Il sonno non era arrivato.
Aveva aspettato che lui si riaddormentasse e poi aveva raccolto le sue poche cose, attenta a non fare nessun rumore.
Il piccolo fagotto che teneva in mano non sarebbe stato un problema durante il tragitto.
Conteneva solo uno scialle, un sacchetto con delle erbe, e un pezzo del sapone che lei stessa aveva preparato per tutto il clan. Guardò con dispiacere il Penannular brillare sulla cassapanca accanto alla finestra. La bella spilla che le aveva regalato quasi tre mesi prima e che non aveva mai più tolto di dosso sembrava ammonirla per quell’abbandono.
L’avrebbe lasciata lì, perché era troppo prestigiosa per una come lei, come era troppo prestigioso il suo stesso sposo.
Ciò che davvero avrebbe pesato come un macigno era il suo cuore in pezzi, mentre lasciava per sempre Glenrock e suo marito.
Lui le aveva detto di amarla, e il Signore sapeva quanto lei amasse lui.
Proprio per questo, non poteva accettare che scoppiasse una faida per colpa sua e Aidan non le aveva dato altra scelta che andarsene.
Lo conosceva ormai abbastanza bene da sapere che non avrebbe mai cambiato idea. Gigante biondo e cocciuto. Piuttosto avrebbe lasciato che centinaia di vite finissero in un lago di sangue pur di non soccombere all’imposizione dei MacBain.
Si sarebbe infuriato quando avesse scoperto la sua fuga, ma poi avrebbe finito con il rassegnarsi a sposare qualcuno del suo rango.
Diede un ultimo sguardo alla sua sagoma distesa nel loro letto e inghiottendo il nodo che le si era formato in gola, si obbligò a richiudere la porta alle spalle.
Scese le scale nel silenzio della notte e attraversò la sala grande fino alle cucine dove sapeva di trovare un’uscita che dava direttamente sui campi. Considerò fosse meglio così, sgattaiolare via con il buio, piuttosto che davanti all’intera comunità. Avrebbe avuto solo qualche ora di vantaggio prima dell’alba ma avrebbe fatto del suo meglio per raggiungere il suo vecchio villaggio e da lì cercare un passaggio a sud.
Non aveva idea di cosa avrebbe fatto, ma poteva offrirsi come sguattera altrove, doveva solo trovare un posto dove nascondersi e riprendere la vita incolore che aveva condotto sino a qualche mese prima.
Avrebbe avuto i ricordi e se li sarebbe fatti bastare.
Mise un piede oltre il vano d’uscita che dalla cucina dava sull’orto ed ebbe un ripensamento.
Tornò fino al tavolo e prese una pagnotta, lasciando al suo posto un rametto di timo. Disegnò sulla farina rimasta un cerchio che lo racchiudesse, per lasciare un saluto a Moyra.
Lei avrebbe capito.
Si asciugò una lacrima e si gettò fuori dal castello con rabbia.
Corse per un po’, lasciandosi Glenrock alle spalle e riuscì a uscire dalle mura di cinta da un buco dal quale passava appena, eludendo l’attenzione degli uomini di guardia.
Una volta fuori ricominciò a correre e andò avanti senza voltarsi finchè il dolore al fianco non la obbligò a rallentare.
Camminò e corse seguendo la strada principale e tagliando per i prati, dove le dolci colline erbose lo permettevano.
La rugiada del mattino le aveva gelato i piedi e le caviglie ma non era nulla in confronto al ghiaccio che sembrava ricoprirle il cuore a ogni passo che la allontanava da lui.
Perchè non era rimasta incinta?
Perchè nella sua vita, per una volta, le cose non potevano andare semplicemente come lei si era augurata?
Mentre l’alba tingeva l’orizzonte di rosa, le nuvole si addensarono sopra di lei, nere come l’umore che la accompagnava e la pioggia iniziò a scrosciare.
«Maledizione» imprecò tra sé.
Un paio di lampi squarciarono il cielo illuminando il suo faticoso cammino, seguiti dai boati dei tuoni in lontananza.
Sembrava passato un secolo da quando aveva percorso quella stessa strada al contrario, diretta verso la sua nuova vita di donna sposata, piena di speranza per un futuro che aveva impiegato poche settimane a rivelarsi miserabile.
