La sera del lunedì trascorse senza che Katherine trovasse il modo di informare le sorelle del suo licenziamento. Lily continuava a essere sinceramente affranta e, nonostante il disgusto che sembrava provare per se stessa avesse un’innegabile giustificazione, vedere la sorella minore in quello stato di prostrazione era uno spettacolo talmente insolito da ispirarle un sentimento di pietà. Anne, dal canto suo, si comportava come se nulla fosse successo, ma mentre la osservava svolgere con assoluta calma le attività quotidiane, a Katherine non sfuggiva la totale mancanza di luce nei suoi occhi, e avrebbe preferito di gran lunga vederla piangere e disperarsi, a quell’inquietante mancanza di reazioni al dolore che senza dubbio provava.
Il martedì mattina, quando fu di nuovo da sola in casa, trascorse almeno mezz’ora davanti allo specchio, rimproverandosi per la sua mancanza di coraggio e sentendosi del tutto impotente: non c’era nulla che potesse fare, né per lei, né per le sue sorelle, tranne augurarsi che il tempo avrebbe guarito le loro ferite e che il futuro riservasse alla famiglia Wilson tempi migliori.
Dopo un’ora passata a vagare per casa come un animale in gabbia, si costrinse a uscire e inevitabilmente l’occhio le cadde sull’edicola all’angolo della strada in cui abitava. Un titolo in particolare attrasse la sua attenzione: “Lily Wilson: vittima o seduttrice?”
Comprò in fretta una decina di giornali e riviste e tornò subito a casa, immergendosi nella lettura degli articoli che la interessavano. Il tono era cambiato completamente, rispetto al giorno prima: da rovina famiglie avida e senza scrupoli, Lily era passata a essere dipinta come una giovane ingenua, che si era trovata invischiata in qualcosa di più grande di lei. In alcuni casi, i giornalisti lasciavano addirittura intendere neanche troppo velatamente che la colpa fosse dell’uomo che l’aveva sedotta, ingannandola con false promesse: all’improvviso, il marito fedele e l’onesto imprenditore si era trasformato in un losco e viscido individuo, con un armadio pieno di scheletri.
Katherine sollevò il viso dall’ultima rivista senza riuscire a credere a quello che aveva appena letto. Possibile che il rovescio di fortuna che tanto si era augurata solo qualche ora prima si stesse già palesando all’orizzonte?
In quel momento, squillò il telefono. Era il direttore del giornale che, con un tono ben diverso da quello del giorno precedente, si scusava per le aspre e affrettate accuse che le aveva rivolto e la invitava a riprendere il suo lavoro, profondendosi in complimenti sul suo talento e dichiarandosi onorato di aver acquisito tra i suoi collaboratori un elemento tanto promettente.
Okay, pensò Katherine appena chiuse la comunicazione, questo era davvero troppo.
I miracoli, nella storia del mondo così come nella sua, non accadevano a meno che non ci fosse qualche essere divino che manovrava dietro le quinte per rendere possibile l’impossibile. E lei conosceva un solo essere il cui potere fosse pressoché assimilabile a quello di un dio.
“Farò in modo che tutto torni come prima…”
Katherine scosse la testa con forza, per scacciare le ultime parole di Edward Douglas Ashbourne dalla sua mente. Non aveva alcun senso. Perché avrebbe dovuto farlo? La sua ossessione per lei non poteva certo essere tale da indurlo a un simile gesto, anzi: lei l’aveva umiliato, rifiutandolo, e una sadica ritorsione per il suo ardire sarebbe stata molto più consona al personaggio di quella generosità totalmente disinteressata.
Quando Anne tornò a casa, nel pomeriggio, Katherine era ancora immersa in quelle riflessioni, senza aver fatto alcun passo avanti per risolvere l’enigma. Appena vide l’espressione di sua sorella, capì che il cielo benevolo aveva elargito loro un altro dono inaspettato: tutta la luce era tornata negli occhi di Anne, che sorrideva radiosa illuminando lo spazio circostante con la sua ritrovata felicità. In breve tempo, venne a sapere che Thomas era andato a cercarla a scuola e, dopo essersi esibito in una perfetta interpretazione del lupo cattivo di fronte alla scolaresca entusiasta, si era messo in ginocchio, le aveva chiesto perdono e l’aveva scongiurata di sposarlo, tra le urla d’incoraggiamento dei suoi piccoli alunni.
Katherine avrebbe voluto chiederle se lui le aveva spiegato le ragioni di quel cambiamento di rotta, visto che solo pochi giorni prima il timore di infangare il nome della sua famiglia era parso poter essere più forte dell’amore che provava per lei. Ma non lo fece, non solo perché temeva di turbare la felicità della sorella, ma anche perché in realtà non voleva conoscere la risposta alla sua domanda: se avesse avuto la prova che c’era lui, dietro tutti quei doni meravigliosi, il dolore per aver dovuto rifiutare quello che le offriva sarebbe diventato intollerabile.
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