Scritto il 07/08/2026
da GIOVANNA MAZZILLI


Isn’t the right thing to do

Ever change things that I feel

- Lissie -

 


 

Il lunedì arriva con prepotenza, così come l’inizio

delle prove del musical.

Sono agitata, sì, ma anche entusiasta. Lo sfogo nella stanza della distruzione è servito. Ed è servito anche passare del tempo con lui. Ho trascorso tutto il tempo libero degli ultimi due giorni a prepararmi sulla parte e, se non fosse stato per le piacevoli distrazioni provocate da Marcanthonee, avrei di certo studiato di più.

Quel ragazzo è incredibilmente coinvolgente.

Arrivo in teatro pensando di non trovare nessuno e, invece, non è così. C’è già del movimento, parecchio movimento.

«Buongiorno a tutti» dico entrando in sala prove. Gli occhi di tutti si posano su di me, ma solo un paio di persone mi danno retta, le altre continuano il riscaldamento di muscoli e voce.

«Ciao, tu sarai Roxie, vero? Io sono Ana e interpreterò una delle assassine della prigione».

«Molto piacere, Ana. Sono Kim» replico nervosa. La osservo e la prima cosa che noto sono i suoi occhi di un azzurro cielo intenso. È alta, molto più di me, ha capelli corti e scuri ed è di sicuro anche più grande.

«Ah, e lui è Kevin e sarà Amos, tuo marito» dice indicando il tizio che ci ha raggiunto. Ha i capelli tirati indietro e riempiti di gel, una barba ispida e spettinata che andrebbe rasata e due occhi infidi che non nascondono ciò che sta pensando.

«Guarda, guarda, guarda. La mia mogliettina Roxie» mi mette un braccio sulle spalle e mi avvicina a lui prendendosi una confidenza che non gli ho dato.

«Eh, sì…» mormoro, provando a divincolarmi.

«Wow, sai che sei davvero una sexy topolona?»

«Non cominciare a fare il porco viscido, Kevin. Non vorrai far scappare la nuova arrivata».

Riesco a scostarlo e mi volto di scatto. Osservo la persona che ha interrotto la performance misera di quello che sarà mio marito in scena.

«Taci Vivian. E poi che avrò mai detto di male?» replica lui.

«Non è quello che dici il problema, ma come lo dici e come ti comporti».

Si allontana, mandandola a quel paese con un gesto della mano, raggiungendo la parte opposta della sala e io rimango con Ana e l’altra ragazza. Ha i capelli rossastri, un fisico formoso che rasenta la perfezione e uno sguardo magnetico che ti fa venire voglia di fissarla per ore. Associo subito il suo nome al personaggio che interpreterà: sarà Velma Kelly, la mia “rivale”.

«Ignora quel coglione. Ho già lavorato con lui in un’altra produzione e credimi quando ti dico che è anche peggio di come appare. Purtroppo, però, è bravo a cantare, per questo è stato preso».

«Talento sprecato, oserei dire».

«Quanta verità. Comunque io sono Vivian» mi porge la mano che stringo subito.

«Kimberly».

«Lo so. Conosco i nomi di tutti. E devo ammettere che sono rimasta sorpresa».

«Di cosa?»

«Be’, per un musical così importante tutti si aspettavano membri del cast con esperienza già maturata e, invece, tu sei al primo ingaggio. Devi aver colpito particolarmente quel gran figo di Cohen».

Deglutisco e la saliva mi va di traverso. Tossisco evitando di rispondere, anche se il mio volto diventa paonazzo.

«Avrai fatto un provino da urlo, proprio come il mio» mi fa l’occhiolino e poi va verso la sbarra per finire il riscaldamento.

«Quanto è bella, mamma mia! Peccato sia etero» bisbiglia Ana alle mie spalle. «Beato l’uomo che può averla nuda nel suo letto».

Trattengo una risata perché l’espressione ammaliata di

Ana è davvero buffa.

«Magari ne ha più di uno. Io proverei a proporle qualcosa di trasgressivo, che dici?» azzardo, prendendola in giro anche se non dovrei, visto che non la conosco bene.

«Quel che è certo è il nome di uno dei fortunati. Dicono che sia stata con Cohen, proprio la sera del suo provino».

Per un attimo barcollo e per fortuna riesco ad appoggiare una mano sul muro. È stata davvero con Marcanthonee? Una nausea improvvisa s’impossessa del mio stomaco, mi viene quasi da vomitare.

«Davvero?»

«Già… oh, però io non ti ho detto niente. È stata una confidenza di un’altra ballerina».

