Avendo fatto il check-in online, ho dovuto solamente imbarcare le quattro valigie in stiva e, superati i controlli di sicurezza, insieme a Logan raggiungo la zona dei gate. L'ordinata confusione che c'è in un aeroporto da sempre mi incuriosisce. Ogni viaggiatore trascina il bagaglio a mano, stringendo il biglietto e stando con lo sguardo sul cellulare o tenendo d'occhio i riquadri dei gate. Il rumore in sottofondo appare come un borbottio, intercalato dagli annunci trasmessi dagli altoparlanti e dalle pubblicità che scorrono sugli schermi.
Il nostro aereo parte fra più di due ore e, siccome Logan non voleva rischiare di arrivare appena in tempo per l'imbarco, ci troviamo a ingannare il tempo girando per i negozi. Ho comprato una mug per Rose con una scritta spiritosa e l'ultimo libro dell'autore preferito di mamma. A ricordo di questo viaggio mi sono regalata un ciondolo a forma di margherita. È un fiore che mi è sempre piaciuto e rappresenta molti aspetti di me e Logan: è spontaneo come il sentimento che provo per lui, semplice come il nostro stare insieme, delicato come le sue mani quando mi toccano, anche se la maggior parte delle volte è avvenuto per applicare la crema sul mio tatuaggio, e timido come mi sento quando lo guardo.
Volevo acquistare anche una confezione maxi di caramelle gommose, e il disappunto di Logan mi ha quasi fatto rinunciare, ma poi l'ho presa comunque poiché il patto è ancora valido.
«Forse ho capito perché Mikael mi ha chiesto di sostituirlo» dice come se stesse parlando a se stesso.
«Cioè?» Sorseggio con apparente calma il caffè americano.
«Per non spostare le tue pesanti valigie su e giù per la città.»
Inarco le sopracciglia. Non ha capito proprio nulla. «Che esagerato! Ti sei limitato ad aiutare l'autista del taxi a caricarle e scaricarle. Giri per il dojo fiero del tuo fisico allenato e poi ti lamenti per quattro valigie» affermo con sarcasmo, mentre mi alzo dal tavolino del bar per andare verso il nostro gate. «Però, se ti vuoi divertire, puoi fare una scenata quando vedrai Mik. Potresti ottenere un massaggio alla schiena.»
«Neanche per sogno. Sei mai capitata sotto le sue mani?» Mi affianca, sistemando meglio lo zaino sulla spalla e prendendo il manico del mio trolley.
«Ti sei dimenticato chi erano le cavie durante il periodo in cui avete imparato lo Shiatsu? Rose e la sottoscritta» dico, indicandomi con il pollice e facendo una smorfia con la bocca che gli strappa una risata.
Mentre cammino controllo l'orologio e sospiro al pensiero che manca solo un'ora prima di tornare a casa. Sarà l'ultima opportunità per stare da soli insieme?
Ci muoviamo in sincronia, le lunghe passeggiate ci hanno insegnato ad avere gli stessi ritmi nei movimenti, mi affianca fino all'ultima fila di sedie del nostro gate, dove ci accomodiamo. Tiro fuori il regalo dal fondo della mia borsa, è giunto il momento di scambiarci i doni che ci ricorderanno questi giorni.
«Spero che ti piaccia» dico, sorridendo timidamente mentre gli allungo il pacchetto. «Devi strappare la carta, si dice che porti fortuna.»
Sono un po' in apprensione, e non ha senso. È una tradizione che conosce, io stessa l'ho già fatto altre volte, solo che era con Mikael.
Rompe un angolo della carta e poi libera il quadretto. Non me lo ricordavo così carino e con quelle intense sfumature blu.
«Sembra la Notte stellata di Van Gogh.» Piega una gamba in modo da girarsi con il busto verso di me. «Grazie!»
Non ho perso neanche un movimento da quando ha preso il regalo dalle mie mani, volevo capire se gli piacesse davvero o se dicesse una frase di cortesia. Le sue guance si sono leggermente colorate e il sorriso è sincero.
«Lo appenderai accanto a quel qualcosa che hai creato ieri nel laboratorio di ceramica?» lo provoco.
«Sei ingiusta. Non tutti hanno l'arte nelle mani come te.»
Mi metto nella sua stessa posizione, facendo toccare le nostre ginocchia.
«Ora è il mio turno.» Allungo le mani in attesa di ricevere il suo regalo.
«Chiudi gli occhi e non sbirciare finché non ti dirò di aprirli» si raccomanda.
Faccio quello che mi chiede e al tempo stesso inspiro a fondo. Non ho idea di cosa mi abbia comprato, dopo i cioccolatini di ieri sera, ho capito che è attento e premuroso; inoltre, non essendo andata al piano superiore del negozio di souvenir, è difficile cercare di indovinare cosa possa aver ritenuto ideale per me.
Un tocco lieve e delicato avvolge i miei palmi. Le sue mani infondono calore e mi fanno spezzare il fiato. Stringo gli occhi, per evitare di aprirli e rispettare la sua richiesta.
Che tipo di regalo sarà?
«Non l'ho impacchettato» sussurra vicino al mio viso, intrecciando le dita delle nostre mani.
Il suo respiro accarezza le mie guance e poi… poi le sue labbra si posano sulle mie.
Ho i polmoni bloccati e il cuore batte impazzito. Sto bene e sto male allo stesso tempo. Tutto scompare, rimane solo lui che sta baciando me.
Non sento più il rumore degli aerei e del vociare delle persone, non avverto più l'aria condizionata sulla pelle, molto semplicemente non mi rendo più conto di dove mi trovo.
Una sua mano scivola sul polso, leggera risale il braccio fino al collo che avvolge per poi posarsi sul retro della mia nuca. D'istinto inclino la testa e rispondo al bacio facendo pressione sulle sue labbra.
Mai avrei immaginato che Logan baciasse in questo modo e mi sorprendo a dedicare lunghe frazioni di secondo a sfiorargli la bocca con la mia. Mi aggrappo alle sue spalle, cosa che viene considerata come un invito a prendermi sulle sue gambe. Sono al sicuro fra le sue braccia, persa di lui e protetta da lui.
Schiudo le labbra e approfondisco il bacio accogliendo la sua lingua.
Ed è qui, in questo preciso istante, che prendo coscienza di quello che ho nel cuore: sono davvero innamorata di Logan.
Interrompe il bacio e unisce le nostre fronti. Io stringo la sua maglietta, mentre lui tiene il mio volto fra le mani. Entrambi siamo in affanno, eppure non riusciamo a staccarci del tutto.
«Ciao» dice sottovoce.
Sollevo il capo e lo guardo negli occhi. La luce che filtra dalla finestra gli colpisce il viso su cui scorgo la più bella espressione che abbia mai visto.
Siamo dentro una bolla creata dai nostri corpi e niente e nessuno riesce a farla scoppiare.
«Ciao» rispondo con voce tremolante.
Ma è accaduto davvero? Mi ha baciato? Quanto si può sorridere dalla gioia che esplode nel proprio cuore?
Dentro me provo un miscuglio di spensieratezza, sollievo, giubilo ed esultanza. Mi viene in mente una frase scritta al dojo: “La felicità non è un sentimento, è una decisione”.
Non so se sia davvero così, perché quello che è appena avvenuto è stato inaspettato però, sì, decido di essere felice e di accogliere tutto quello che potrò vivere assieme a Logan.
«Devo dirti delle cose, ma non qui, non è il posto adatto. Stasera vieni a casa con me, per parlare.»
Le uniche cose che riesco a fare, incantata dalla sua espressione e dal suo tono di voce, sono annuire e sorridere.
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