«E perché non mi hai mai detto nulla?» chiedo a Janette.
«Forse perché ti conosco abbastanza bene da sapere che hai bisogno dei tuoi tempi per dire quello che pensi o provi?» Inarca le sopracciglia facendo una smorfia con la bocca. «Senti, Viktoria, mi sono accorta che quando sei vicina a lui diventi rossa o sei in imbarazzo, non sono così tonta. Il fatto è che appena finisce la lezione sparisci e non abbiamo mai tempo per confidarci l'una con l'altra, quindi, sono rimasta in attesa che arrivasse il momento giusto per farlo.»
«Scusa.» Provo un leggero senso di imbarazzo nei suoi confronti. Con lei non ho lo stesso rapporto d'amicizia stretto che ho con Rose, ma Janette è indubbiamente una persona su cui posso fare affidamento quando ho bisogno. «Non ci sto capendo nulla e, usando la vostra terminologia, ogni volta che sono vicina a lui avverto delle piacevoli vibrazioni sconosciute che mi destabilizzano.» Unisco le piante dei piedi e li afferro con entrambe le mani, eseguendo l'esercizio che mi sta mostrando.
Logan mi ha suggerito di frequentare delle lezioni individuali per la gestione degli attacchi di panico che Janette trasforma nella nostra ora di confidenze ed esercizi di rilassamento.
«Cioè, è il migliore amico di Mik e d'un tratto è cambiata la mia percezione nei suoi confronti. In passato ho preso le distanze, perché mi sembrava sbagliato nutrire qualcosa per lui, invece, mi sono accorta che era sbagliato ignorare quello che il mio cuore stava provando.»
«Viktoria Weber… ti stai sciogliendo?» domanda con un sorriso trattenuto.
«Sembrerebbe di sì.»
Il suono delicato di una campanellina ci avvisa che il tempo a mia disposizione è terminato. È sera tardi e non intendo lasciare la stanza, mi manca chiacchierare con lei.
«E tu chi stai frequentando?» chiedo.
«Oh… non fare la furbetta. Voglio un riassunto di quello che è accaduto, fin dall'inizio, così da spettegolare assieme alle altre ragazze del dojo.» Si alza dal tappetino e comincia a riordinare gli oggetti che abbiamo usato. Cerco di far finta di nulla, ma poi mi accorgo che si è fermata. Mi sta fissando e sta ridendo.
«Ma figurati! E poi te l'ho già detto!» sbuffo sorridendole. «Mik ha fatto il Cupido, e da tre settimane Logan ed io ci frequentiamo.»
«Be', più che frequentarvi, si può dire che state insieme e siete ufficialmente una coppia.» Regola, dall'interruttore sul muro, l'intensità della luce, aumentandola un po'. «Vuoi una tisana alla melissa e biancospino?»
«Volentieri, grazie.»
Dalle enormi finestre filtrano le ombre del giardino e il chiarore notturno. Sono tonalità fredde che si fondono con quelle calde della sala di yoga, l'essenza di lavanda, che sta bruciando nell'infusore, ci avvolge. Del dojo, questa è la stanza che preferisco forse perché, in confronto alle altre, è più femminile e accogliente.
«Non so se devo invidiarti per la tua fresca storia d'amore o essere felice della mia singletudine. Mi considero un'anima libera e tengo troppo alla mia indipendenza, a cui dovrei rinunciare per una relazione seria.» Mi porge una tazza e si siede di fronte a me, incrociando le gambe.
«Non è detto.» Compio dei movimenti circolari con il cucchiaino per sciogliere il miele nella tisana. «È presto per dirlo, ma non credo che Logan interferirà nella mia vita, così come io non lo farò nella sua. Ovvio che toglieremo l'attenzione a cose che prima ritenevamo importanti, preferendo trascorrere più tempo possibile insieme. Forse non hai ancora incontrato la tua persona giusta.»
«L'amore non è una scelta, è il destino. Se non mi sono mai legata sentimentalmente a qualcuno, forse è perché le energie cosmiche non sono del tutto allineate, oppure il mio karma non prevede quel tipo di amore nella mia attuale vita.»
