Scritto il 09/07/2026
da ELEN T. D.


Zona Darsena, Ravenna.

28 febbraio 1994 ore 18,05

 

«Indovina quanto ho preso all’esame di Psicologia dello sviluppo? Trenta e lode. Stasera festeggio, esco con una compagna di università. È un casino di tempo che non esco con qualcuno. Credo che tu mi abbia rovinato per qualsiasi uomo, sai? Comunque, se prima avevo dei dubbi, studiare tutta quella roba mi ha chiarito una cosa: non sarò mai madre, è impossibile crescere un bambino senza creare danni irreparabili alla sua psiche. Eviterò.»

Gioia non aveva idea se Giordano violasse mai le regole di sicurezza per sentire i suoi messaggi, ma voleva sperare. Scegliere le cose da dirgli la aiutava a mantenersi focalizzata sui suoi obiettivi.

Uno. Tenere duro nonostante l’incarico noioso che ricopriva. L’ufficio in sé non era nemmeno male, i colleghi erano simpatici e c’era un buon clima, solo che le saliva la bile ogni volta che veniva portata a termine un’operazione importante e che Minetti registrava un successo. E se le operazioni investigative finivano male, era anche peggio.

Due. Aveva cercato di parlare con il Questore per perorare la sua causa, ma a quanto pareva non aveva tempo per ascoltare le sue suppliche e così Gioia aveva deciso di aumentare ulteriormente le sue competenze in modo da costringerli tutti a rivedere l’incarico che le avevano affidato, prima o poi sarebbe stato chiaro che tenerla nella ragnatela della burocrazia ero uno spreco.

Tre. Un giorno quel senso di mancanza sarebbe dovuto svanire, magari domani o dopodomani, o tra una settimana guardare la segreteria non sarebbe più stato il suo primo pensiero quando rientrava a casa e l’ultimo prima di uscire.

 

 

Carcere San Vittore, Milano.

28 marzo 1994 ore 10,07

 

«Un’evasione. Ne sei sicuro?»

«Sì.»

Un silenzio attonito riempì la stanzetta adibita a studio medico all’interno del carcere.

Il sistema ormai più che consolidato per Giordano di passare le informazioni su come procedeva la missione di infiltrarsi nella ‘Ndrina dei Sulace, era quella visita periodica, una volta al mese, nella quale il medico veniva sostituito dal Vice Questore Ignazio Ruggeri in persona che da qualche mese ormai era subentrato come suo Responsabile diretto a capo di quell’operazione. Ruggeri aveva cambiato lo scopo originale di quella missione, portando il progetto che Giordano stesso aveva ideato a un altro livello. Da un lato era felice che qualcuno avesse finalmente capito la reale potenzialità e il valore di quello che stava facendo, dall’altro Ruggeri, nemmeno cinquantenne, non gli sembrava avesse l’esperienza necessaria a dispetto del suo ruolo. Inchiodato lì dentro da mesi, Giordano non aveva modo di verificare se la reale esperienza del suo supervisore fosse adeguata al merdaio in cui stavano sguazzando.

«E come avrebbe intenzione di evadere?»

Quel giorno era presente anche il nuovo Direttore del carcere insediato da poche settimane che, a parte due guardie e il suo predecessore, era l’unico a sapere che all’inter-no c’era un poliziotto infiltrato.

«Non conosco i dettagli. Mi ha solo detto di tenermi pronto. Posso immaginare però che organizzerà una specie di rivolta» suppose Giordano.

«Una rivolta?» domandarono all’unisono il Direttore e Ruggeri.

Giordano scrollò le spalle. «Ci sono decine di pretesti. Il cibo fa schifo. Celle sovraffollate. Spesso ci sono topi che girano indisturbati…»

«Ok. Ho capito. Può non sembrare, ma ci sto lavorando» rispose il Direttore piccato.

«Quindi ci sarà una rivolta durante la quale evaderete» puntualizzò Ruggeri.

«È una mia supposizione.»

«Una rivolta significa feriti, forse morti» disse il Direttore preoccupato.

«Prenda delle contromisure» ribatté Giordano, nemmeno a lui piaceva la piega che avrebbero preso gli avvenimenti, se ci fossero stati degli intoppi nel piano di evasione avrebbe dovuto scegliere tra dimostrare al suo contatto che era davvero il criminale incallito che gli aveva raccontato di essere o far saltare la copertura e mandare a monte anni di lavoro e sacrificio.

«E come dovrei fare senza avvisare gli agenti?» si lamentò il Direttore.

«Migliori gli equipaggiamenti e intensifichi gli addestramenti.»

«Già, e magari taglio anche il budget di spesa!»

«Direttore. Con tutto il rispetto, ci lascia soli? Come stai?» gli domandò Ruggeri quando il Direttore fu uscito.

