Scritto il 07/08/2026
da BARBARA RIBONI


Una fervida attività animava la corte interna da ore e coinvolgeva tutti gli abitanti del castello creando un’allegra atmosfera caotica.

Le donne si affaccendavano intorno al forno, per cuocere le forme di pane che in breve tempo avrebbero riempito l’aria del loro profumo inebriante.

Gli animali da cortile, solitamente liberi di scorrazzare ovunque, dovevano essere confinati in appositi recinti e i bambini si divertivano a correre loro dietro per rinchiuderli.

Due ragazzine erano impegnate a distribuire acqua agli uomini che stavano allestendo i tavoli per i banchetti e si disputavano il diritto di portare il secchio.

Aidan si raddrizzò massaggiandosi la spalla intorpidita dopo aver scaricato a terra un grosso tronco che, insieme a due dei suoi uomini, aveva trasportato nel grande prato dove stavano allestendo la festa di Alban Heruin.

Aveva ormai riacquistato l’uso delle gambe completamente e, anche se zoppicava ancora un po’ dalla gamba destra, era soddisfatto dei progressi che pian piano gli avevano consentito di tornare ad avere una vita normale.

Si allenava da settimane con i ragazzi, aveva ripreso a cavalcare per ore e a cacciare. I muscoli, all’inizio un po’ atrofizzati dalla lunga permanenza a letto, erano tornati tonici e vigorosi come prima dell’incidente. Doveva tutto a Glenna e alla sua caparbia nel fargli bere quegli orribili intrugli che preparava.

Alle misture profumate con le quali gli massaggiava i muscoli, con quelle mani meravigliose, senza mai stancarsi.

La cercò con lo sguardo tra la sua gente, convinto di trovarla indaffarata nella preparazione di tavoli e falò in vista del banchetto all’aperto che si sarebbe tenuto quella sera, ma non la vide.

«È nell’orto esterno alle mura» lo informò in quel momento Robert senza smettere di montare le assi destinate ai tavoli sopra ai cavalletti disposti nel grande cortile interno.

Aidan non si stupì della perspicacia dell’uomo.

Rob sembrava sempre concentrato su ciò che stava facendo ma allo stesso tempo, pareva essere costantemente informato su tutto quello che accadeva intorno.

Era dotato di un incredibile acume e spesso anticipava la risposta ancor prima che lui facesse la domanda.

Come in quel caso.

Scrutò la grande porta che conduceva all’esterno, indeciso se andare a dare un’occhiata o meno.

Non era preoccupato per la sicurezza di Glenna, nessun MacBain l’avrebbe nemmeno sfiorata di certo, ma sinché quella storia non avesse preso una direzione precisa preferiva non perderla di vista.

«Ho mandato Thomas a tenerla d’occhio» aggiunse il suo secondo con noncuranza.

Dio, a volte era davvero irritante.

«Bene,» gli rispose iniziando a inchiodare un’asse al supporto di base di uno dei tavoli «meglio non rischiare.»

Rob alzò lo sguardo verso le mura esterne del castello che circondavano tutta la corte e abbracciavano il maschio centrale, le scuderie, il mulino e i forni dove gli abitanti potevano macinare il grano e poi cuocere il proprio pane.

Accanto al pozzo alcune donne erano impegnate a riempire dei secchi che venivano distribuiti ai ragazzini in attesa di rendersi utili.

«Le mura sono fortificate Aidan, e gli uomini sono tutti allertati. Se i MacBain dovessero decidere di cercare rogne, ci troverebbero preparati.»

«Non ho dubbi, anche se preferirei non avere scontri con i nostri vicini.»

«Dipenderà da cosa faranno William MacBain e i suoi fratelli,» rispose l’uomo sollevando una nuova asse per posizionarla accanto a quella che Aidan aveva inchiodato.

«Qualsiasi cosa dovessero fare, non gli permetterò di togliermi mia moglie.»

Con un colpo deciso fece calare il pesante martello sul legno e continuò a colpire con energia, sperando di sfogare un po’ della sua frustrazione.

Passò a un’altra asse e poi a un’altra ancora fino al tardo pomeriggio, quando tutti i tavoli furono montati e i grandi falò iniziarono a mandare alto nel cielo il riflesso rosso e arancio delle loro fiamme.

