BRUNO
Dedico a quello chalet molto più tempo di quello che speravo. Un’ora per liberare il tetto e due ore di tentativi per far ripartire questa stramaledetta caldaia. Ho quasi un principio di ipotermia ma ora tutto funziona.
In questo tempo ho riflettuto e credo di aver perso la bussola tra le gambe di Stephanie.
La neve, il legno ovunque, il fuoco, mi hanno disorientato. Non sono nel mio elemento. Mi sono lasciato distrarre dall’atmosfera incantata di questo luogo straordinario e da Stephanie.
L’ho desiderata così tanto che ora che la tengo stretta non vorrei più lasciarla andare, ma non era questo l’accordo.
Staremo insieme questi giorni e poi ognuno riavrà la sua vita. Se ne avremo occasione mi piacerà frequentarla per altre notti infuocate, ma il tutto terminerà qui.
Ho giocato alla famigliola, la casa, prendermi cura di questa stupida caldaia, far funzionare il generatore, non sono un maritino premuroso, non sono un marito né lei è la mogliettina che mi attende con la cena pronta. Non sa nemmeno cucinare un uovo!
Sì, è questo posto sperduto, fermo nel tempo e nello spazio ad averci distratti. Una straordinaria magia che ci ha incantati entrambi. Stephanie si è ripresa prima di me, forse perché in troppi l’hanno ferita, vorrei saperne di più, conoscerla meglio, ma
temo che sia un sentiero pericoloso per entrambi, meglio non intraprenderlo.
Comincio a capire tutti gli avvertimenti dei miei amici. Una che mi resiste per un anno è tosta e mi starà lontana senza problemi, io invece potrei davvero sentire molto la sua mancanza.
«Sono venuta a vedere se sei vivo. Ti starai gelando qui, lascia perdere l’acqua calda, torna dentro a scaldarti davanti al fuoco.»
Mi giro verso la sua voce preoccupata e vederla nella penombra della porta della centrale termica, con la fronte corrucciata e l’espressione di vera premura, mi scaldano il cuore e nello stesso tempo mi spaventano.
Attento Bruno.
Mi dice una vocina e mi alzo, da dove mi trovo, accovacciato davanti allo sportello di controllo della caldaia.
«Credo di avercela fatta, stavo per rientrare, vieni, andiamo a scoprire se possiamo fare o no questo bagno caldo.»
Mi avvicino a lei che mi prende a braccetto ed attraversiamo il giardino, la neve è diventata alta e fatichiamo ad arrivare alle scale dell’ingresso.
«Vorrei fare un pupazzo di neve domani, ti va?» È una domanda che non mi aspetto, è gentile,
sorridente, quasi volesse farsi perdonare. Prima è stata dura, ma aveva ragione, mi è servito per ritornare sui binari. Sembra di vivere in un film di Natale ma è una vacanza e quando sarà finita io tornerò a Nizza a dirigere la sicurezza nei locali del mio amico René Lefebvre. Stephanie invece andrà a Parigi e continuerà a lavorare nella maison di quello
stilista equivoco che probabilmente l’ha scopata e gettata via.
«Ehi, Bruno, tutto bene?» mi chiede mentre sbatto i piedi sporchi di neve sul tappeto.
«Sì, credo di aver preso freddo» dico come patetica scusa al mio umore.
Lei si preoccupa e mi aiuta a togliermi il giaccone.
«Ho preparato del tè caldo, vieni.»
Mi sta coccolando, e sembra davvero preoccupata. Ho la testa bollente e quando mette la mano sulla fronte sento sollievo.
«Mio dio! Stai bruciando!»
Non so come ci riesca, ma riesce a stendermi sul divano e a coprirmi con tre coperte, poi si stende accanto a me.
«Ti ho fatto ammalare.»
«No, ora mi passa, è lo sbalzo termico, non avevo così freddo fuori.»
Bevo il tè e va un po’ meglio, ma sono così stanco che non tengo gli occhi aperti, scivolo nel sonno quasi senza accorgermene.