«Sto di merda» rispose sollecitando il telefono.

L’altro esitò. «Non c’è altro che devi dirmi?»

«Per favore, mi faccia telefonare.»

Anche quello era uno schema consolidato: dopo aver fornito gli aggiornamenti il Vice Questore gli concedeva di chiamare fuori da quelle mura opprimenti.

Giordano prima compose il numero di casa, sua madre rispose subito. Scambiò qualche amenità, la rassicurò sulla sua salute poi compose il numero di Gioia e si bevve ogni parola del messaggio assaporando il suono della sua voce. Mise giù prima del segnale acustico e restituì il telefono. Ruggeri lo studiava pensieroso.

«Potremmo avvisarla come facciamo con tua madre.»

«No» rispose secco, poi si sporse sul tavolo per guardare meglio il suo interlocutore. «Come sa che è una donna?»

«Non mi sembri il tipo che…»

Lo interruppe. «Lei non ha la più pallida idea di che tipo sono in quanto Giovanni Prezioso. Ha scoperto il numero, vero?» non ebbe bisogno della risposta: gliela leggeva in faccia. «Come?»

L’uomo cedette. «Ho fatto rilevare le impronte.»

«Perché? Non si fida?» sibilò incazzato. «Negli ultimi due anni ho passato qua dentro trecentocinquantacinque giorni! Da quando sono all’Antimafia ho vestito più i panni di Prezioso dei miei, era necessario togliermi anche l’ultimo brandello di privacy?»

«Mi dispiace, ma sai anche tu che…»

«No! Non so un cazzo! Siete andati a cercarla?»

«No.» Lo rassicurò. «Non so neanche chi è.»

«E io dovrei crederle?»

«Senti Torrani. Capisco che la nostra collaborazione non ha avuto modo di consolidarsi prima che tu finissi qua dentro…»

«Non capisco perché a capo di questa operazione hanno messo uno fresco di concorso.»

«Non ci giri intorno tu, giusto?»

«Ho le palle sulla graticola. Tra meno di dieci minuti devo tornare dai miei amorevoli compagni di cella: uno stupratore e un pappone. Siete andati a cercarla sì o no?»

«Nessuno a parte me sa di questa cosa. Mi sono limitato a comporre il numero, ho ascoltato il messaggio e ho riattaccato.»

Giordano annuì sollevato. Bene, l’ultima cosa che voleva era che qualcuno importunasse Gioia. Sapeva che non avrebbe mai dovuto cedere fin dalla prima volta, ma non era riuscito a resistere alla tentazione di sapere se lei l’aveva davvero cancellato dalla sua vita. «Cosa diceva?»

«Come?»

«Cosa diceva il messaggio?»

Ruggeri esitò imbarazzato. «Che ha comprato un computer perché lo trova più utile di un cellulare dato che non ti può chiamare.»

Giordano accennò a un sorriso immaginando il tono ironico con il quale aveva registrato il messaggio. Anche se permetteva alle emozioni di affiorare solo in quella mezz’ora al mese, il fatto che lei continuasse a registrare quei messaggi per lui era una cosa che lo commuoveva. Tornò serio e guardò il suo capo. «Grazie. Si chiama Gioia De Rossi e la prego di non cercarla a meno che non muoia.» Il Vice Questore sussultò. «Solo in caso di morte. Sono stato chiaro?» Se fosse morto, Gioia aveva il diritto di sapere che i messaggi non li avrebbe più ascoltati nessuno.

«D’accordo.»

«E per favore, non ascolti più i miei messaggi.»

«Certo.»

«Bene» fece per alzarsi ma Ruggeri lo bloccò.

«Aspetta. Hai diritto di sapere. Non sono l’ultimo arrivato, ho dedicato vent’anni della mia vita all’antiterrorismo, crimine eversivo per la precisione.» Ruggeri studiò la sua reazione prima di proseguire. «Me ne intendo di operazioni sotto copertura, sia perché le ho eseguite da agente e poi perché le ho organizzate e dirette. Sei in buone mani.»

Giordano lo guardò con occhi nuovi, sorpreso ma anche ammirato, da NOCS aveva partecipato ad alcune incursioni che avevano lo scopo di smantellare potenziali cellule terroristiche e aveva avuto modo di vedere come lavoravano all’antiterrorismo, era molto più tranquillo ora per le sorti dell’indagine. Gioia era tutt’altro discorso, invece.

Si chiese se l’avrebbe mai più rivista ma scacciò subito la disperata emozione che minacciava di togliergli la lucidità necessaria per fare il suo dovere.

 

 

Zona Darsena, Ravenna.

