Controllo per l'ennesima volta l'orologio e insisto a guardarmi intorno per scorgere la faccia di Rose. L'analcolico che ho ordinato è troppo dolce, ma per fortuna è freddo e lo sorseggio lentamente nonostante abbia la gola arsa dal caldo. Il locale troppo affollato e il fidanzato di Rose, con la sua band, è già sul palco e sta eseguendo il sound check.
«Eccomi. Scusa il ritardo» mi dice trafelata. «Oggi è una giornata no, speriamo di raddrizzarla con il concerto di Joshua e la sua band. Come stai? È molto che aspetti? Hai già ordinato?»
«Ehi! Rallenta!» Spingo uno sgabello verso di lei per farla sedere. «Raccontami prima cosa ti è successo.»
«A parte i soliti problemi con i genitori dei bimbi, che mi convincono sempre più a proporre alla responsabile dell'asilo di non farli entrare e passarci i bambini dalla finestra, mentre scendevo le scale per venire qui, ho rotto un tacco delle mie scarpe preferite. Come se non bastasse, il taxi che mi stava accompagnando ha bucato una ruota. Assurdo!» Mette la borsa sul bancone del bar. «Ho bisogno di bere per dimenticare questa giornata.»
«Ecco le mie due bellissime fan preferite.» Joshua posa un braccio sulle spalle di Rose prima di darle un bacio a stampo. «Fra poco vi arrivano i mojito, stasera offro io da bere.»
«Vedi perché l'ho scelto? È ricco e paga tutto lui.» Scherza sempre sull'argomento, ma so quanto la disponibilità economica del suo fidanzato faccia sentire Rose a disagio.
Quando mi ha chiamato per dirmi che si era innamorata, ho impiegato tutto il tempo della telefonata per capire che non stava scherzando. Figlio di una delle più ricche famiglie di Minneapolis, Joshua è un avvocato penalista di giorno e il front man di una band di notte. Si sono conosciuti in questo locale alla fine dell'estate ed è stato un colpo di fulmine per entrambi.
«Avete delle richieste per le cover?» domanda Joshua.
«Vorrei una ballata romantica, a tua discrezione» rispondo.
«Io vorrei qualcosa che mi faccia sudare.»
«Nella scaletta non ho nulla di adatto, ma dopo, a casa tua, troverò il modo di farti sudare… e gridare.» Le assesta una pacca sul sedere e sale sul palco.
Il batterista dà il tempo con le bacchette e inizia il concerto. In molti ballano sulle note delle canzoni che Joshua canta, altri fanno il coro urlando sulla musica. Un senso di ebrezza, felicità e vitalità fluisce ovunque e impregna l'ambiente. Le canzoni si susseguono e alcune sono annunciate da una dedica. Ho finito il mio secondo mojito, quando il barman mi allunga una bottiglietta d'acqua.
«Te la offre quel ragazzo laggiù.» Indica la parte opposta del bancone, ma non scorgo nessuno a causa della poca luce. «Si è raccomandato di non darti da bere più nulla finché non finisci tutta l'acqua.»
Stringo gli occhi e cerco di vedere a chi si stia riferendo, ma scorgo solamente ombre di corpi che ballano al ritmo della musica. Chi se ne frega di chi sia il ragazzo! Alzo le spalle e bevo un lungo sorso d'acqua.
«Ehi, gente… vi state divertendo? Stasera, fra di voi, c'è anche la mia bellissima ragazza che non si perde mai una mia esibizione. Salutate tutti Rose!» Joshua ci addita e Rose, unendosi allo schiamazzo delle persone, alza le braccia, saltellando ed emettendo degli urletti. «Di fianco a lei c'è la sua migliore amica Viktoria. Viktoria, fa' vedere a tutti il tuo bel viso, magari stasera potresti rimorchiare qualcuno.»
Mi imbarazzo e rido allo stesso tempo. Scendo dallo sgabello e mi prostro in un inchino esagerato: se devo perdere la faccia, tanto vale farlo con stile. I fischi e gli applausi provocano ancora di più la mia risata.
