Scritto il 13/07/2026
da EMMA MEI


Non sono una persona fatalista, ma se a Logan è venuta la febbre alta il giorno dopo il nostro ritorno a Saint Paul, cosa che non gli accadeva da anni, mi viene da pensare. Male. La nostra serata è rimandata a domani, sperando che non si presentino dei nuovi imprevisti. Tipo mio fratello che si autoinvita senza preavviso.

Mantenendo fede ai miei propositi, cerco di non lavorare più di nove ore al giorno e dedico del tempo a me stessa. Ho riscoperto il piacere delle camminate serali lungo il Mississippi e, memore del laboratorio di ceramica di New York, mi sono iscritta a un corso di arti manuali. Corso che Logan ha rifiutato di frequentare insieme a me, usando la scusa dei troppi impegni al dojo. Va be', la creatività non fa parte del suo essere.

Avere del tempo a disposizione mi ha permesso di esaminare il mio appartamento e decidere di dargli una rinfrescata. Ci sono donne che nelle fasi di transizione cambiano la propria pettinatura, e poi ci sono io, che modifico l'interno di casa mia o del mio ufficio.

Su suggerimento di mamma mi sono rivolta a Maelle, una sua amica arredatrice, la quale, dopo avermi ascoltata, mi ha proposto alcune soluzioni veloci e molto pratiche da realizzare. Abbiamo girato nei negozi di fiducia con cui collabora e visitato il capannone della mia azienda per scegliere le pezze di tessuto da utilizzare per il progetto che avevo in mente. Nella stanza da letto ho cambiato il colore delle tende, dei cuscini e il rivestimento delle poltroncine, scegliendo le tonalità del grigio chiaro e del rosa cipria che riprendono i colori dell'adesivo di un ramo di ciliegio che ho applicato sopra alla testiera del letto. Per smorzare il bianco dell'open space ho comprato un nuovo divano, delle sedie rosa antico e dei complementi d'arredo in verde salvia. La punta di caldo, come la chiama Maelle, è data da alcune cornici e dall'oggettistica oro opaco.

«Sembra di stare in un appartamento dell'Europa del nord» commenta Rose, mentre gironzola per le stanze. «L'arredatrice è stata veloce. Quanto ci ha impiegato? Tre giorni?»

«Quattro.» Verso nei bicchieri del vino bianco e ne porgo uno a lei. «Mamma ha insistito perché i lavori fossero eseguiti il prima possibile. Comunque si è trattato di rinfrescare un po' l'ambiente e non di una ristrutturazione vera e propria. Maelle è venuta in ufficio per aiutarmi a scegliere i tessuti e si è servita dei suoi collaboratori per trasformarli in tende, cuscini e trapunte. Ha una rete di collaborazioni con alcuni negozi e ho potuto comprare quello che avevano di pronto, senza aspettare i tempi di ordinazione. Se vuoi, una volta andiamo a dare una sbirciatina.»

«È un'idea. Comunque… hai proprio fretta di sistemare il nido, mia piccola kreisel innamorata.» Mi guarda da sopra il bordo del bicchiere con le sopracciglia alzate. La ignoro, si sta prendendo gioco di me.

«Dovevo pur occupare il tempo facendo qualcosa per evitare di strozzare mio fratello.» Non riesco a smettere di pensare che, se lo stronzo non si fosse impuntato la sera del mio ritorno, avrei già avuto il mio primo appuntamento con Logan. Invece mi sono dovuta accontentare delle video-chiamate e dei messaggi che ci scambiamo quotidianamente da circa una settimana.

«Come sta il tuo bel sensei?» domanda.

«Molto meglio, domani ci vedremo» rispondo, leggermente imbarazzata.

«Ti immagini le facce delle ragazze di yoga, quando sapranno di te e Logan?» Si accomoda meglio sul divano, sprimacciando un cuscino che stringe all'addome.

«Mmm…» Bevo un lungo sorso di vino e mi siedo. «Avranno da spettegolare per un po'.»

«Saranno invidiose perché ti sei accaparrata uno dei più bei ragazzi della città.»

«Non è l'unico» ribatto.

«Già, sulla piazza c'è ancora quel gran pezzo di manzo di tuo fratello» ride.

«Smettila!» Le tiro un cuscino sulla testa.

