spero non ti dispiaccia. Era al negozio, dentro una gabbia. Un trovatello.”
Lui scosse la testa, continuando ad accarezzarlo.
“Sono felicissimo che tu l’abbia portato a casa. Ti farà bene avere un cane. Con Antoinette e…”
“Cream.” precisai.
“… e Cream, e non dimentichiamoci di Anthony naturalmente, le cose per te, da ora in poi, saranno tutte in discesa tesoro. Sono molto fiero di te!”
Si alzò in piedi, io feci altrettanto e l’abbracciai. Logicamente, avrei voluto chiedergli come mai non mi avesse mai detto di essere uno stregone, ma quello non era il momento giusto per parlarne. Avrei affrontato l’argomento con calma e al momento opportuno. Ora avevo ben altro a cui pensare.
“E’ quello l’abito per la sfilata?” chiese poi lui, guardando oltre le mie spalle. Antoinette reggeva con entrambe le mani il vestito e lo stava guardando con sincera invidia.
Annuii, spostandomi di lato per consentirgli di vederlo da vicino.
“E’ stupendo e addosso a te sarà una meraviglia Emy. Brava.”
In quel momento mi sembrò davvero emozionato e commosso.
Così, per rompere l’imbarazzo, lo spinsi fuori dalla stanza, mentre ridevo.
“Ora devo cambiarmi però, o farò tardi. Esci!”
Lui alzò le mani in segno di resa, mi scoccò un bacio sulle guance e uscì in fretta dalla camera.
Un’ora dopo, ero pronta per la sfilata. Antoinette aveva fatto un ottimo lavoro. Aveva raccolto i miei lunghi capelli in uno chignon perfetto e colorato il viso con un trucco leggero. Mi piazzai davanti allo specchio e mi mancò l’aria per qualche istante.
Ed ebbi un flash.
Io e Michael che camminavamo a braccetto lungo un viale alberato, con le foglie gialle e arancioni che lo dipingevano con i fantastici colori dell’autunno.
Mi girò la testa e dovetti appoggiarmi a Antoinette.
“Tutto ok?” mi chiese lei, con cautela.
Annuii, decidendo però di non parlarle di quel ricordo. Volevo che restasse solo mio.
“E’ l’emozione.” mi giustificai, facendo spallucce.
Lei mi fissò con sospetto per qualche secondo, quindi mi posò un bacio sulla fronte e si precipitò verso la porta, spalancandola.
“Vado a prepararmi anch’io, a dopo!”
La vidi uscire in fretta, tutta affannata, e mi girai ancora a fissare la mia immagine che si rifletteva nello specchio. E fu a quel punto che decisi di andare nello studio.
Non era facile camminare con quell’abito che sfiorava le punte degli stivali, così lo afferrai con entrambe le mani e raggiunsi abbastanza facilmente lo studio, richiudendo a chiave la porta dietro di me.
Mi piazzai davanti allo specchio e appoggiai una mano, socchiudendo gli occhi.
Presto iniziai a provare l’usuale calore sul basso ventre e brividi a cascata su tutto il corpo.
Così spalancai gli occhi e incontrai quelli scuri, e già passionali, di Michael.
“Mary?” chiese lui, guardandomi da testa a piedi.
Scossi il capo con veemenza.
“Sono Emy in verità. Questa sera ci sarà una sfilata in costume e io rappresenterò Mary Cornish.”
Michael strinse gli occhi a fessura e poggiò la mano destra a tentare di sfiorare la mia. L’eccitazione salì subito alle stelle e io mi ritrovai a mugugnare di piacere.
“Per me sarai sempre e solo Mary. Vorrei poter ritornare in vita per fare ancora l’amore con te. Quello che provavamo insieme era unico.”
Annuii, con le guance in fiamme.
“Io non ho i poteri per farti rinascere a nuova vita, però posso trovare il modo di liberarti dalla prigionia dello specchio e, quindi, di andare avanti.”
Mentre lui affondava i suoi occhi scuri nei miei, facendomi trasalire per il piacere, il mio pensiero guizzò rapido a Anthony. Lui era il mio uomo reale. Con lui avrei dovuto fare l’amore. Non con uno spettro, che comunque apparteneva a una vita passata, che non ricordavo e che, comunque, non volevo ricordare.
Così staccai la mano e uscii in fretta dallo studio, col cuore in gola.
Mi precipitai in camera, lasciandomi cadere sul letto, con le mani poggiate sul grembo. Ero ancora devastata dal piacere. Avrei voluto che Anthony fosse lì con me per liberarmi da quella dolce tortura. Però la mia mente si rifiutava di pensare a lui. L’immagine del viso dolce, delicato e perfetto di Michael continuava a sovrapporsi a quella del mio ragazzo reale, quasi volesse cancellarla per sempre dalla mia memoria.
In quel momento Cream, che si era addormentato sul letto, iniziò a ringhiare e si piazzò sulle quattro zampe. Io mi girai verso di lui, accarezzandogli la testa, poi seguii il suo sguardo.
Trasalii quando incontrai gli occhi di Henry.
“Devi smetterla di apparirmi così.” sussurrai, con una mano poggiata sul petto.
Lui fluttuò rapido verso di me e si inginocchiò, lanciandomi uno sguardo interessato.
“Emy, se fossi ancora in vita ti farei una corte spietata” disse a voce bassa. “Sei bellissima.”
Arrossii e scossi la testa. Così, ora avevo ben tre persone che mi facevano la corte, di cui due erano spettri. Sicuramente ero l’unica donna sulla terra a vantare un simile risultato.
“Sei dolce.” fu tutto quello che riuscii a dirgli.
Lui, a quel punto, scattò in piedi, lanciò uno sguardo sospettoso a Cream, che non aveva smesso un attimo di ringhiare, e divenne improvvisamente serio.
“Sono qui per metterti in guardia, Emy. Gli spiriti sono inquieti. Quelli che abitano la villa, intendo. Grandi cose si stanno mettendo in moto. Devi fare attenzione questa sera. Guardati attorno e fatti proteggere da Antoinette.”
Sbarrai gli occhi e scattai in piedi a mia volta, per fronteggiarlo.
“Come?”
“Non lo ripeterò Emy. Fa attenzione.”
E, detto questo, sparì, lasciandomi con la consapevolezza che il triste presagio che mi attanagliava il petto da ore, forse aveva delle valide fondamenta.
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