«La prossima canzone la dedico a te, Viktoria… bellezza… Mi hai chiesto una ballata romantica, spero ti piaccia.» Si volta verso il batterista e attende l'attacco prima di iniziare a cantare.
Annuisco con la testa, ancora con il sorriso stampato sulle labbra ma, appena le note della canzone si diffondono per il locale, di colpo mi blocco. I miei occhi vengono catturati, e strettamente incatenati, agli occhi blu che più amo al mondo.
viiiLa gente dice sempre che sono innamorato
Sembra che io cada sempre nelle trappole che metto in atto
È più facile parlare, osservando dall’alto
Loro non lo sanno. Loro non lo sanno
La voce roca di Joshua, l'armonia della canzone, le luci soffuse, il fumo che esce dagli appositi apparecchi, il caldo del locale, la gente che ondeggia… e nulla, ma proprio nulla, riesce a farmi distogliere lo sguardo dal suo.
Quando non c’è più niente da dire.
Quando non c’è più niente da perdere
Non puoi deludermi, come io ho deluso te
Quando non c’è più niente da dire.
Quando non c’è più niente da dimostrare
Non mi deluderai. Non ti deluderò
Sembra che i ruoli si siano invertiti: mentre io cerco di mantenere saldi i piedi sul pavimento, lui è come il ghiaccio. Impassibile.
La gente dice sempre di ritrovare se stessi e di lasciarti il
passato alle spalle
È più facile dirlo quando sei dall’altra parte
Loro non lo sanno. Non lo sanno
Sono sparite le persone. È sparita la confusione. Ci sono solo la voce di Joshua e la musica suonata dalla band. Ci sono solo io. C'è solo Logan.
Quando non c’è più niente da dire.
Quando non c’è più niente da perdere
Non puoi deludermi. Non posso deluderti
Quando non c’è più niente da dire.
Quando non c’è più niente da dimostrare
Non mi deluderai. Non ti deluderò
Devo sforzare il petto ad abbassarsi e alzarsi. Ogni respiro mi costa fatica e sono in affanno. Sono bloccata, ipnotizzata e affascinata da lui. Queste parole sono le stesse che vorrei dirgli, se solo mi desse la possibilità di essere ascoltata.
Ma è finita, finita, finita, finita, finita
Quindi lasciati andare, lasciati andare, lasciati andare
Uccidi la voce dentro la tua mente.
Non abbiamo bisogno di risposte, tesoro
Tienimi vicino e staremo bene.
Facciamo finta di non esserci mai separati
Non abbiamo bisogno di criticare.
Torniamo al punto di partenza
La musica sfuma ed è come se mi risvegliassi da un incantesimo. Prendo la borsa, farfuglio qualcosa a Rose ed esco velocemente. Mi appoggio al muro all'esterno del locale, cerco di regolare il respiro, mettendomi una mano sul petto, e chiudo gli occhi.
A fatica ho tenuto le distanze da lui, non sono ancora andata alle lezioni di yoga, non mi sono recata nel giardino zen per appendere i foglietti dedicati a Mik, e mi sono imposta di non controllare il suo profilo Instagram. Sto facendo come mi ha suggerito Francesco, permettendo al tempo di fare il suo corso.
Ma fa male, mi sembra di avere un pugnale che mi trapassa il cuore e si diverte a farmi sgorgare tutto il dolore che provo per l'amore negato di Logan. Lentamente scivolo e mi rannicchio sulle gambe. Appoggio la testa sulle ginocchia e lascio che le lacrime siano libere di uscire.
«Non ho mai sopportato di vederti piangere.»
Resto immobile, cosciente della sua presenza di fronte a me. Concedo alle mie lacrime di scivolare sulle guance e di fermarsi sulla mia sciarpa.
«Viktoria.»
Dio, la sua voce… singhiozzo, sto crollando.
«Alzati, ti prego. Fa freddo e il tuo inesistente cappotto non ti copre le gambe. Fra poco ti congelerai.»