Lunghi spiedi di cacciagione vennero posti ad arrostire sotto la supervisione attenta degli anziani, mentre grosse trote farcite di erbe furono nascoste tra le braci calde, affinché fossero cotte lentamente entro sera.

Aidan e i suoi uomini stavano tornando dal vicino lago accanto al quale sorgeva il castello, dopo un lungo bagno che aveva rimosso sudore e polvere.

Risalendo il crinale che dalla piccola spiaggia portava alle terre intorno alle mura, gli uomini ridevano e scherzavano eccitati dalla festa che di lì a poco avrebbe avuto inizio.

Dai villaggi vicini la gente dei MacLellan stava arrivando per partecipare alla notte più lunga dell’anno.

I mercanti e gli artigiani avrebbero esposto la propria merce lungo il perimetro interno e concluso buoni affari fino all’alba.

Il banchetto offerto dal barone sarebbe stato accompagnato da canti, balli e gare di forza.

Al termine della cena le ragazze nubili del villaggio avrebbero partecipato al lancio della coroncina di fiori su un palo appositamente allestito con ghirlande e, a seconda dell’esito del lancio, avrebbero saputo il loro destino in amore.

I fiumi di birra e di whisky avrebbero scaldato i cuori e non solo quelli, e alla fine, quando il buio fosse finalmente giunto, tutti quelli ancora abbastanza svegli e sobri avrebbero fatto il tradizionale bagno lustrale, festeggiando sulle rive del lago fino alle prime luci dell’alba.

Era un’occasione che tutti i giovani maschi sani del clan aspettavano per rubare un bacio, o qualcosa di più, alle loro amate.

Aidan sorrise ripensando agli anni precedenti e alle molte donne che aveva avuto in quelle notti degli anni passati.

Vedendo Glenna andargli incontro sul prato costellato di piccole margherite bianche, si sentì in pace come mai era stato e seppe che in futuro non avrebbe voluto nessun’altra all’infuori di lei.

Era stregato da quella donna, irrimediabilmente innamorato di sua moglie.

E felice.

I capelli neri, trattenuti da due sottili trecce ai lati del viso, erano lucidi e selvaggi. Addosso portava un leggero abito color dell’erica che, sferzato dal vento, le aderiva alle forme e segnava le gambe snelle mentre correva verso di lui.

Sembrava una ninfa dei boschi, con le guance rosate sull’incarnato color latte.

Coperto solo dal tartan drappeggiato attorno al corpo nudo la raggiunse e la sollevò in aria, baciandola con trasporto.

«Aidan, lasciami» rise lei cercando di liberarsi dal suo abbraccio. «Sei completamente fradicio.»

Lui la rimise a terra e le diede un ultimo delicato bacio prima di scrollarsi la lunga capigliatura bagnata, coprendola di migliaia di goccioline d’acqua.

Con un gridolino divertito Glenna scappò verso l’entrata del castello e lui si mise a rincorrerla mentre i suoi uomini, subito dietro, si lasciavano andare a risate e battutacce sulla sua incapacità di acchiappare la moglie.

Dal camminamento della torre del mastio, Connor MacLellan osservava il figlio ridere e abbracciare la donna che aveva sposato sul letto di morte.

«Sembrano felici» disse Craig che gli stava accanto, come sempre.

«Lo credo anche io, e faremo in modo che continuino a esserlo» rispose con un sospiro preoccupato.

«Temete la visita da parte dei MacBain?» chiese l’uomo di fiducia del barone.

«Conosco William MacBain, so bene che non mancherà all’appuntamento questa sera, e di certo non potrà accettare un nuovo rifiuto da parte nostra.»

«Lady Glenna non aspetta nessun erede» concluse Craig un po’ deluso.

«Purtroppo no, per il momento.»

Il barone si spostò scrutando con interesse un orizzonte molto più lontano, come se si aspettasse di scorgere qualcuno.

«Ma questo non ha impedito a mio figlio di decidere di tenersi sua moglie, perciò affronteremo quello che succederà e cercheremo di evitare il peggio.»

«Avete qualche cosa in mente, mio Signore?» chiese l’uomo riconoscendo un luccichio nello sguardo del vecchio Laird.

«Ancora non lo so amico mio,» disse tornando a volgere lo sguardo a ovest «ma a volte un’oncia d’astuzia pesa più di cento libbre di coraggio.»

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione