NEGLI OCCHI DEL DRAGO - Capitolo 12 di 15

Scritto il 15/07/2026
da PAOLA GIANINETTO


La felicità regnava sovrana, nella casa al limitare della foresta.

Le sorelle si sposarono a breve distanza l’una dall’altra e il padre ebbe la gioia di vedere in gran parte realizzato l’ultimo desiderio della sua amata sposa. Ma un’ombra offuscava la sua letizia: la terza figlia, dopo la partenza delle due sorelle, diventava ogni giorno più silenziosa e più triste.

«Che ti succede, figlia mia?» le chiese un mattino, quando lei scese per colazione con il volto segnato dal tanto piangere. «Se è per il tuo futuro, che ti stai crucciando, non temere: presto anche tu, come le tue sorelle, incontrerai un bravo giovane che vorrà fare di te la sua sposa.»

«No, padre» rispose la ragazza, sospirando. «Ho rifiutato l’unico sposo che il mio cuore potrà mai desiderare e la cosa peggiore è che, nel farlo, l’ho condannato alla disperazione e forse persino alla morte.»

Il padre la consolò come poteva e cercò di convincerla che forse non tutto era perduto: doveva tornare da lui e chiedergli perdono, confessandogli il suo amore. La fanciulla non volle dargli ascolto, certa che lui non l’avrebbe più voluta, dopo il modo orribile in cui l’aveva trattato. Per non spaventare l’amato padre, non aggiunse altro. Ma nel profondo del cuore temeva che il drago, tradito e rinnegato dopo tutto quello che aveva fatto per lei, se fosse tornata al castello l’avrebbe punita divorandola.

Passò ancora qualche giorno e la giovane smise quasi del tutto di mangiare e di dormire. Una notte, sfinita, cedette al sonno e il drago venne a trovarla in sogno, gli occhi rossi così come li aveva visti l’ultima volta, carichi di un indicibile dolore. Si alzò dal letto all’alba, sentendosi forte e risoluta, nonostante le molte privazioni. Salutò il padre e, per la seconda volta, si avventurò nella foresta.

Dopo tre giorni di cammino, giunse ai piedi della rupe in cima alla quale sorgeva il castello e alzò lo sguardo al cielo: la montagna era così alta che non riusciva a scorgerne la vetta, nascosta da nuvole nere e tempestose, e così ripida che nessuno avrebbe osato tentare di scalarla.

La ragazza gettò via quel che rimaneva delle provviste che aveva portato per il viaggio e si aggrappò con le dita a una sporgenza della roccia, decisa a non arrendersi, se non alla morte. La scalata era lenta e faticosa, e man mano che saliva si faceva più scoscesa: la roccia era tagliente sotto le sue mani e l’umidità la rendeva infida e scivolosa. A poco a poco, tutte le forze l’abbandonarono e quando le dita sanguinanti scivolarono sull’appiglio a cui erano aggrappate, la fanciulla guardò in alto e disse addio al suo amore e alla sua vita, lasciandosi cadere nel vuoto.

Stava precipitando da meno di un secondo, quando vide una sagoma scura bucare il muro delle nuvole e scendere in picchiata verso di lei. Il drago aprì le gigantesche ali nere e la prese delicatamente tra gli artigli delle sue enormi zampe, risalendo veloce verso la cima della montagna.





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