Purtroppo, la conversazione è interrotta proprio dal protagonista di questo meraviglioso pettegolezzo. Entra in sala seguito da altre persone, tra cui Alexander Cohen. Lo riconosco subito perché mi ricordo la sua foto incollata nei vari articoli online che ho letto il giorno in cui sono venuta al Majestic.

«Buongiorno a tutti! Avvicinatevi e disponetevi in fila» dice Helen, ponendosi al fianco del suo capo.

Appoggio la borsa in un angolo e mi metto lateralmente così da riuscire a guardare Marcanthonee senza che lui se ne accorga.

«Benvenuti. Dovreste sapere tutti chi sono, ma per quelli indecisi mi presento. Sono Alexander Cohen, il produttore nonché proprietario del teatro. Dopo giorni d’interminabili provini finalmente il cast di Chicago è formato. Guardatevi intorno, ragazzi, perché queste sono le facce che vedrete per i prossimi mesi. Nasceranno amori e rivalità, ci saranno amicizia e odio, l’importante è che lo spettacolo rimanga il vostro principale obiettivo. Parola d’ordine: professionalità».

Trattengo il respiro mentre il discorso del produttore mi fa sentire piccola. E se tutto questo fosse uno sbaglio? Mi sento come una falena attratta dal fuoco. Un fuoco che, però, potrebbe bruciarmi…

Scuoto la testa e smetto di pensare a cose che mi fanno solo distrarre. Provo a concentrarmi, anche se non avendo ascoltato le ultime cose che hanno detto, non so cosa stia succedendo.

«Allora? Gli altri dove sono?»

«Ha chiamato i protagonisti al centro della sala, devi andare anche te» sussurra Ana sporgendosi verso di me.

«Cazzo!» sibilo a denti stretti. Conquisto il centro, ponendomi proprio accanto a Kevin. Alexander Cohen mi scruta e nel suo sguardo leggo indifferenza mista a… cos’è indignazione? Rabbrividisco.

«Voi sarete presenti in più scene, gli occhi degli spettatori saranno inchiodati al palco. Ammaliateli, fateli divertire e soprattutto convinceteli a tornare!»

Tutti applaudono e io gli vado dietro, anche se non ho capito il motivo di tutto questo entusiasmo. Forse perché più va avanti a parlare e più mi rendo conto di quanto dovrò lavorare per soddisfare le sue aspettative da produttore. Che cosa credevo, che sarebbe stato facile o che il livello sarebbe stato simile a quello del musical scolastico?

«Ora tornate tutti al vostro posto tranne voi due». Obbediscono e al centro rimaniamo solo Vivian e io,

visto che ha indicato noi.

«Da voi due mi aspetto molto. Dovrete far innamorare il pubblico e lavorare ancora più degli altri. Non

dovranno più esistere le vostre personalità. Per i prossimi mesi sarete Roxie e Velma».

Vivian sorride e annuisce mentre io rimango immobile. Nessuna emozione traspare dal mio volto. Marcanthonee si schiarisce la voce, attirando così la mia attenzione. Mi guarda e nei suoi occhi leggo calma. È la stessa espressione che aveva la sera che mi ha portato al “Break Bar”. Sta provando a tranquillizzarmi e per fortuna ci riesce.

«Bene, detto questo, vi lascio lavorare. Sarò in teatro quasi ogni giorno, ma sarà mio figlio Marcanthonee quello presente a ogni prova, per qualsiasi problema rivolgetevi a lui».

Mentre nel cast l’aria diventa meno tesa, Vivian si affretta a raggiungere il produttore e io, non so ancora perché, le vado dietro.

«Signor Cohen, è un onore per me far parte della rappresentazione. Amo il suo lavoro, la seguo da sempre».

«Grazie, Vivian. Mi ricordo di lei, l’ho vista in quella piccola ma efficace parte che aveva nello spettacolo “Il fantasma dell’opera” all’Imperial Theatre».

«Ho lavorato molto dopo quel ruolo».

«E si vede, altrimenti non avrebbe impressionato mio figlio» replica il signor Cohen.

Dà una pacca sulla spalla di Marcanthonee che sposta lo sguardo da me a lui.

«E conoscendolo, l’avrà colpito anche la sua

bellezza».

Digrigno i denti così forte da provocarmi una fitta alla mandibola. Perché mi danno fastidio queste insinuazioni? Sto provando gelosia nei suoi confronti e la cosa non mi piace. Non posso avere stupide pretese, lui e io non siamo niente.

E allora perché ho seguito Vivian con l’intento di

marcare il territorio?

«La signorina Holland ha fatto un ottimo provino. Ha ottenuto la parte solo per il suo talento».