«Bando alle ciance, hai deciso come vestirti per domani?» Si sporge verso di me e, con fare cospiratorio, aggiunge: «Ti sei depilata ovunque?»

«Dimmi che le mie orecchie non hanno sentito davvero quello che hai appena detto.» Prendo il telecomando e accendo l'applicazione per la tv via cavo. «Scegli cosa vuoi guardare e chiudi quella bocca indisponente.»

La scelta ricade su un film d'amore e sarebbe anche carino se Rose non continuasse a fare battute rendendo ridicole alcune scene. Spesso le dico che ha sbagliato professione e doveva scegliere l'accademia di teatro, oppure proporsi nelle serate di cabaret del locale in centro.

Quando l'ho conosciuta era estate e mi era apparsa come una smorfiosetta che voleva essere al centro dell'attenzione: si vestiva come se fosse una moderna figlia dei fiori e truccava pesantemente gli occhi. Le ragazzine del centro estivo l'ammiravano e, a causa dello sviluppo precoce, i ragazzi le sbavavano dietro. Non ricordo il preciso momento in cui siamo diventate amiche, ma ho vissuto come una tragedia l'idea di tornare in collegio a Berlino e dover aspettare le successive vacanze scolastiche prima di rivederla. La fitta corrispondenza, i messaggi e le telefonate hanno accorciato le distanze e, anno dopo anno, ci siamo legate sempre di più. La sua visita a Parigi, durante il mio ultimo anno accademico, è il ricordo che più mi fa sorridere assieme alla festa della sua laurea. Non ho mai bevuto così tanto nella mia vita senza stare male e mi sono divertita tantissimo.

«Pensavo…» dico senza staccare lo sguardo dallo schermo della televisione. «E se andassimo via per due o tre giorni? Solo io e te?»

Si volta di scatto con gli occhi sgranati. «Dici sul serio? Tuo padre non avrebbe da ridire?»

«Se mi organizzo per bene, posso prendermi un giorno di pausa dal lavoro e agganciarlo a sabato e domenica.»

«E Logan?»

«Che c'entra lui?»

«Non vuoi stare con lui?»

«Sì, ma voglio ritagliarmi dei momenti con la mia migliore amica. Non esiste solo Logan, adesso» la rassicuro.

Mi salta addosso, abbracciandomi forte. «Sono grande, ma ho avuto la paura infantile di passare in secondo piano» confessa al mio orecchio.

«Non mi sembra di aver preso una botta in testa o di aver subìto una modificazione genetica. Per quale motivo dovrei metterti da parte?» Mi fa esasperare quando mostra il suo lato fanciullesco e insicuro.

«Perché non ho tre gambe?»

Impiego una manciata di secondi per comprendere il senso della sua risposta e con rapidità la spingo giù dal divano.

«Sei una cretina!» Riprendo in mano un cuscino e glielo sbatto sulla testa.

Il suono del campanello la salva dal mio attacco. Vado a rispondere al citofono, ridendo fino alle lacrime e, per un soffio, schivo un cuscino lanciato da lei.

«Mmm… Che ci fai qui a quest'ora?» dico in maniera esasperata.

«Stavo tornando a casa, ho visto la macchina di Rose parcheggiata sul ciglio della strada e le luci ancora accese della tua finestra e mi sono detto perché non vado a dare un salutino alle due ragazze?» risponde in maniera strafottente.

Premo il pulsante del portone e socchiudo la porta d'entrata. Torno a sedere sul divano e riempio fino all'orlo il bicchiere.

«Chi è?» domanda Rose.

«È arrivato quel rompiscatole di mio fratello, nonché il tuo tre gambe» rispondo scocciata.

Tracanno tutto d'un fiato il vino, e mi accorgo che Rose trattiene a stento un sorriso. Mi volto e lascio libero sfogo all'ilarità di entrambe.

«Quindi la festa non è ancora finita.» Mikael entra e appoggia il borsone accanto alla porta. «Poca gente e troppe bottiglie… È rimasto qualcosa da bere per me?»

Non mi degno di considerarlo, limitandomi a indicargli il frigorifero. Rose si mordicchia il labbro inferiore e lo guarda come se lo volesse mangiare in un sol boccone.

