L’alba filtrò tra le assi del granaio in lame sottili di luce dorata. Nina aprì lentamente gli occhi, per un attimo non ricordò dove si trovasse.
Poi sentì il calore del corpo di Alex contro il proprio, il suo braccio attorno alla vita, il suo petto contro la schiena.
Ascoltò il ritmo lento e profondo del suo respiro ancora immerso nel sonno.
Il cuore le si strinse con una dolcezza quasi dolorosa.
Rimase immobile, lasciando che quella sensazione la attraversasse. Percepì la paglia sotto di loro. L’odore del legno, della pioggia caduta durante la notte. E fu sopraffatta dal ricordo ancora vivo di tutto ciò che avevano condiviso in quel granaio, sotto il temporale.
Per la prima volta comprese davvero cosa significasse appartenere a qualcuno.
Non voleva lasciarlo.
Non dopo aver scoperto l’amore tra le sue braccia.
Non dopo tutte le emozioni travolgenti che lui le aveva acceso dentro.
Si voltò lentamente verso di lui. Alex si era appena svegliato, i suoi occhi scuri la osservavano in silenzio, stranamente calmi.
Quella calma le fece paura.
«Non guardarmi così», gli sussurrò, la voce incrinata.
Lui le sfiorò una ciocca di capelli.
«Così come?»
«Come se mi stessi già dicendo addio».
Alex abbassò lo sguardo, poi sospirò.
«Nina…».
Lei si sollevò su un gomito, gli occhi lucidi.
«Se il Consiglio decidesse di non accoglierti, fuggiremo».
Alex si irrigidì.
«Sei seria?»
«Certo. Potremmo lasciare il villaggio, rifugiarci in un posto solo nostro, dove nessuno potrà trovarci».
Per un attimo sul volto di lui passò qualcosa di doloroso. Infine, scosse la testa.
«No».
Quel rifiuto le trafisse il petto.
«Perché no?».
«Perché non ti chiederò di sacrificare tutto per me».
Nina si sollevò a sedere. Aveva un groppo in gola che non la lasciava respirare.
«Non sarebbe un sacrificio, ma una mia scelta».
«Sì che lo sarebbe».
Gli occhi di Alex si addolcirono, ma la sua espressione rimase ferma. Le prese il viso tra le mani, costringendola a guardarlo.
«Non puoi rinnegare la tua gente, Nina. Questo è il tuo mondo».
Lei scosse il capo, già con le lacrime agli occhi.
«Cosa farai, allora? Tornerai nelle città dei Marchiati ad aspettare la morte? In mezzo al caos?».
Alex rimase in silenzio per un istante. Le accarezzò piano una guancia.
«Perché no? Affronterò il mio destino».
«Non dirlo manco per scherzo».
«Non devi preoccuparti per me. Sono pronto».
La sua voce era calma, ma in quelle parole era racchiusa una verità che lei non era disposta ad accettare.
Si sentì devastata.
Alex poggiò la fronte sulla sua.
«Stanotte con te ho scoperto l’amore», confessò.
Le lacrime le traboccarono dagli occhi.
«Alex…».
«La morte non mi spaventa più. Perché finalmente ho vissuto davvero».
Quelle parole la spezzarono. Scoppiò a piangere.
Un pianto silenzioso, straziante. Pieno di cose che non avrebbe neppure saputo spiegare.
Alex le baciò una lacrima. Con dolcezza infinita. Tornò a cercarle le labbra, baciandola in profondità, come se volesse imprimere quel ricordo nell’anima.
Quando si separarono, lui appoggiò nuovamente la fronte alla sua.
«Abbiamo ancora una giornata».
Nina chiuse gli occhi, e Alex le accarezzò, pigro, un seno.
«Dobbiamo presentarci davanti al Consiglio al tramonto. C’è ancora tempo».
«Tempo per cosa?», chiese lei con voce roca.
«Per fare l’amore».
Nina sospirò. Si lasciò andare contro il suo petto, cercando rifugio nei battiti impazziti del suo cuore.
Alex allora la strinse forte.
Il tempo, fino al tramonto, apparteneva ancora a loro.
Non l’avrebbero sprecato.
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