Scritto il 30/06/2026
da RAFFAELLA V. POGGI


Un’altra visita a Bedlam

 

Erano di nuovo trascorse due settimane e Valéry era un’altra volta seduta sulla carrozza di Sam, diretta a Bedlam.

Cercò di non farsi prendere dal panico, perché quella era la prima volta che si recava a trovare sua madre senza Mrs Evans.

Valéry aveva sistemato la sua vecchia governante in un modesto appartamentino di cui pagava la pigione; anche sua madre vi si sarebbe trasferita, una volta uscita da quel posto. Mrs Evans, nonostante l’età avanzata, aveva trovato un impiego come domestica a ore e quel pomeriggio non aveva potuto accompagnarla.

Cercò di concentrarsi sugli avvenimenti della sera prima e fece il punto della situazione. Charles le avrebbe sicuramente chiesto di sposarlo se lei non si fosse trovata in tali condizioni. Per lui non sembrava trattarsi di un ostacolo insormontabile, poiché era convinto che lo zio lo avrebbe sostenuto anche economicamente, come aveva fatto con la sorella Eloise. Valéry però sapeva che cosa, Lord Baxton, le avesse chiesto in cambio.

Chissà che avrebbe pensato, Charles, del suo caro zio, se lei gli avesse riferito della conversazione avuta con quel signore durante il concerto?

Inoltre, non sapeva valutare gli altri membri della sua famiglia, Lady Elenoire e Amanda a parte. La duchessa madre era glaciale, la madre di Charles era più finta di uno sfondo del Vauxhall e il padre si era comportato con lei in modo mellifluo. “Non vorrei ammetterlo, però, con la scusa di parlarmi della sua antica amicizia con i miei genitori, è sembrato quasi che mi corteggiasse”, rifletté, ripensando al duca di Ragland.

Fortuna che aveva fatto nuove amicizie e i Butley, fratello e sorella, si erano rivelati ancor più amabili di quanto le fosse sembrato in un primo momento. Si sentì sollevata, poiché la serata successiva sarebbe stata organizzata proprio da Carolyn Blackbourn, la contessa di Westbury.

Questo la fece riflettere: sarebbe stato bello essere anche lei sposata, possedere una bella casa e organizzare feste e ricevimenti. Il pensiero tornò a Charles. “Se fosse davvero innamorato, mi accetterebbe così come sono e troveremmo il modo per cavarcela. In fondo io lavoro e potrebbe farlo anche lui. D’altronde si può vivere anche senza feste”.

Era ormai arrivata. Sam l’aveva aiutata a scendere e l’aveva accompagnata all’ingresso.

«Vi aspetto al solito posto, signorina».

«Grazie, Sam».

Il dottor Morrison, stranamente, la scortò subito da sua madre. La visita si svolse esattamente come tutte le altre volte: Valéry raccontava e Lady Faith se ne stava muta a fissare il muro. All’uscita, però, trovò il dottor Morrison ad attenderla.

«Dottore», disse la giovane decisa, «vorrei riportare mia madre a casa il prima possibile».

«Non solo non è consigliabile, date le sue condizioni, ma non è ammissibile visto il gesto che ha compiuto».

«La situazione ora è del tutto mutata».

«Non mi sembra opportuno parlarne qui, andiamo nel mio ufficio», la esortò.

A Valéry risuonò un campanello d’allarme, tuttavia era troppo importante cercare di tirar fuori sua madre di là prima che fosse troppo tardi, così lo seguì di buon grado.

Non appena entrata, lui le chiuse la porta alle spalle e le si avventò contro. In un istante si ritrovò le mani di quell’uomo dappertutto.

«Lasciatemi! Toglietemi le mani di dosso!», strillò divincolandosi.

«Posso fare in modo che la permanenza di vostra madre sia accettabile. Vi conviene essere accondiscendente, signorina, se non volete che le capiti qualcosa», bofonchiò quell’animale, con un ghigno tremendo. Aveva perfino la bava alla bocca.

Valéry si bloccò di botto, pietrificata dal terrore di quello che sarebbe potuto accadere a Lady Faith, e per un attimo smise di lottare. Lui la assalì di nuovo sbavandole addosso nel tentativo di baciarla. Ma l’istinto di difesa di Valéry ebbe il sopravvento e la ragazza ricominciò a opporglisi in ogni modo, percuotendo, graffiando, battendo i pugni. Per tutta risposta il suo assalitore la percosse, colpendola al volto.

Improvvisamente si udì il rumore di un vetro in frantumi. Qualcuno aveva rotto la finestrella che dava sul parco. Il dottor Morrison mollò la presa, distratto da quel diversivo, e Valéry fuggì via di corsa. In un attimo si trovò fuori, all’aria aperta, e corse verso il cancello, pulendosi il viso con il dorso della mano.

Sam le corse incontro, allarmato.

«Che cosa vi è accaduto, signorina?». Valéry non rispose. «Non vi permetterò più di entrare in quel posto da sola, state pur certa», disse il buon uomo.

«Grazie Sam, non rifiuterò la vostra offerta», rispose la giovane, lievemente rincuorata.

Purtroppo, al pensiero della madre chiusa in quell’inferno si sentiva investire dal terrore. Era stata fortunata. Qualche pazzo che si aggirava per il cortile aveva rotto il vetro e lei era riuscita a sfuggire a quel maniaco. “Ma la prossima volta?” si domandò, impensierita. E, a Lady Faith, che cosa sarebbe accaduto? Non serviva a nulla torturarsi perché non aveva la minima idea di che cosa avrebbe potuto fare lei, da sola, senza un valido aiuto.

Per la prima volta, in cinque anni, rimpianse di non avere un uomo accanto.

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione