Aidan dormiva tranquillo nel letto che ormai condividevano da mesi.
Seduta sulla fredda rientranza ricavata nel vano della finestra, Glenna guardava la luna piena e pallida nel cielo stellato.
La sua luce argentata le ricadeva sul corpo rannicchiato, avvolto nel confortante tartan verde della sua “famiglia”, del suo clan.
Mancavano dieci giorni a Alban Heruin, il Solstizio d’Estate, e i preparativi per organizzare la festa che celebrava il giorno più lungo dell’anno erano iniziati.
Bisognava pensare ai grandi falò intorno ai quali la gente avrebbe danzato per rispettare il rituale protettivo che celebrava il giorno dedicato al fuoco.
Era il tempo della maturazione dei frutti, dei prodotti della terra, della prosperità. Il giorno ideale per la raccolta delle erbe, per la divinazione e per la fertilità.
Il giorno in cui il clan MacBain avrebbe fatto ritorno a Glenrock per rivendicare il rispetto del patto di matrimonio tra suo marito e un’altra donna.
Al solo pensiero il cuore di Glenna tremò e per un attimo sembrò spezzarsi.
Si strinse il plaid al petto e inspirò il profumo maschio di Aidan che lo ricopriva.
Come avrebbe fatto a rinunciare a lui? Si chiese mentre le lacrime le bruciavano negli occhi.
In quei pochi mesi aveva imparato ad amarlo come non aveva mai amato nessuno in tutta la vita e tra le sue braccia aveva trovato una felicità che non avrebbe mai sognato di poter provare.
Lei sapeva che lui l’amava, glielo aveva detto più e più volte nelle lunghe notti di passione che avevano condiviso.
Eppure, nonostante il loro impegno e la loro dedizione, il matrimonio non era stato benedetto e quella sera lei aveva iniziato a sanguinare.
Non aspettava nessun bambino.
Dopo il primo entusiasmante mese durante il quale avevano condiviso il letto ogni notte, lei era convinta di portare in grembo suo figlio, ma così non era stato e dal mese successivo aveva fatto tutto quello che poteva per sconfiggere la sua sterilità.
Tutti gli insegnamenti e i consigli delle anziane donne del villaggio erano stati seguiti con maniacale attenzione.
Aveva sepolto tre sassi di fiume della stessa grandezza sotto le radici di una quercia piegata dal vento. Aveva bevuto un decotto di erbe magiche raccolte quando la rugiada le ricopriva ancora, ogni mattina, per un mese intero. Aveva sparso bianche bacche di vischio sotto al letto ogni sera al tramonto senza che lui la vedesse e aveva cucito di nascosto nelle pieghe degli abiti un mazzetto di menta e ginepro, legati insieme con un nastro azzurro, ma niente.
Quel bambino che tanto desiderava dargli non era arrivato e adesso non le restava più tempo.
Ricacciò il nodo che le serrava la gola e trattenne un singhiozzo che minacciava di sfuggirle dalle labbra per diventare pianto.
Chiuse gli occhi e appoggiò il capo contro la fredda pietra dietro di sé, sentendosi invadere da quel gelo fin nelle ossa.
Pensò che avrebbe dovuto abituarsi a quella morsa pungente, a quella sensazione di desolato rigore, e che avrebbe dovuto conviverci quando non fosse stata più la moglie di Aidan.
Quando sarebbe stata niente.
Ma in quella fredda e dolente solitudine, due forti braccia la cinsero, sollevandola dalla sua nicchia di pietra per avvolgerla in un confortante tepore.
«Perché non dormi Leannan?» le chiese sedendosi sul bordo del letto e cullandola come se fosse una bambina.
Da un po’ aveva preso a chiamarla con quell’aggettivo affettuoso che significava “amore mio” e lei si era illusa di poter davvero essere sua, il suo amore, per sempre.
Il corpo nudo e caldo di Aidan la stringeva e la riscaldava regalandole una tale sensazione di completezza che non riuscì a trattenersi oltre e iniziò a singhiozzare contro il suo petto.
«Vuoi dirmi perché stai piangendo?» chiese gentilmente mormorando tra i suoi capelli, mentre non smetteva di cullarla.
«Non voglio lasciarti» riuscì a dire con fatica, con la voce rotta.
«E infatti non mi lascerai» la rassicurò lui afferrandole i polsi per allontanarla e poterla guardare negli occhi.
«Perché mai dovresti?» chiese sorridendole come se avesse fatto un brutto sogno.
Lei liberò una mano asciugandosi le guance e tirò su col naso trattenendo le lacrime.
«Ho iniziato a sanguinare. Non avremo nessun bambino» ammise costernata.
Si sistemò i capelli dietro le orecchie e cercò di ricomporsi ora che lui la guardava.
Non voleva dirgli addio con gli occhi gonfi e il naso rosso.
«Noi avremo un “gregge” di bambini» disse lui scoppiando in una fragorosa risata. «Non questo mese, non questa volta … ma li avremo.»
Le accarezzò il viso e cercò di richiamarla tra le sue braccia ma Glenna si divincolò dolcemente.
«No, mio Signore,» disse ricordandogli il suo ruolo «tu hai stretto un patto con il clan dei MacBain. Il Solstizio d’Estate è giunto e quel patto dovrà essere rispettato.»
«Non rinuncerò a te, stanne certa. A costo di una faida.»
«Non dirlo» lo bloccò mettendogli le dita sulle labbra. «Non pensare di chiedere alla tua gente di morire per colpa mia.»
«È anche la “tua”gente, Bhean. Tu sei la loro Lady adesso e si batteranno per te come lo faranno per me.»
«Il disonore ricadrà sul nome del MacLellan se non terrai fede per la seconda volta all’accordo. I MacBain saranno costretti a muovere guerra per un simile affronto e molta gente morirà.»
«Non sono discorsi per la tua testolina, moglie» ribattè irrigidendosi un po’, costretto alla verità da quanto lei aveva detto. «Lascia a me il compito di stabilire cosa fare con i MacBain.»
Si lasciò ricadere sul letto e l’attirò a sé per baciarla con passione, tirandosela addosso.
Glenna non poté fare altro che rispondere, con quell’amore che la dilaniava e ardeva come fuoco dentro di lei.
Mancavano alcune ore al nuovo giorno e poteva concedersi ancora un po’ di tempo con lui.
Assecondò quel bacio sospirando di piacere e modellò il corpo contro il suo per godere del contatto con la pelle calda.
Soddisfatto della muta risposta della moglie, lui alzò il viso per guardarla con gli incredibili occhi fiordaliso.
«Ti ho detto molte volte che non mi piace essere costretto a fare cose che gli altri decidono al posto mio.»
La baciò di nuovo con dolcezza.
«Ti amo Glenna, e nessuno mi obbligherà a rinunciare a te senza combattere.»
«Ti amo anche io, Aidan» ammise nascondendo il volto contro il suo collo e lasciando che quel respiro tranquillo la cullasse, aiutandola a dimenticare per un momento i dubbi e le paure del suo cuore.
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