13 aprile 1994 ore 20,54

 

Gioia era nervosa. Il trillo del citofono mise fine all’ennesima ispezione dell’appartamento, pulito e in ordine come non lo era da mesi. Guardò l’orologio: era in anticipo di cinque minuti, giusto il tempo di salire con l’ascensore o a piedi e sarebbe stato lì. Gli andò incontro aprendo la porta e attendendolo sul pianerottolo.

Gioia guardò Mattia Bendandi emergere dalle scale con un mazzo di fiori e una bottiglia di vino, vestito e sorridente come se dovesse andare in discoteca a rimorchiare. Si chiese se avesse preso la decisione giusta, tutto quell’entusiasmo contrastava con i termini che gli aveva chiaramente spiegato quando gli aveva proposto quegli incontri serali. Era il caso di ripeterglieli?

Il sorriso cangiante di Mattia si spense man mano che avanzava verso l’appartamento e la squadrava da capo a piedi. Gioia aveva indossato la maxi felpa grigia che le arrivava a metà coscia e che fagocitava qualsiasi forma avesse, specie i seni compressi nel reggiseno sportivo.

«Ti avevo detto di non farti strane idee» gli disse invitandolo a entrare.

«Dovevo immaginare che una come te, non scoperebbe mai con uno come me.»

Gioia sbuffò, reprimendo un sorriso mentre prendeva fiori e vino dalle sue mani. Mattia Bendandi era arrivato qualche mese prima. Era un vice ispettore tecnico specializzato in informatica, entusiasta di essere entrato in Polizia e deciso a fare la differenza. Le ricordava se stessa fino a qualche mese prima, aveva la stessa irruenza nell’esprimere opinioni non richieste e a volersi mettere in luce anche sulle sciocchezze, a questo aggiungeva anche il vizio tutto suo di parlare da solo ed esternare ogni pensiero che gli passava per la testa, senza filtri e senza curarsi di chi poteva ascoltare i suoi borbottii, a Gioia piaceva, ma ai loro superiori no, Questore in primis.

«Primo. Io sono unica e nessuna è come me, chiaro?»

«Cristallino» rispose imbarazzato rendendosi conto di quello che aveva detto.

«Secondo. Tu sei uno dei tre uomini che non mi stanno sulle palle: fattelo bastare. Ora vieni che ti faccio vedere il mio gioiellino.»

«Sei cosciente, vero, che questa affermazione potrebbe riaccendere le mie speranze? Oh, wow» esclamò appena Mattia intravide il computer che Gioia aveva portato a casa giusto il giorno prima.

«L’ho comprato facendo assemblare il meglio della tecnologia in commercio. Ci ho lasciato quasi due stipendi» disse orgogliosa, «e tu mi insegnerai a usarlo per quella cosa di cui parlavi qualche settimana fa.»

«Ah. Io ti farò da insegnante?»

«Sì. È quello che ti ho chiesto quando ti ho invitato qui.»

«Perché dovrei farlo?»

«Perché ho un grado superiore...»

«Giusto.»

«… e te lo sto chiedendo da amica.»

«L’amicizia tra uomo e donna, non esiste.»

«Con me sì, comunque avrai anche una ricompensa.»

«Davvero? Di che tipo?» chiese illuminandosi.

«Quando avrò una mia squadra, tu ne farai parte.»

«Ah. Potrei negoziare con una cosa più immediata e… di natura sessuale?»

«No» ribadì Gioia ridendo quando lui finse di essere colpito al cuore.

«Ok. Allora vediamo un po’ questo gioiellino: accenditi per me baby, fammi godere visto che qui non lo farà nessun altro!»

«Mattia» lo riprese dandogli un pugno su una spalla, «sei davvero folle.»

«Grazie per il complimento. Chi sono gli altri due? Dai, gli uomini che non ti stanno sulle palle.» Specificò quando Gioia lo guardò stranita.

«Ah. Ok. Un prete…»

«Contro un prete posso competere» esclamò entusiasta.

«… e Giordano Torrani.»

«Cazzo! Contro Torrani non c’è storia. Quindi è vero.»

«Cosa è vero?» domandò esasperata.

«Ah… oh… Be’ gira voce che tra gli uomini con cui sei andata a letto, c’è anche Torrani.»

Gioia lo guardò basita per qualche secondo, Mattia distolse lo sguardo e cercò di cambiare discorso. «Non così in fretta. Secondo questa voce, con chi altro sarei andata a letto, a parte Torrani?» domandò come se non le importasse. Invece le importava, eccome. Giordano era una ferita aperta e la faceva soffrire il dubbio che se avessero potuto stare insieme forse sarebbe potuto essere “per sempre” per quanto fosse la prima a dire che l’amore era una sciocchezza e il colpo di fulmine un’invenzione dei poeti e bla bla bla.

