I won’t ever be too far away to feel you And I won’t hesitate at all
And I’ll always remember the part of you so tender I’ll be the one to catch your fall
- Mariah Carey -
Dannazione!
È passata un’altra settimana e io sono ancora senza lavoro. Devo inventarmi qualcosa e devo farlo il prima possibile, altrimenti mi toccherà tornare a… no! Non tornerò a casa. È escluso. Scuoto la testa con forza, eliminando anche la più insignificante traccia di quell’assurda ipotesi. Come direbbe Zoe il fallimento
non è da prendere nemmeno in considerazione. Mi manca la mia pazza amica, se fosse qui con me, tutto sarebbe diverso. Afferro il cellulare e mi sdraio sul letto, con l’intenzione di chiamarla ma, come succede più spesso di quanto si possa immaginare, il telefono inizia a suonare ed è proprio lei. È una videochiamata quindi, prima di farla partire, mi siedo sistemandomi con la schiena poggiata al muro.
«Ehi, ciao!» dico con un sorriso enorme vedendo la sua immagine.
«Ciao, bellissima! Allora, come stai e che mi racconti?»
Per fortuna con lei non ho bisogno di mentire, al contrario di quando sento mia madre.
«Tutto sommato sto… bene».
«Ahia… che succede?»
La aggiorno con le ultime non novità della settimana e vedo che man mano che vado avanti a parlare, lei muove sempre di più la testa in segno di diniego.
«Perché fai così? Ho detto qualcosa di sbagliato?»
«Sinceramente? È tutto sbagliato. Davo per scontato che stessi già lavorando con pezzi grossi della musica e
dello spettacolo, l’ho detto anche agli amici che hanno
chiesto di te».
«Cosa? Perché l’hai fatto!» grido scattando in piedi e avvicinandomi alla finestra. Chiudo le tende fucsia che ho comprato ieri, nonostante mi fossi imposta di non arredare l’appartamento fino a quando non avessi trovato lavoro. È stata una necessità, non potevo continuare a cambiarmi rischiando che quelli del palazzo di fronte mi vedessero nuda.
«Eccola qui, finalmente».
«Che cosa».
«La Kimberly che conosco, quella che non sembra patetica e non si piange addosso».
Okay, ora sono davvero incazzata. «Zoe, non ci sentiamo da giorni, sei a tantissimi chilometri di distanza, perché devi comportarti da stronza?»
«Perché è ciò di cui hai bisogno».
«Ti sbagli. Io ho bisogno di un’amica. Mi sento maledettamente sola, okay?» sto quasi singhiozzando ma lei sembra impassibile. Stringo più forte tra le dita il telefono e reprimo la voglia che ho d’interrompere la chiamata. «Non è facile…»
«Lo so, ne avevamo parlato. Ricordi? Ma tu ce la farai, ne sono certa».
«Lo spero» replico con un sospiro. Smetto di essere tesa, anche perché non mi piace esserlo, soprattutto mentre parlo con la mia migliore amica.
«Posso, però, darti un consiglio?» mi chiede lei un attimo dopo.
«Certo. Devi darmi consigli, senza non riuscirei a vivere».
«Bene, allora ascoltami. Non devi aspettare che il lavoro ti cada davanti ai piedi, ma devi sgomitare, graffiare e far vedere a tutti che non sei solo una ragazza di provincia».
«Zoe, ci sto provando, dico davvero. Ho girato tutte le
agenzie di New York e…»
«Lascia perdere le agenzie! Continueranno a sbatterti in faccia porte su porte. Vai direttamente a Broadway, è lì che devi farti conoscere».
«Sì, certo, mi presento da quelli di Broadway magari dicendo “Eccomi, sono quella che cercavate”. Zoe tu sei folle».
«Io sarò anche folle, ma tu devi smetterla di avere paura».
«Non ho paura, solo che tu e io siamo diverse. Tutto qui».
«Allora per una volta comportarti come farei io».
«E cioè? Avanti, dimmi cosa faresti al mio posto, sono davvero curiosa».
Ci pensa su un attimo e poi mi spiazza con una frase che non mi sarei mai immaginata.
«Andrei a Broadway e accetterei qualsiasi lavoro abbiano da offrire, anche se fosse quello di pulire i gabinetti dei teatri».
Scoppio a ridere ma mi accorgo subito che Zoe è seria e quindi pensa davvero ciò che ha detto.
«Non stai scherzando…»
«Non sono mai stata così seria. Devi entrare in quel mondo, Kim. E se per farlo devi partire dal gradino più basso… be’, fallo! Si deve essere disposti a tutto per vedere realizzati i propri sogni».
Le sue parole mi mettono i brividi ma solo perché la parte razionale di me sa già che l’idea non è per niente brutta. Rimaniamo a fissarci per quasi un minuto senza
dire altro. Poi, all’improvviso, Zoe inizia a cantare. Non è intonatissima, ma se la cava. Riconosco la canzone perché è partita dal ritornello, ma soprattutto perché non è la prima volta che la cantiamo. È “Whenever you call” di Mariah Carey, una canzone molto romantica che, però, noi abbiamo sempre associato alla nostra amicizia.
Chi dice che l’amore sia più forte dell’amicizia non ha mai incontrato la persona alla quale assegnare il titolo di migliore amico. Zoe è la mia. Mi completa in tutto e senza di lei, nella vita, niente avrebbe senso. Non saremo mai troppo distanti da permettere che l’affetto che ci lega si affievolisca. So per certo che lei sarà sempre presente e se mai dovessi cadere, lei sarà pronta ad afferrarmi.
Continua a cantare e io le vado dietro, creando un duetto che mi ricorda molto quelli che facevamo i pomeriggi dopo la scuola.
«You can turn to me and cry, always understand that,
I give you all I am inside…»
Pronunciamo questa frase mentre una lacrima scorre sul mio viso. Zoe sorride e lo faccio anch’io. Sono fortunata perché ho una persona che sarà sempre pronta
ad asciugare le mie lacrime e per consolarmi mi darebbe tutto ciò che ha di bello racchiuso nel cuore.
Smettiamo di cantare e prima di chiudere la chiamata, la mia amica mi fa promettere di richiamarla il giorno dopo.
«Lo farò, Zoe. Ti voglio bene».
Dallo schermo sparisce il suo volto. Osservo per un attimo la foto che ho messo come sfondo e ripenso a quando Zoe me l’ha scattata. Eravamo nel giardino dietro casa mia e stavamo canticchiando. Avevo tra le mani l’ukulele e lo stavo suonavo seguendo le canzoni che a turno sceglievano Zoe e Ryan. L’ha scattata all’improvviso e l’espressione naturale che è riuscita a catturare mi piace tanto.
Sorrido, mentre stringo il cellulare contro il petto. Dio, già sento di nuovo la sua mancanza. Sono, però, ottimista e voglio dare ragione alla mia amica e alle sue idee che condizionano la mia vita anche a distanza.
Broadway è il mio obiettivo e domani non andrò via da lì fino a quando non mi avranno dato un lavoro.
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