Il giorno dopo è stato stranissimo, credo di aver delirato per la febbre, ne ho un ricordo confuso, so che Stephanie mi è sempre stata accanto e quando la mattina dopo mi sveglio davvero, la vedo subito. È su una poltrona tutta rannicchiata in una coperta rossa. È la mia ciliegina sopra la torta, bellissima e invitante.
«Fissare le persone che dormono è inquietante lo sai?»
«Sì, ma tu sei sveglia.» Apre gli occhi e mi sorride.
«Come stai?»
«Meglio, penso che mi alzerò e andrò in bagno da solo oggi.»
Ieri mi ha aiutato, non mi reggevo in piedi.
«Penso che tu abbia preso lo stesso virus di mia nipote, può accadere, oggi resta al caldo e domani sarai in forma.»
«Domani sarà l’anno nuovo e io l’ultimo dell’anno lo voglio festeggiare bene» dico malizioso.
Lei alza gli occhi al cielo.
«Vai in bagno, lavati i denti, fatti la doccia e torna al mondo. Quella stronza di una caldaia ti avrà fatto ammalare ma il tuo sacrificio non è stato inutile, ora funziona e c’è acqua calda.»
Mi alzo e resto un po’ in attesa di capogiri che non arrivano. Buon segno.
«Avanzo un bagno con te» puntualizzo.
«Puoi avere quello che vuoi, un patto è un patto.» La guardo e vorrei divorarla, meglio se vado in bagno, ci restano altri due giorni qui e voglio
godermeli tutti.
L’acqua calda della doccia mi lava via il sudore freddo della febbre e sto meglio, non sono del tutto in forma, la gola mi fa male e penso stranito che erano circa dieci anni che non mi ammalavo. È strano. Ma tutto in questi giorni sembra diverso dal solito.
Stephanie ha abbattuto tutte le mie difese, comprese quelle immunitarie. Mi ha reso più debole, quasi una fighetta perché indugio su pensieri che mai prima mi avevano sfiorato. Vuoi vedere che è davvero pericolosa proprio come mi avevano messo in guardia tutti i miei amici?
Quando scendo in soggiorno trovo la tavola apparecchiata decorata con candele, il profumo della cannella è nell’aria. Stephanie sbuca dalla cucina con un vassoio da cui si alzano nuvolette di vapore.
«Ho fatto della cioccolata calda» mi sorride quasi timida e mi prendo qualche secondo per ammirarla. Ha i capelli biondi raccolti in una coda di cavallo, il viso pulito senza un filo di trucco, un maglione dal collo alto e dei legging neri, ai piedi quelle assurde pantofole pelose. Ed è la donna più sexy che abbia mai visto.
Merda, sei proprio nei guai Orso!
Questa volta la voce è quella di Paul e il soldato ha dannatamente ragione.
Inspiro un profumo che mi ricorda pericolosamente casa e senza parlare mi siedo a tavola mentre Stephanie mi mette davanti una tazza fumante e mi bacia la guancia.
Il mio cuore accelera il battito, mi potrei abituare a tutto questo, potrei…
Il telefono squilla e Stephanie va a rispondere, la sua bella fronte si corruga e lo silenzia.
«Persona sgradevole?»
Lei scrolla le spalle, ma l’atmosfera sembra essersi guastata.
«Ti va di dirmi chi era?»
Sbuffa, si siede di fronte a me e prende la tazza tra le mani, io bevo e mi ustiono, lei ride e sembra davvero una ragazzina.
«Piano, è bollente, sei un tipo ingordo.»
«Beccato, è uno dei miei tanti difetti.»
«Non ne hai poi così tanti, ora che ti conosco
meglio devo dire che ti presenti peggio di quello che sei.»
«Anche in questo siamo simili.»
Lei mi studia e alza un angolo della bocca.
«Beccata. Già, faccio finta di essere algida per evitare che le persone si avvicinino troppo, proprio come tu fai l’arrogante. Vogliamo essere lasciati in pace.»
«Io so perché lo faccio, ma vorrei sapere perché lo fai tu.»
Alza le spalle.