«Grazie, Marcanthonee» replica lei. Sentire la sua voce che pronuncia il suo nome mi stringe lo stomaco in una morsa. Devo allontanarmi, ho bisogno di prendere un po’ d’aria e riacquistare lucidità. Mi volto ma le parole del produttore bloccano i miei passi.

«E lei, signorina West? Di lei so ben poco. Riuscirà a essere la Roxie Hart che il pubblico si aspetta o fallirà?»

Mi guarda dall’alto in basso, come se fossi una

formica pronta a essere schiacciata e sostituita.

Oh no, caro. Non succederà.

«Be’, signor Cohen, lo spero. Però le assicuro che farò di tutto per non fallire. Il fallimento non è nel mio DNA» replico orgogliosa di me.

Sono convinta di ciò che ho detto e questo musical sarà il trampolino di lancio di una stupenda carriera.

Mi attacco sul viso un sorriso finto e mi allontano con una scusa. Esco in fretta dalla sala e scendo le scale. Percorro poi il corridoio che porta verso il teatro, ma la mano di qualcuno mi afferra il gomito destro. Riconosco il suo tocco, riuscirei a distinguerlo anche a occhi chiusi.

Marcanthonee.

«Dove stai andando?»

«Ho bisogno di aria».

«Anch’io. Vengo con te».

Mi sorpassa e va dritto verso l’uscita di emergenza. Gli vado dietro, anche se non ho molta voglia di conversare, soprattutto con lui.

Arrivati fuori, lo fisso mentre si accende una sigaretta e me la porge. Che schifo, odio il fumo anche se non gliel’ho mai detto esplicitamente. Pensavo che la mia espressione disgustata fosse sufficiente. Faccio no con la testa e lui inizia a fumare.

«E così hai conosciuto mio padre».

«Già…»

«Mi è piaciuta la tua risposta. Gli hai tenuto testa».

«Grazie».

«Che ti prende? Perché rispondi a monosillabi?»

Gli lancio un’occhiataccia.

La mia stupida mente continua a riprodurre immagini di lui e Vivian avvinghiati nelle stesse posizioni che abbiamo usato noi. Ho di nuovo la nausea e non per il fumo che mi sta buttando in faccia.

«Tra poco iniziano le prove. Finisci di fumare io me ne torno dentro».

«Non ci provare, piccola Kim. Più ti ostini a tenermi lontano, più ti starò addosso. Ora te lo ripeto, che ti prende?»

Sbuffo guardando il cielo autunnale ricoperto di nuvole. Non fa molto freddo, ma la differenza di temperatura da dentro a fuori mi fa rabbrividire.

«Prima, parlando con gli altri, ho sentito una cosa che ti riguarda».

«Che cosa».

Gli racconto tutto, omettendo il nome della persona che mi ha informato. Marcanthonee scoppia a ridere. Fa un lungo tiro alla sigaretta e poi getta tutto il fumo verso il basso.

«È una cazzata. Non sono stato con Vivian, anche se non ti nascondo che ci ho pensato».

«Ah, bene…»

«Kimberly, non vado a letto con i membri del cast. Tu… be’, tu sei un’eccezione. E comunque noi non andiamo a letto insieme perché fai parte dello spettacolo, ma per altri motivi. Non farmeli elencare e smettila di andare in paranoia».

Mi dà una pacca sul sedere che, per fortuna, nessuno vede visto che ci siamo solo noi qui fuori. Butta la sigaretta sull’asfalto e la spegne con la punta delle scarpe firmate che ha ai piedi. Oltrepassa la porta e si allontana

mentre io rimango ferma a fissarlo fino a quando non si gira verso di me e aspetta che lo raggiunga.

Oddio, ma in che situazione mi sono infilata?

È bastato mezzo pettegolezzo falso per farmi agire come una fidanzatina gelosa.

Dovrei chiudere con Marcanthonee ogni rapporto che non sia strettamente lavorativo e concentrarmi sulla parte, altrimenti rischio davvero di rovinare la più bella opportunità che potesse capitarmi.

Solo che… lui mi piace, dannazione!

Le parole della canzone “Go your own way” di Lissie si stampano nella mia mente. Potrei andare per la mia strada e lasciarlo in disparte ma sono certa che mi pentirei di questa decisione.

Un momento, che cosa succede?

La musica è sempre stata un’amica e alleata, ha salvato molte giornate buie. Ultimamente, però, mi sta giocando brutti scherzi. È come se stesse agendo per farmi prendere determinate decisioni.

Okay, amica mia, devo fidarmi di te, oppure sto ufficialmente impazzendo?

 





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