I'm holdin' on a rope Got me ten feet off the ground
I'm hearing what you say But I just can't make a sound
- Timbaland -
Chiudo gli occhi.
Non voglio incontrare il suo sguardo. Non posso. Non dopo quello che ci siamo detti.
La sua mano finisce sulla mia nuca. Le dita s’incastrano tra i miei capelli e aumentano la presa. Per un attimo ho il timore che una parte di lui voglia stringerli con forza e strapparli, ma so che questa è solo
una stupida sensazione perché non mi farebbe mai del male.
Sento la presenza del suo corpo che incombe su di me. L’odore del suo fiato che sa di fumo e vodka alla cannella mi fa rabbrividire.
«Apri gli occhi, Kim. Non farmelo ripetere… Devi guardarmi».
Provo a scuotere la testa, ma lui m’impedisce qualsiasi movimento. Non mi rimane che obbedire alla sua richiesta. Spalanco lo sguardo e lo punto nelle sue iridi grigie e intense; sono penetranti e avvolgenti, mi ricordano una nebbia fitta, di quelle che ti circonda all’improvviso e ti estrania da tutto il resto. Ogni volta che sono con lui, mi sento smarrita, proprio come se stessi vagando in mezzo a quella nebbia e non riuscissi più a trovare la strada.
«Cosa mi hai fatto, piccola Kim?»
«Niente…» replico e fatico persino a riconoscere la
mia voce. «Sei tu che mi stai sconvolgendo».
«Oh, ti sbagli. Hai idea di quanto sia tremendamente turbato quando sono accanto a te? Hai la capacità di
annientare tutto ciò che mi circonda. Non esiste
nient’altro, se non te».
Vorrei dirgli che so cosa prova perché le sensazioni che ho dentro sono identiche. Rimango, però, in silenzio. Solo un flebile sospiro esce dalla mia gola, giusto un attimo prima che le sue labbra si appoggino sulle mie.
«Sei bellissima, Kimberly. Ti voglio e so che anche tu vuoi me».
«Mar…» all’improvviso preme una mano sulla mia
bocca e non mi lascia dire nulla.
«Shh. Non pronunciare il mio nome. Non ora, ti prego. Ho solo bisogno di dimenticare chi sono, anche se per poche ore. Mi aiuterai in questo?»
La sua richiesta mi confonde, però mi ritrovo ad annuire come un burattino alla sua completa mercé.
Il sorriso che gli spunta sul volto mi destabilizza ma fa aumentare anche la mia libido. Le nostre labbra si uniscono di nuovo e in pochi istanti ci ritroviamo nudi sopra il letto del mio appartamento che cigola a ogni movimento.
Sono a New York da due mesi e mi sono già messa nei casini. Lui mi sconvolge, gioca con me e poi si tira
indietro. Mi vuole, ma solo alle sue condizioni. E la colpa è mia perché glielo permetto.
Perché ho bisogno di tutto questo.
La canzone “Apologize” dei Timbaland comincia a risuonarmi nella mente, soprattutto le prime strofe. Diventano una nenia che aumenta il mio senso di colpa. Perché è questo che merito di provare: una colpa che pende sulla mia testa come una condanna.
Dannazione, ma con tutti i ragazzi che ci sono, proprio di lui dovevo innamorarmi?
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