Questi ultimi giorni sfuggono fra le lancette dell'orologio e profumano di fresco autunnale.
La naturalezza con cui sto vivendo la storia d'amore con Logan ha spazzato via il timore di dover fare i salti mortali per incastrarla nella mia vita caotica.
Non riesco a vederlo tutti i giorni, ma ogni mattina mi sveglio con un suo messaggio sul cellulare, ogni tanto mi manda, per pranzo, qualcosa dal suo ristorante vegano preferito ed è capitato che una sera mi addormentassi con ancora la video-chiamata in corso.
Ormai le braccia di Logan sono il mio conforto e sentire il suo corpo contro il mio sta diventando una dipendenza. Adoro accarezzargli la barba incolta di due giorni, mordicchiargli le labbra e baciare quel piccolo pezzo di pelle sotto l'orecchio perché so che gli fa perdere la testa. Si diverte a farmi impazzire senza sfiorarmi e fare l'amore diventa, ogni volta, più intenso e complice. Fra le sue mani sono come un giocattolo che maneggia con rispetto e devozione. Alle volte è delicato, altre irruento, di certo non gli manca la fantasia. Mai, neanche lontanamente, avrei immaginato questo suo lato affettuoso, è un aspetto di Logan che solo io posso vedere. La compostezza e la rigidità che assume al dojo sono del tutto differenti dalla tenerezza con cui mi abbraccia, dalla premura che dimostra quando ho un attacco di panico, o dall'intimità che riesce a creare semplicemente asciugandomi i capelli dopo la doccia.
I suoi silenzi sono fragore, le sue mani sono sicurezza e i suoi sentimenti sono certezza.
Logan prima era solo un amico, Logan adesso è… mio. Lo sguardo furbetto, che prima mi faceva ridere, ora mi provoca il batticuore.
Agli altri lo presento come il mio ragazzo, il mio fidanzato, il mio confidente, il mio migliore amico, ma, nel mio cuore, Logan è il mio amore. Non c'è stato un momento particolare, ma so che mi sono innamorata di lui, perdutamente. Devo ancora dare voce a quello che sento, perché aspetto il momento giusto. Vorrei gridarlo al cielo, mentre rido e tengo le braccia spalancate in una giornata di sole. Vorrei sussurrarglielo sulle labbra, mentre mi avvolge fra le braccia, magari sdraiati sull'erba in una sera piena di stelle.
«Hai di nuovo la testa fra le nuvole» sghignazza sottovoce Rose, mentre si avvolge in un asciugamano.
«Scusa.»
Ormai è diventata la parola più ricorrente.
Scusa se non ho fatto attenzione.
Scusa se sono in ritardo.
Scusa, puoi ripetere?
Espiro piano l'aria dalla bocca, alla ricerca di un po' di calma.
«Ti manca molto?» le domando.
«Non mi sono neppure lavata i capelli. Dio, quanta pazienza ci vuole con te.» Incrocia gli occhi e fa una linguaccia.
Sono già vestita e muovo su e giù la gamba. Sembra che stia facendo apposta a vestirsi lentamente. Devo andare un ufficio da Logan, mi sta aspettando, ha già mandato un messaggio avvisandomi che non ha molto tempo prima che inizi la sua ultima lezione della giornata e fremo, impaziente, per raggiungerlo.
«Viktoria.» Mi volto verso la voce, fastidiosa, di Liss. Il suo sorriso è l'emblema della falsità.
Cerco di mantenere un'espressione neutra, trattenendomi dal risponderle strascicando, a mia volta, il suo nome.
«Sei radiosa.» Si siede sulla panchina di fronte alla mia e incrocia le gambe. «E così hai messo il lazo attorno al collo di quel bel bocconcino di sensei Logan.»
Arrotola con le dita un boccolo e, anche se continua a fissarmi negli occhi, so che sta cercando di catalizzare l'attenzione delle altre ragazze.
«Paragoni il sensei Logan a un animale?» Provo a sembrare indifferente, ma mi rendo conto che non riesco a trattenere una sottile nota di stizza.
«Ohhh… di sicuro a letto deve esserlo.» Ansima mentre parla, in maniera inequivocabilmente volgare.
Cioè… la stronza ansima. Davanti a me. Riferendosi a Logan.
Rose si siede al mio fianco e, con una lentezza studiata, cosparge la crema sulle braccia. Appoggia la spalla alla mia, un gesto che significa stai calma.
Certo che sto calma, sono lady iceberg, non sono preda dei bollenti spiriti come la biondina che continua a guardarmi con malizia e quintali di stronzaggine.
Liss, non hai ancora capito con chi hai a che fare?
Prendo il cellulare dentro la borsa e apro una pagina web.
«Vero o finto?» le domando, tenendo la testa china sullo schermo.