«Smettila, è sempre mio fratello e non un ragazzo da abbordare al bar!» dico a bassa voce.

«Mi sono sempre chiesta quanto debba essere sodo il suo sedere. Magari potrei toccarlo così da avere la risposta» sussurra come se parlasse da sola e non si ricordasse che sono accanto a lei.

«Rose… ultimo avvertimento e poi passo all'attacco distruggendo questo cuscino sulla tua testa» la minaccio.

Mikael si siede di peso al mio fianco e si guarda intorno. Beve un sorso dal bicchiere e appoggia la testa sullo schienale del divano.

«Sono stanchissimo, ho coperto tutti gli allenamenti e le lezioni di Logan. Spero che sia in perfetta forma lunedì, perché non ho più intenzione di sostituirlo.»

«Mi risulta che ci siano altri maestri al dojo su cui fare affidamento. E poi, se sei così stanco perché non sei andato subito a casa tua, invece di venire a rompere qui.»

Mi guadagno un'occhiata che non promette nulla di buono.

«Mi mancava la mia piccola kreisel.»

Che assurdità! Solo ieri sera abbiamo cenato insieme e non sono mancate le telefonate. Sarà colpa del vino che inizia a farmi sentire la testa leggera, ma c'è qualcosa che percepisco sul viso di Mikael e non so come interpretare.

«Sputa il rospo, Mik.»

Dio, fa' che non sia quello che penso!

«Un uccellino mi ha spifferato che domani sera tu e Logan cenerete insieme a casa sua.» Beve un altro sorso dal bicchiere e mi fissa trattenendo un sorriso beffardo. «Quante volte ti ho permesso di unirti alle mie serate con Logan?»

Grazie, Dio, ma ora devo lasciarti per uccidere chi mi sta davanti in questo momento!

«Alt! Domani ti troverai qualsiasi altra cosa da fare che non coinvolga me e Logan. Dovrai andare dalla parte opposta della città ed evitare di chiamare uno dei nostri cellulari.» Gli punto un dito sul petto. «E non ti azzardare a mandare i poliziotti per controllare che non ci siano ladri in casa, perché conosco molto bene quella faccia tosta che ti ritrovi e che non ha limiti.»

Sento Rose ridacchiare e son sicura che preferisca assistere alle nostre discussioni, invece di terminare la visione del film.

«Ascoltami bene» riprendo il discorso, «quello di domani sarà il nostro primo appuntamento e tu non potrai esserci per renderlo memorabile in maniera negativa. Ci siamo capiti?»

«Hai già avuto il tuo primo appuntamento a New York» risponde. «Sarà meglio che scriva a Logan per comunicargli di cucinare per tre.» Prende il cellulare dalla tasca dei pantaloni.

Ok, ha deciso di farmi impazzire. Ed è palese che mi abbia fatta mettere insieme a Logan con il solo scopo di divertirsi ancora di più a prendermi in giro e a farsi gioco di me.

«Non sei divertente. Lo sai cosa non è successo a New York e la manfrina che hai piantato al nostro rientro. Ed è da cinque interminabili giorni che non lo vedo grazie all'influenza che si è preso» termino, con la voce più alta del dovuto. Afferro un cuscino. «Domani devi lasciarci da soli. Capito?»

«Attento, Mikael, la tua piccola kreisel ci ha preso gusto a usare i cuscini come armi improprie» precisa Rose.

«Rose, hai da fare domani sera? Potrei proporre a Logan un'uscita a quattro!» Digita velocemente qualcosa sul cellulare.

Senza attendere la risposta di Rose, colpisco la testa di Mik con il cuscino. Non smetto finché le braccia non mi fanno male per lo sforzo, tanto quanto la pancia dal ridere. L'irritazione si è volatizzata e, nel momento della ritrovata calma, lo guardo negli occhi con infinito amore. Mi fa impazzire e mi porta all'esasperazione ogni volta che ne ha l'occasione, ma il modo in cui dimostra di volermi bene e di farmi sapere che mi è sempre accanto è prezioso quanto bizzarro.

Nonna Anja ci paragona al giorno e alla notte, ovviamente Mik la corregge dicendo che siamo lo yin e lo yang: opposti ma complementari e non possiamo esistere l'uno senza l'altra.

 





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