È una delle persone più dolci che conosco, trova sempre il lato positivo nelle situazioni ed è una fatalista convinta. Le sue lezioni di yoga possono diventare divertenti e ha creato un gruppo unito che spesso esce a mangiare una pizza o a trascorrere una serata in discoteca. Per stanchezza o impegni lavorativi ho quasi sempre declinato gli inviti, ma la prossima settimana andrò con loro all'inaugurazione di un ristorante marocchino. Non vedo l'ora!
«Ciao, ragazze.» Giro la testa e saluto Mik che avanza nella sala. Indossa il karategi ed è a piedi scalzi. Ha l'aria stanca ma, stampato sulle labbra, c'è il suo caratteristico sorriso. «Che ci fate ancora qui?»
«Chiacchiere fra ragazze» risponde Janette. «Ho preparato una tisana rilassante, ne vuoi un po'?»
«No, grazie. Sto finendo di controllare le sale, prima di chiudere e andare a casa. Oggi è stata una lunga giornata e domattina devo essere qui alle sei.» Fiaccamente, si spettina i capelli. «Vik, aspetta ad andare via, ho bisogno di chiederti una cosa.»
«Prima di metterti a letto, massaggia l'interno dei polsi con poche gocce di olio di mandarino. Ti aiuterà ad avere un sonno rilassato» suggerisce Janette. Si rialza in piedi e con un movimento della mano mi chiede la tazza. «Ci vediamo alla prossima lezione di yoga, Viktoria. Notte, sensei Mikael.»
Restiamo da soli, Mik si sdraia accanto a me e chiude gli occhi. «Sono esausto. Gli allenamenti mattinieri mi esauriscono. Forse non ho più l'età per sostenere questi ritmi di lavoro.»
«Non puoi spostarli a un orario decente, o ridurre le tue lezioni giornaliere?»
«Io, Logan e un altro sensei ci siamo divisi le categorie degli atleti che si stanno preparando per i campionati di gennaio. È che avrei bisogno di staccare, dopo la settimana in cui ho dovuto sostituire Logan.»
«Mi dispiace.» Mi accoccolo al suo fianco. «Cosa posso fare per farti stare meglio?»
«Hai parlato con la mamma?»
«No. C'è qualche problema a casa?»
Ripasso mentalmente i nostri discorsi: abbiamo parlato delle nuove collezioni, argomento che non coinvolge anche lui, poi della visita dall'oculista che mamma deve fare la prossima settimana, ma anche in questo caso lui non c'entra perché ci andrà da sola. Non mi viene in mente altro.
«Le avevo chiesto un favore, si sarà dimenticata.» Si stropiccia il volto e copre la bocca mentre sbadiglia. «Dovete realizzare un tessuto stampato da applicare al muro dietro la scrivania del mio ufficio. Sai, tipo la carta da parati.»
«Grande quanto tutta la parete?» Saranno almeno nove metri quadrati di superficie.
«Non è nulla di elaborato» rassicura. «Si tratta di una frase che voglio sia scritta in inglese e in kanji.»
«Perché non usi della pittura? È più semplice da realizzare e, quando vorrai cambiare, sarà più veloce da coprire con un altro colore.» Mi raddrizzo sostenendomi sui gomiti e lo fisso negli occhi. «Qual è il vero problema, Mik? Non dire che non c'è niente perché sappiamo che non è così.»
Inspira profondamente. «Ho come la sensazione di correre da ogni parte e non concludere niente. Vorrei delegare le decisioni, ma ho solo Logan su cui contare e lui è impegnato al dojo ancora più di me. Oggi a pranzo ho mangiato qualcosa al volo stando in piedi al centro del mio ufficio. Se mi fossi seduto, mi sarei appisolato in un battere di ciglia.» Si porta i pugni chiusi sugli occhi. «Non è vivere, questo. L'intenzione mia e di Logan, aprendo il dojo, era di vivere della nostra passione, mentre oggi ho realizzato che sto lavorando quanto te. Sono teso, pieno di impegni e di preoccupazioni, le responsabilità aumentano e la voglia di alzarmi al mattino per venire qui non è più la stessa.»
«E?» domando, lasciando che lui termini la frase.