«Cosa?»
Alzo gli occhi su di lei. «Vero o finto?» ripeto.
D'istinto si porta le mani sul seno, la scema. Sbuffo in maniera esagerata e digito qualcosa sul cellulare fino a che non trovo quello che mi interessa. Giro lo schermo e lo avvicino a lei, permettendo che lo veda assieme alle sue amichette.
«Questo è un sexy shop che offre anche un servizio di accompagnatori le cui prestazioni, come specificato nella descrizione, possono andare oltre il portare le clienti fuori a cena.» Sollevo le sopracciglia in maniera allusiva. «Quindi, per essere ancora più chiara, puoi scegliere fra il vero, cioè un gigolò in carne e ossa, oppure un fallo… finto.»
Non aggiungo altro, raccolgo la borsa e mi dirigo verso la porta. Rose si allaccia in fretta le scarpe e mi raggiunge. Prima di girare la maniglia, mi fermo perché c'è una cosa che mi punzecchia la punta della lingua e spinge per essere detta. Mi volto e le indico il seno. «A proposito, lo sai che il silicone è veleno per gli animali?»
Esco e mi dirigo, con passo spedito, verso l'ufficio di Logan, cercando di non andare a sbattere contro chi sta uscendo dalle altre stanze del dojo.
«Viktoria… fermati!» implora, con affanno, Rose. «Che hai sotto i piedi? Dei propulsori turbo?»
«Ma l'hai sentita quella cretina? E le sue amiche che la spalleggiavano?» Giro in tondo in un piccolo pezzo di corridoio. «Dio! Paragonare Logan a un animale… ma come fa a essere sempre così volgare? È da quando frequenta il dojo che non smette di dire qualcosa nei riguardi di Logan. Ti ricordi quando ha sostenuto di doverlo testare per accertarsi che non fosse gay? C'è qualcosa che non mi torna, è come se fosse invidiosa di me. Sta facendo di tutto per sminuirmi.»
«Ehi, calmati. Non vale la pena arrabbiarsi così per una come lei» cerca di rassicurarmi, prendendomi una mano fra le sue. «So che non vuoi sentirlo, ma Liss è sempre stata una con la bocca larga e maliziosa. Ignorala, provaci almeno, vedrai che prima o poi anche lei capirà che gli uomini non sono dei giocattoli e che avere due tette rifatte non fa di lei la super bomba sexy e irresistibile che crede di essere.»
Dalla sala di Mikael escono alcuni suoi allievi, sudati e distrutti dall'allenamento. C'è chi è a piedi nudi e spero per loro che Mikael non se ne accorga. Al dojo ci sono delle regole che vanno rispettate: mai con le scarpe nelle sale, ma mai senza nei corridoi.
«Comunque, Liss a parte, la gente deve imparare a farsi i fatti propri. Sono dei pettegoli.» Metto il broncio.
«Certo che sono pettegoli, ma non è colpa loro. Non te ne accorgi ma, quando tu e Logan vi trovate nella stessa stanza, siete un'esplosione di scintille.» Si aggiusta la cerniera del giubbotto e sistema la sciarpa intorno al collo. «Vi guardate con intensità e sembrate in un mondo tutto vostro. Siete magnetici e bellissimi, tanto da far provare invidia a chi vi guarda. Io esclusa, sia chiaro!»
«Secondo te, dovrò stare attenta a Liss? Magari, prima le ho dato un motivo in più per stuzzicarmi facendo leva su Logan.»
Cos'è questa insicurezza?
«Attenta a Liss?» Ride buttando la testa indietro. «Non sono stata io a farle notare che il silicone fa male agli animali.»
Mi copro la faccia con le mani. «Ma che mi è saltato in mente? Anche quando le ho mostrato il sito del sexy shop… sono impazzita, non c'è altra spiegazione.»
«Non ti ho mai vista più viva e felice come da quando sei stata baciata da quel bel sensei a cui hai lanciato il lazo.» Schiocca un bacio sulla mia guancia. «Vai da lui, ci vediamo domani. Ciao, piccola kreisel.»
La fisso mentre cammina lungo il corridoio facendo ondeggiare la coda, incurante delle occhiate che attira. Busso alla porta dell'ufficio di Logan e, senza attendere una risposta, abbasso la maniglia.
Il mio bel sensei è in piedi, appoggiato alla scrivania, fra le mani tiene alcuni fogli che sta leggendo. Appena mi vede, apre le braccia, un silenzioso invito ad accoccolarmi sul suo petto. Gli prendo le mani e lo faccio alzare, indietreggio fino a sbattere contro la porta. Avvolgo il suo collo in un abbraccio e devo alzarmi in punta di piedi per poterlo guardare negli occhi.
«Sei troppo alto» sussurro, strofinando il naso sul suo mento e inspirandone il profumo.