Non è che voglia fare scena muta per rendergli difficile il momento, è che proprio non riesco a parlare, non mi escono le parole dalla bocca. L'unica cosa che sembro in grado di fare è piangere e singhiozzare. Sollevo la testa e lo guardo fra le lacrime. È bellissimo anche così.
Mi aiuta a mettermi in piedi e tiene le mani sulle mie braccia. La voglia di appoggiarmi al suo petto e farmi consolare è lacerante, ma resto ferma.
«Hai la tua macchina?» domanda.
Faccio segno di no con la testa.
«Ok. Vieni, ti porto a casa.»
Sospiro di sollievo quando entro nella sua auto e il riscaldamento mi avvolge. Senza guardarmi allo specchio, sistemo il disastro sul mio viso causato dal pianto, restando a testa china per il disagio. Logan rispetta il mio silenzio, ma fa male l'assenza di parole. Quando eravamo insieme lo trovavo confortante, ora è fastidioso. Parcheggia la macchina a filo del marciapiede, scende e mi apre la portiera.
«Grazie» sussurro.
Indubbiamente durante il tragitto ero distratta e non ho prestato attenzione alla strada. Lui, ignaro, non sa che da quando sono tornata a Saint Paul non dormo a casa mia. Se glielo dicessi, potrei metterlo nella condizione di portarmi a casa dei miei e non voglio, ma sono troppo stanca per andare a piedi. Scrivo un breve messaggio alla mamma per avvisarla e cerco le chiavi del portone nella borsa. Alzo la testa per salutarlo e vedo che è appoggiato al cofano della macchina con le mani nelle tasche del giubbotto.
«Buonanotte, Logan.»
«Ti sembra il modo di comportarsi?»
«Scusa?»
«Sei tornata da quasi tre settimane. Non mi hai chiamato, non hai mandato messaggi.» Il tono della voce è teso.
«Non mi pare di essermi comportata in modo diverso da quando mi hai lasciata. Se cambi le direttive su come e quando posso relazionarmi con te, ma ti dimentichi di avvisarmi che invece adesso posso farmi viva, spiegami chi fra noi ha bisogno di essere più chiaro nella comunicazione interpersonale.» L'aria fredda mi sta aiutando a far sparire il torpore e la lingua inizia a reagire ancora prima del cervello.
«Bene, saliamo così mettiamo in chiaro subito le cose.»
Eh? All'una di notte?
Inspiro, stancamente, e mi dirigo verso il portone della palazzina, senza aspettarlo. Una volta entrata in casa, mi cambio al volo e metto sul fuoco il bollitore per una tisana.
Lui osserva in silenzio ogni mio gesto, restando in piedi al centro dell'open-space.
«Vuoi qualcosa da bere?» domando, più che altro per cortesia.
«Non verrai più al dojo?»
«Solo se necessario.» Incrocio le braccia al petto. «Sto rispettando il tuo volere.»
«Stasera hai sorriso. Eri bellissima.»
Aggrotto le sopracciglia. Non riesco a stargli dietro. Salta da un argomento all'altro.
«Anche adesso sei bellissima.» Con la mano mi indica e si avvicina.
Vorrei, con tutta me stessa, impedire ai miei occhi di chiudersi, per essere sicura di non soffrire di allucinazioni, ma non ci riesco. Perché è impossibile credere che il suo corpo, premuto sul mio, non sia frutto della mia mente. È improbabile che senta la pelle bruciare solo dove le sue mani mi toccano. Ed è assurdo sentirmi in estasi quando la sua lingua cerca la mia.
Continuo a tenere gli occhi chiusi e assaporo la sensazione della sua bocca sulla mia. Mi impongo il buio per percepire ogni minuscola parte di me che combacia con la sua, spengo il mondo per stare nell'universo che c'è fra le braccia di Logan.
Mi abbandono a lui, ai suoi baci, alle sue carezze, al mio amore che trabocca e lenisce il dolore della sua distanza.
«Ti amo» sussurro.
E mi perdo nel mare in tempesta dei suoi occhi.
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