«Per lo stesso motivo per il quale probabilmente lo fai tu, per evitare di soffrire, se niente mi tocca, niente mi ferisce.»
Bevo con prudenza la cioccolata e resto in silenzio.
«Quello che ti chiamava prima ti ha ferita?» Resta in silenzio e temo di aver esagerato.
«Era Simon Chevallier.»
«Lo stilista? Il tuo capo?»
«Proprio lui, il mio capo con cui ho avuto una breve relazione che mi ha distrutta, scema vero? Lo sapevo che per Simon ero una delle tante, ma mi piaceva come mi faceva sentire.» Scuote la testa e sorride amara. «Ora lui pensa di potermi prendere e mollare a suo piacimento mentre frequenta altre donne, ma non erano questi i patti. Avevamo deciso che la nostra relazione fosse esclusiva.»
«Quindi, fammi capire, per te era l’inizio di qualcosa di serio, per lui solo sesso con una donna fantastica?»
Lo chiedo cercando di stare calmo, ma il pensiero che quell’idiota non solo l’ha toccata, ma l’ha anche
fatta stare male rende il mio tono aggressivo.
«Dovrei andare in un’altra maison di moda, ma lui è bravo e sai cosa mi irrita di più, per lui è normale prendere e distruggere le persone. Almeno ci avessi ricavato qualche vantaggio sul lavoro!» sbuffa ma vedo le lacrime sulle ciglia.
Mi alzo e vado da lei, mi accovaccio al suo fianco e l’abbraccio.
«Sei brava, ho visto i tuoi lavori su Instagram, hai abbastanza risorse di famiglia per provare a lanciare una tua attività. Perché non molli quell’idiota e non provi a fondare una tua maison?»
Lei butta indietro la testa e si appoggia alla mia fronte.
«Ho paura, una paura folle di fallire.»
Le bacio la fronte e poi la esorto ad alzarsi.
«Guardati, sei intelligente, elegante, hai buon gusto, ottimi contatti e la tua famiglia ti sosterrà. Di che cosa hai paura?»
Le tengo le mani, è di fronte a me e si morde le labbra.
«Claire è sempre stata quella brava. Io ero quella bella, educata, la perfetta figlia di perfetti genitori. Io ero l’addobbo sulla mensola del camino, non ero l’albero di Natale. Non so se potrei espormi così tanto.»
Le prendo il viso tra le mani.
«Tu hai rischiato la tua vita per salvare Lucille e Claire. Sei una pantera con unghie e denti affilati. Lotti per quello in cui credi, senza paura di tirarti indietro. Vorrei che ti vedessi come ti vedo io: bellissima, piena di fuoco e di talento.»
I suoi occhi si allargano, si sporge in avanti e mi
bacia, è un leggero bacio ma ora che l’ho assaggiata devo divorarla. Prendo la sua bocca la faccio mia e lei me lo lascia fare, si dà completamente. Quando ci stacchiamo ansima.
«Se volevi distrarmi dal malumore ci sei riuscito.»
«Non ho neanche iniziato.» Lei ammicca.
«Ti sei appena ripreso dalla febbre, non voglio strapazzarti.»
«Ciliegina non hai idea di quante energie possa trovare quando si tratta di te.»
L’attiro a me e la bacio mentre lei avvinghia una gamba al mio fianco, basta un piccolo invito ed entrambe le sue gambe sono attorno a me.
Ha le braccia attorno al collo e io la sposto verso la tavola, la faccio sedere sopra il legno pregiato e lei mi osserva.
«Lo sai Bruno che credo che venire qui con te sia stata la migliore idea dell’anno?»
«Venire con me è sempre una buona idea» insinuo e lei scoppia a ridere, almeno finché non le bacio il collo e le sollevo il maglione per proseguire nella scoperta del suo meraviglioso seno.
È stesa sopra la tavola del soggiorno, un banchetto che non desidero altro che gustare con calma, mentre la osservo con i capelli biondi sparsi come una corona attorno al suo viso arrossato per la passione, gli occhi brillanti di desiderio penso che questo sarà il migliore cenone dell’ultimo dell’anno della mia vita.
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