«Non è vero, sei tu che sei bassa.»
Gli pizzico l'avambraccio, causando una sua finta nota di dolore.
«Mi restano meno di cinque minuti di tempo. Dove sei stata?» Riporta la mia mano sul suo collo, e mi abbraccia teneramente.
«Ho dovuto aiutare una persona a scegliere fra vero e finto.» Appoggio la testa al suo petto e ascolto il battito del suo cuore.
«Scegliere fra cosa?» Deposita piccoli baci sulla tempia.
«Nulla di importante. Piuttosto, hai intenzione di stare così impalato ancora per molto tempo? Le mie labbra ti stanno reclamando.»
Stringe ancora di più la presa sulla mia vita e mi solleva, permettendomi di essere alla sua stessa altezza.
«Ciao, bellissima!»
Sorrido, perdendomi nei suoi occhi ma, prima che possa avvicinare le mie labbra alle sue, ho come la sensazione che i polmoni mi escano dal petto.
«Oh, scusate!»
«Non si usa più bussare?» domanda Logan, mantenendo l'attenzione su di me. Mi deposita a terra e mi massaggia la schiena.
«Mikael, ma che cavolo!» esclamo dolorante.
«Eh, con tutte le superfici disponibili in questa stanza avete bisogno di appoggiarvi alla porta?!» Mi scruta il viso per capire se sto bene. «È confermato per domani sera al Goodsell Observatory?»
«Sì» rispondo, «ho chiamato in segreteria e domani è previsto il cielo sereno, perfetto per osservare i pianeti.»
«Ottimo! Ci saranno anche John e Adam.» Batte una volta le mani, sfregandole. «Torno in sala. Andiamo, Logan?»
«Hai bisogno dell'accompagnatore?» lo provoco.
«Piccola kreisel, ultimamente stai diventando troppo impertinente. Com'è possibile che Logan non abbia un buon ascendente su di te?»
Lo devo ignorare… lo devo ignorare… lo devo ignorare… Arg! Al diavolo!
Getto le braccia al collo di Logan e lo bacio con trasporto, incurante della presenza di Mik. Basta un semplice contatto delle nostre labbra per farmi chiudere gli occhi e perdermi in lui.
Ogni punto in cui il mio corpo aderisce al suo sprigiona calore e bisogno. Mugugno, semplicemente mugugno. Dal modo di baciare si possono capire tante cose e i baci di Logan sono promesse che vengono mantenute, sorprese che meravigliano e parole dolci non dette. Adoro come mi bacia, dovrei vergognarmi, ma chi ne è capace in questo momento?
Sposta una mano dalla mia schiena e la infila fra i miei capelli. Li tira piano, permettendo a un piccolo spazio di insinuarsi fra noi. Alza gli occhi verso la porta e sorride, facendo apparire la fossetta.
«Se n'è andato.» Sposta le mani ai lati del mio volto e mi dà un bacio a stampo.
Ora mi sciolgo qui.
«Piccioncini, il tempo è scaduto!» urla Mikael da fuori.
«Che ho fatto di male per avere un fratello come lui?» esclamo esasperata, mentre appoggio la fronte sul suo petto e abbasso le braccia.
«Te lo sei scelta, non ti lamentare.» Prende l'obi sulla scrivania e sistema il kendogi. Posa una mano sulla mia schiena per invitarmi a uscire con lui dalla stanza.
«Chi ho scelto io?» Mi divincolo per guardarlo in viso.
«Quando l'anima decide di reincarnarsi sulla Terra, sceglie la propria famiglia e tu hai scelto di avere Mikael come fratello. Può anche darsi che non sia la prima volta che vi incontrate.»
«Vale anche per gli amici e per quelli che sono qualcosa di più?» Tasto il terreno, per sapere se considera speciale il nostro legame, quanto me.
«Quelli che sono qualcosa di più? Non so, dipende da quanto è vecchia un'anima e se ha terminato il suo karma.» Sorride, lo sa qual è la mia vera domanda. «Sono convinto che le nostre anime si siano già incontrate in passato, e siamo destinati l'uno all'altra per ancora molto tempo.»
Stringo le labbra per non dare voce a quello che provo.
Non è ancora il momento giusto.
Liss passa davanti a noi e mi guarda con astio. Logan si accorge che c'è qualcosa, chiude la porta dell'ufficio, posa un braccio sulle mie spalle e mi dà un bacio sulla testa, accompagnandomi all'uscita del dojo.
Alzo, esasperata, gli occhi al cielo: con questo gesto ha appena svelato a tutti che stiamo insieme. Dovrei esserne contenta e spero che metta fine ai pettegolezzi, alle scelte fra il vero e il falso e alla consuetudine di non bussare prima di aprire una porta.
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