«Mi manca qualcosa, Vik. Ho iniziato a capirlo la sera che sono venuto a prendere te e Logan all'aeroporto e, quella consapevolezza, si rafforza giorno dopo giorno.»
Potrei contare sulle dita di una mano le volte in cui si è confidato in questo modo. Il suo ottimismo è una caratteristica che gli permette di valutare le situazioni da diverse angolazioni e, quando parla con me, ha già la soluzione in mano. Può sembrare una persona con la testa fra le nuvole, invece possiede delle capacità intellettive di non poco conto.
Il dojo è una sua idea e la progettazione della struttura è il risultato di un anno di ricerche che non si è limitato solo alla grandezza delle stanze. Da qualche parte ci deve essere il plastico che ha realizzato con l'aiuto di Logan. A confronto, la mia casa delle bambole è il lavoretto di un bambino delle elementari.
Anche se ci troviamo su un tappetino, la durezza della superficie inizia a darmi fastidio. Mi metto seduta e allungo le braccia sopra alla mia testa.
«Sei stato per degli anni un farfallone, no, mi correggo, sei da sempre un farfallone.» Rannicchio le gambe e appoggio una guancia sul ginocchio. «L'unica ragazza fissa che hai avuto risale alle superiori. Com'è che si chiamava?»
«Mary Smith.» Continua a rimanere sdraiato con gli avambracci sul viso. «Aveva delle tette fantastiche.»
«Mikael!» Gli do una sberla sulla gamba. «Stai parlando con me, tua sorella, e non con Logan.»
«Faceva una cosa con la bocca, che non mi ha mai fatto nessuna e si tratta…»
«Smettila!» urlo, provocando una sua risata.
«Una volta l'ho portata al cinema all'aperto, in motocicletta. Ci ha beccato il guardiano mentre era appoggiata a novan…» Non prosegue, intento a parare i miei colpi.
Mi bruciano i palmi delle mani e sono contagiata dalla sua risata.
«Se insisti a continuare a raccontarmi di te e Mary, giuro, che ti ripago della stessa moneta e ti svelo cose intime su Logan.»
Alza le mani in segno di resa. «Per carità!» Inspira a fondo. «Ho bisogno di una donna, stai calma, non in quel senso, o meglio anche in quel senso. C'è una frase di Budda che dice che quando ti piace un fiore semplicemente lo raccogli. Ma quando ami un fiore, lo annaffi tutti i giorni.»
Sorride davanti alla mia espressione confusa. Che significa questa frase? Frequenta qualcuno, oppure vorrebbe ed è respinto.
«Devi parlare in maniera chiara! Te l'avrò ripetuto non so quante altre volte che, per capire i proverbi giapponesi, le frasi di Budda o chi per lui, ho bisogno di un cryptex.» Sbuffo e mi alzo in piedi. Accuso un po' di stanchezza e infilo la felpa per evitare un colpo di freddo quando usciremo. Ormai siamo a fine settembre e, da alcuni giorni, è ufficialmente iniziato l'autunno.
La mia stagione preferita! Potrei sposarmi in uno dei suoi tre mesi.
«Ma che vado a pensare?» borbotto a bassa voce.
«Cosa?»
«Nulla, mi sono persa in sciocchi pensieri.» Apro la porta della sala e resto ferma in attesa che mi raggiunga. «Quindi, se ho ben capito, sei pronto a innamorarti, ma ti manca la ragazza?»
«Ho voglia di trovare quella persona che sappia leggermi dentro senza che io dica nulla. Che mi abbracci al termine della giornata e mi baci all'inizio della successiva. Che riesca a farmi stare sereno anche quando vorrei stendere al tappeto chiunque. Vorrei condividere con lei i miei pensieri, le emozioni, viaggiare e, perché no, allenarmi con lei.» Alla fine, si alza dal pavimento e, trascinando i piedi, mi raggiunge, non prima di aver spento la luce. Si ferma davanti a me e mi fissa negli occhi. «Ho voglia di amare qualcuno profondamente e infinitamente. Proprio come te e Logan.»
Io amo Logan profondamente e infinitamente? Forse… sì, e lui?
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