Scritto il 26/07/2026
da LAURA GAY


Il sole stava già calando quando Nina e Alex raggiunsero il capanno del Consiglio. Il cielo sopra il villaggio era una distesa color rame e porpora, bella quasi in modo crudele.

Nina sentiva il cuore batterle talmente forte da farle male.

Eppure non lasciò la mano di Alex.

Le loro dita rimasero intrecciate mentre attraversavano il cortile, sotto gli sguardi silenziosi degli abitanti già radunati all’esterno. Occhi non solo curiosi, ma accusatori.

Come se tutti sapessero.

Come se la notte trascorsa con lui fosse già di dominio pubblico. Un’onta ricaduta su di lei senza possibilità di assoluzione.

Prima che potessero salire i gradini del capanno, la nonna le si parò davanti.

«Dove sei stata?»

Nina si irrigidì.

«Non hai dormito a casa», la incalzò l’anziana donna. «Il tuo letto era intatto».

Per un istante Nina non trovò le parole. Si scambiò un’occhiata veloce con Alex, e lui ricambiò il suo sguardo stringendole la mano con più forza. Un piccolo gesto, ma sufficiente a infonderle il coraggio di cui aveva bisogno.

Nina inspirò profondamente e tornò ad affrontare sua nonna.

«Ero con lui».

Il silenzio che seguì fu quasi assordante. Nina percepì su di sé gli sguardi giudicanti degli altri abitanti del villaggio, compreso quello dell’unica parente che le era rimasta. Ma la donna non aggiunse altro. Si limitò a scostarsi per lasciarli passare.

Entrarono nel capanno col cuore in gola.

L’interno era semplice, costruito in legno grezzo; l’atmosfera pesava come piombo.

In fondo alla sala, su una pedana, sedevano i membri del Consiglio. Tra loro prese posto anche sua nonna, in qualità di guaritrice del villaggio. Una delle massime autorità.

Nina e Alex si sedettero in prima fila, uno accanto all’altra. Così vicini che lei riusciva a percepire il calore della sua mano, anche dopo averla lasciata.

Il capo del villaggio, un uomo anziano dal volto scavato e gli occhi severi, si schiarì la voce.

«Alzati», intimò ad Alex.

Lui obbedì senza esitazione.

Nina lo osservò sollevarsi in piedi, la schiena dritta, il volto sorprendentemente calmo.

«Dicci da dove vieni», ordinò l’uomo. «E perché hai accettato il Marchio».

Nel silenzio assoluto del capanno, Alex rispose con voce ferma.

Parlò del caos delle città, della paura, di come il Marchio fosse stato venduto a molti come unica possibilità di sopravvivenza.

Non cercò scuse.

Non abbassò mai lo sguardo.

Quando il capo gli chiese come pensasse di inserirsi nel villaggio, Alex sospirò pesantemente.

«Lavorerò», disse semplicemente. «Farò tutto ciò che sarà necessario per dimostrare di poter vivere secondo le vostre regole».

L’uomo rimase in silenzio per qualche secondo, studiandolo.

Poi il suo sguardo si indurì.

«Ieri hai preso parte a una rissa». Gli occhi si strinsero come spilli. «Noi siamo gente pacifica. Viviamo in armonia. Non vogliamo teste calde tra noi».

«È stato Jacob a iniziare!» Nina parlò ancor prima di riflettere.

Si alzò di scatto. Il cuore le martellava in petto come un tamburo di guerra.

«Posso testimoniarlo. Ero presente».

Per un attimo il capo sembrò voler considerare il suo intervento, ma la voce di sua nonna tagliò l’aria come un coltello.

«Il Consiglio non può accettare la testimonianza di una persona che ha trascorso la notte con il Marchiato. Sarebbe inevitabilmente di parte».

Nina si voltò verso di lei, colpita in pieno. Il volto le andò a fuoco, mentre un mormorio concitato si diffondeva nel capanno. Sentì il rossore salirle fino alle guance, al collo, alle orecchie.

Aprì la bocca, ma nessuna parola uscì.

Infine, si risedette con la morte nel cuore.

Per la prima volta il dubbio di non farcela la trafisse davvero.

E se tutto l’impegno che ci aveva messo non fosse stato sufficiente? Se non fosse servito a salvarlo?

Il Consiglio si ritirò per deliberare.