«Be’… Reni, ovviamente…»

«Ovviamente» il più grande abbaglio della sua vita, ma ci aveva fatto i conti da un po’ con quella storia. «Nessun altro?»

Dopo due secondi di reticenza Mattia sputò altri cinque nomi tra cui il Magistrato di Mani Pulite che era intervenuto nell’operazione di Reni. Se non altro si spiegava perché con le colleghe donne non era mai scattato il cameratismo: la consideravano una troia.

«A parte Reni, non ho scopato con nessuno di quelli che hai nominato e ti assicuro che non lo farò, eccetto Torrani» puntualizzò gelida volendo mettere in chiaro con Mattia come stavano le cose. «Se ce ne sarà occasione. Ora mettiamoci al lavoro. Parlavi di questi collegamenti tra computer diversi tramite le linee telefoniche, spiegami.»

«Sì. Bene. Mi piacerebbe molto però essere Torrani.»

«Mattia!»

«Ok. Ok. Questa cosa la stanno ipotizzando dagli anni ’60, ma solo nel 1982 hanno definito dei protocolli univoci per lo scambio dei dati e gli enti di ricerca di tutto il mondo hanno aderito decidendo di chiamarla Internet» disse illuminandosi come un albero di Natale. «Poi hanno deciso tutta una serie di cose, sia a livello di paese che globale. Qualche anno fa il CERN di Ginevra ha mappato tutto il lavoro fatto ed è nato il World Wide Web! Che significa…»

«So cosa significa, vai avanti.»

«Ok. Fino all’anno scorso, per scambiare dati tra un computer e l’altro, bisognava sapere l’indirizzo preciso all’interno del Web, ma ora c’è Mosaic che è un programma sviluppato con Unix… cosa stai scrivendo?»

«Prendo appunti. Ogni volta che nomini qualcosa che non conosco, me lo scrivo così se resta un punto oscuro, poi lo chiariremo.»

«Quegli sgorbi sono appunti?»

«È stenografia, l’ho studiata a scuola. Andiamo avanti.»

«Ma che scuola hai fatto?»

«Segretaria d’azienda» sbuffò Gioia. Non amava ricordare quel periodo, a parte l’inutilità formativa, era legato a una parte della sua vita che voleva lasciarsi dietro le spalle con tutto il suo schifo. «Stavi dicendo di Mosaic

«Sì. Mosaic è un browser e permette di muoversi all’interno della rete, anche senza conoscere gli indirizzi dei computer, sfruttando invece il fatto che i dati sono memorizzati con lo stesso formato HTML.»

Gioia si stava scrivendo tutti quei termini tecnici in modo da affrontare in uno step successivo il dettaglio del loro significato, perché era convinta che è nei dettagli che si annida e sviscera l’eccellenza.

Un lieve sorriso le affiorò alle labbra ascoltando Mattia ormai infervorato: erano quasi coetanei eppure c’era un abisso tra loro. Lui era molto intelligente anche se totalmente privo di diplomazia, ed era un tipo piacente a modo suo, nonostante il naso aquilino e i colori chiari di occhi e capelli, quando si faceva prendere dall’ansia o dalle cose che lo appassionavano, gesticolava in modo quasi ipnotico e diventava persino bello e affascinante, ma non era Giordano Torrani. Sì, non era male, però gli occhi azzurri di Mattia non la tagliavano in due come quelli di Giordano, i capelli biondi tagliati a spazzola non avevano lo stesso richiamo di quelli rossicci e spessi e le sue mani aggraziate non davano l’impressione di poter infliggere morte e piacere come quelle che ogni notte agognava su di sé. Non desiderava baciarlo, né fare sesso con lui.

«Ehi! Mi stai seguendo?»

Gioia gli sorrise. «Sì, continua pure.»

«Dicevo. Ora tutto questo è possibile solo tra enti di ricerca e istituzioni, ma sembra che debbano aprire questa possibilità anche a usi commerciali e quando accadrà… perché accadrà Gioia… potenzialmente tutti i dati del mondo saranno accessibili a tutti. La immagini questa cosa? Sarà una rivoluzione! Cambierà il modo di condividere le informazioni, tutto sarà più veloce e diretto, la burocrazia sparirà…»

«E un sacco di criminali ne approfitteranno» l’interruppe Gioia smorzando un po’ il suo fervore. «Ma tranquillo, noi saremo lì a impedirglielo.»

«Saremo lì?» chiese dubbioso.

«Puoi scommetterci. Questo sarà il mio passe-partout per andarmene dallo schifo di incarico che ricopro adesso. Fammi vedere come funziona questo Mosaic. Poi mi spiegherai anche come funziona Unix.»

«Cioè tu vuoi che ti condensi tutti i miei studi universitari in qualche serata?»

«Esattamente.»

 





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