Era rimasta con Angus solo poco più di sei mesi, prima che si facesse ammazzare, ma aveva imparato da subito a schivare la sua furia.
Quando beveva diventava violento, e beveva ogni giorno.
La sua rabbia scoppiava all’improvviso, ogni volta per un motivo diverso, e lei aveva presto capito che non c’era un modo per potersene mettere al riparo se non scappare.
Una volta l’aveva battuta così tanto che aveva perso i sensi e quando si era svegliata lui non c’era più.
Si era trascinata in un angolo della casa e aspettato di stare meglio.
Il giorno dopo lui non era tornato e il suo ciclo era iniziato.
Allora aveva ringraziato il cielo di non essere incinta, o di aver abortito per le botte, e da quel giorno non lo aveva più lasciato avvicinare.
Lei correva veloce, e lui era sempre ottenebrato dall’alcool quindi non era più riuscito a metterle le mani addosso.
Forse i calci che le aveva dato nella pancia l’avevano resa sterile pensò all’improvviso.
In tal caso, a maggior ragione non poteva restare sposata con Aidan.
Un groppo in gola le ricordò dolorosamente quanto le costasse lasciarlo.
Lui era così diverso, premuroso e gentile. Generoso nel ricoprirla di doni, come nel talamo nuziale.
Sentiva ancora le sue mani addosso, il suo profumo nella mente. Poteva quasi vederlo anche in quel momento, biondo e selvaggio come un Dio … a cavallo?
Lanciando un urlo realizzò che davanti a sé non aveva un’allucinazione, era Aidan in carne e ossa a cavallo, muto sotto una pioggia scrosciante, e la guardava furioso.
Accanto a lui il suo fedele amico Robert, qualche metro più indietro la osservava con altrettanta acredine.
«Vattene Rob,» lo sentì gridare «devo scambiare due parole con mia moglie.»
L’uomo però esitava, e restava fermo sul suo cavallo nero, restio a obbedire.
«Vattene,» ripeté senza mai smettere di fissare Glenna «credo di avere diritto a una spiegazione privata.»
Con evidente malavoglia, l’uomo girò il destriero allontanandosi in direzione di Glenrock, lasciandoli soli a fronteggiarsi in mezzo alla brughiera e alla tempesta.
Glenna scattò di lato e tentò inutilmente di fuggire, schivandolo.
La raggiunse in due falcate, impennando il cavallo davanti a lei che fu obbligata a fermarsi.
«Dove pensavi di andare, Bhean?» ringhiò sovrastando il temporale.
«Lontano» rispose testarda riprendendo a camminare.
Il frastuono dei tuoni faceva tremare la terra intorno a loro e lampi di luce squarciavano il cielo scuro ma lei caparbiamente continuava a mettere un piede davanti all’altro.
Qualche secondo dopo si sentì afferrare per il fianco e caricare senza tante cerimonie in groppa al cavallo, a testa in giù e sedere all’aria.
«Lasciami andare» strillò scalciando, nel tentativo di liberarsi.
«Stai ferma, o rischierai di farti del male» l’ammonì schiacciandola con una mano contro il dorso dell’animale.
«Pensavi davvero che ti avrei permesso di lasciarmi?» domandò rabbioso mentre la pioggia scrosciava su di loro sempre più violenta.
Un fulmine cadde sulla collina di fronte a loro e Glenna lanciò un urlo di terrore.
«Ben ti stà» sibilò tra i denti mentre dirigeva il cavallo verso un boschetto non lontano.
Si chinò su di lei inoltrandosi sotto gli alberi e Glenna percepì sulla schiena il calore del suo corpo, e la rabbia che lo faceva fremere.
Giunto in un punto che ritenne adatto arrestò il cavallo, la afferrò per un braccio e la scaricò a terra malamente, facendola atterrare su un tappeto di muschio e aghi di pino.
Rimase a guardarla dall’alto, per qualche secondo, sfidandola a muoversi da lì.
Con notevole sforzo smontò a sua volta per raggiungerla sotto quel riparo di fortuna.
Glenna notò che trascinava la gamba destra ed ebbe l’impulso di alzarsi per andare ad aiutarlo.