I minuti che seguirono parvero interminabili. Nel capanno il silenzio era così fitto che Nina riusciva a sentire il proprio cuore battere rapido, quasi doloroso.

Accanto a lei, Alex sedeva immobile.

Quando gli sfiorò la mano, si accorse che le sue dita erano tese. Nervose. Per la prima volta da quando lo conosceva, lo vide davvero in bilico.

Un attimo dopo, il capo del villaggio tornò al proprio posto col resto della commissione. Rimase in piedi, le mani poggiate sul tavolo.

Tutti trattennero il fiato.

«Abbiamo preso una decisione».

La voce dell’uomo risuonò nel capanno come un colpo di cannone.

Nina strinse il bordo della panca, fino a far sbiancare le nocche.

«Il ragazzo potrà essere accolto nel villaggio».

Un mormorio attraversò la sala. Nina rilasciò il respiro.

«Ma a una condizione», proseguì l’uomo. «Dovrà diventare uno di noi. Rinnegare Satana e liberarsi del Marchio».

Alex sollevò lo sguardo, cercò quello di Nina, quasi a volerle chiedere il significato di quella frase.

Il capo continuò: «Esiste un solo modo. Un Incontaminato dovrà donargli il proprio sangue puro, affinché il Marchio venga spezzato e lui possa rinascere come membro del villaggio».

Alex parve perdere il controllo per la prima volta. Una sottile linea di sudore gli brillò sulla fronte.

Il capo lo fissò.

«Qual è il tuo gruppo sanguigno?».

Lui esitò.

«Zero negativo».

Nella sala si diffuse un nuovo brusio, e Nina sentì il peso di quel silenzio.

Era un gruppo raro.

L’uomo si voltò verso i presenti.

«C’è qualcuno disposto a offrire il proprio sangue per il Marchiato?».

Il silenzio che seguì fu quasi insostenibile. Nina guardò i volti degli altri abitanti. Occhi bassi. Espressioni incerte.

Nessuno si mosse.

Allora si alzò.

«Lo farò io». La sua voce ruppe il silenzio come una lama di luce. «Ho il suo stesso gruppo sanguigno. Zero negativo».

Prima che potesse aggiungere altro, sentì la mano di Alex chiudersi attorno al suo polso.

«Non farlo».

Lei sbatté le palpebre, sorpresa.

«Perché?».

Alex serrò la mascella.

«Non voglio che tu sfidi il villaggio per me. Non voglio che tu corra dei rischi».

A quelle parole, Nina sentì qualcosa sciogliersi dentro. Gli sorrise, con gli occhi velati di lacrime.

«Alex, è solo una trasfusione».

In quel mentre anche la nonna si alzò. Guardò prima Nina, poi Alex. Il capanno cadde di nuovo nel silenzio.

«Il donatore non corre rischi». Stavolta il suo sguardo non era ostile. Possedeva una calma antica, quasi benevola. «Il rituale è sicuro. Non lo avremmo proposto, altrimenti».

Poi i suoi occhi si posarono sul ragazzo.

«Se davvero vuoi appartenere a questo luogo, lascia che sia il sangue di chi ti ama a purificarti. A darti una nuova vita».

Le parole colpirono Alex nel profondo.

Per un lungo istante rimase immobile.

Infine, lasciò lentamente il polso di Nina e annuì.

Il capo batté una mano sul tavolo.

«Allora è deciso. Da questo momento, Alex viene accolto come membro effettivo del villaggio degli Incontaminati».

Nina si voltò verso di lui col cuore in gola. Alex la strinse con una forza che sapeva di promesse, gratitudine e amore sopravvissuto alla paura. Nina gli si aggrappò, lasciando che il sollievo la avvolgesse.

Quando Alex la baciò davanti a tutti, nel silenzio del capanno, non provò più vergogna.

Solo appartenenza.

Fuori il sole tramontava nei campi, il cielo si incendiava di un colore rosso fuoco. E Nina comprese che nulla sarebbe più stato come prima.

Per la prima volta due mondi avevano smesso di combattersi.

Avevano scelto di unirsi.

E nel sangue condiviso, nel coraggio di un amore nato contro ogni logica, Nina e Alex trovarono qualcosa di molto più grande della salvezza.

Trovarono un futuro insieme.

 



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