Aidan se ne accorse e le intimò con la mano di restare dove si trovava.
«Non provare a compatirmi» l’avvisò con astio lasciandosi scivolare accanto a lei «è colpa tua se ci troviamo in mezzo alla tempesta piuttosto che al riparo e al caldo.»
La fissò con due lame azzurre e fredde come il ghiaccio ma si accorse che tremava tutta e lo sguardo perse un po’ della sua aggressività.
«Come hai osato lasciare Glenrock e il mio letto, come una ladra, senza una parola …»
«Non ci sono parole che non siano state dette» lo interruppe caparbia. «Ho tentato in tutti i modi di farti capire che dovevi annullare il matrimonio ma tu non hai voluto ascoltarmi. Mi hai obbligato ad andarmene.»
«Annullare il nostro matrimonio …» mormorò in tono deluso.
«Sei il Signore di Glenrock!» lo aggredì lottando contro le lacrime. «Non puoi fare ciò che vuoi, sei tenuto a fare ciò che devi.»
«Non mi dire quello che posso o non posso fare, moglie» la aggredì in risposta. «Sono il Signore di Glenrock e proprio per questo farò “esattamente” quello che voglio» precisò con arroganza. «Non riesco a credere che tu abbia trovato il coraggio di lasciarmi.»
«Perché sono “solo” una sguattera?» lo sfidò alzando il viso a incontrare i suoi occhi furibondi.
«Perché stanotte ti ho detto che ti amo!» sbraitò a una spanna dal suo viso. «Tu hai risposto che ami me,» le ricordò in tono amareggiato battendosi il petto «e meno di tre ore dopo te ne sei andata senza voltarti indietro.»
Fremeva di rabbia al ricordo di quando si era svegliato e non l’aveva trovata accanto a sé.
All’inizio aveva pensato che si fosse alzata per andare a occuparsi delle solite mille mansioni, che ormai non le competevano più ma che si ostinava a svolgere. Poi aveva visto il Penannular abbandonato sulla cassapanca e un brivido gli aveva attraversato il corpo.
Mancava solo il suo scialle liso, e quell’orribile vestito azzurro che avrebbe dovuto bruciare.
Aveva lasciato tutto il resto e se n’era andata.
Rimasero a fronteggiarsi in silenzio, entrambi arrabbiati e ansimanti.
La pioggia scorreva a rivoli sul suo bel viso, appiccicandogli i capelli al capo e costellando le ciglia bionde di piccole gocce luccicanti.
Dietro quell’espressione ostile, Glenna vide la sofferenza per quello che lui riteneva un tradimento, e il cuore le si spezzò al pensiero che soffrisse a causa sua.
Gli occhi si riempirono di lacrime perché sapeva di non avere la forza per combattere il sentimento che li univa.
Aveva deciso di rinunciare a lui per salvare delle vite ma non poteva fingere di esserne felice, guardandolo negli occhi.
«La vita di tantissime persone sarà sacrificata a causa nostra» decretò scuotendo il capo con la voce rotta.
«La mia vita sarà spezzata… se tu mi lascerai» le disse prendendole le mani tremanti tra le proprie.
Glenna si perse in quel mare di azzurro struggimento e si gettò tra le sue braccia, stringendolo e baciandolo.
Arrendendosi a lui.
Un bacio disperato, di sconfitta, un bacio di liberazione per una scelta che non era mai stata quella del cuore.
«Non ho mai voluto lasciarti» ammise prendendo il suo viso tra le mani e sperando che vedesse la verità nei suoi occhi. «Credevo fosse la cosa giusta da fare liberarti di un legame che ti costringe a scegliere tra me e la pace con i MacBain.»
«Torna a Glenrock insieme a me, è quello il tuo posto.»
«Non sono forte abbastanza per affrontare ciò che succederà» ammise nascondendo il viso contro il suo petto.
«Sei la persona più forte che conosco» la schernì lui accarezzandole i capelli. «L’unica donna che voglio al mio fianco.»
Le diede un ultimo bacio, mentre la tempesta si chetava come i loro cuori in tumulto e il sole si rivelava a est, verso le torri di Glenrock.
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