Scritto il 31/08/2026
da TIZIANA IROSA


Il nostro video ha avuto milioni di visualizzazioni, lo hanno intitolato il principe e la principessa. Perfino io l'ho visto centinaia di volte, ancora non riesco a credere a quello che è successo quasi due anni prima.

Una strana favola moderna dal meraviglioso lieto fine.

In ufficio sono rimasti tutti di stucco, nessuno aveva capito quello che stava succedendo tra noi.

Lippa e Laura mi hanno telefonato appena visto il video. Viviana mi ha raccontato che Silvia è quasi svenuta in preda a una crisi isterica, al pensiero che era stata proprio lei ad appiopparmi a Chris, quasi fosse una punizione.

Dopo che ci siamo ritrovati, Chris ha riunito le nostre famiglie e, con il suo cipiglio autoritario, ha redarguito ogni membro dall'intromettersi nella nostra vita. Nessuno ha più messo becco, ci hanno lasciato vivere e sbagliare insieme, perfino sua sorella adesso mi adora.

Oggi sono la più giovane vicepresidente di una multinazionale controllata dalla McCallaghan Enterprise con sede a Londra. Killian O'Murphy con il consiglio d'amministrazione hanno deciso che non potevano rinunciare a una mente brillante come la mia e hanno ritenuto opportuno spostarmi in un'altra compagnia.

Ho fatto la mia scalata lavorando sodo e, soprattutto, facendo tutto da sola.

Christopher è fiero di me. Io sono fiera di me.

Allegra e Miranda sono le mie nuove migliori amiche, insieme a Viviana e Alberto che hanno sempre un posto speciale nel mio cuore. Senza di loro la vita sarebbe meno colorata.

Christopher mi abbraccia da dietro e mi bacia sulla guancia. «Non mi dire che lo stai vedendo di nuovo?»

È l'uomo migliore che potessi incontrare nella vita. Un pilastro per il mio benessere, il pezzo mancante di un puzzle. Senza sono un bellissimo quadro, ma con una pennellata mancante. La più bella e perfetta.

«Lo ammetto, ancora non riesco a credere che tu lo abbia fatto davvero.»

«Se è per questo nemmeno io. Sei pronta? La luna di miele ci aspetta e io non voglio perdermene nemmeno un minuto.»

Rispondo al suo sorriso sfoggiando il mio.

Ci siamo sposati appena due giorni fa, in Scozia. Se vi state chiedendo se Christopher abbia indossato il kilt rimarrete delusi. L’onore è toccato solo a mio nonno, i miei zii e altri parenti scozzesi. In compenso io indossavo un pezzo del tartan blu e verde, come i nostri occhi, appartenente al clan della mia famiglia da secoli. Era drappeggiato in vita, uguale a quello che è stato legato per sei volte intorno alle nostre mani giunte palmo contro palmo per rispettare la tradizione del handfasting. Ho riempito di whisky il quaich, la coppa dell'amore, tramandata nella famiglia di mia madre da generazioni. Ne ho bevuto un sorso prima del banchetto per porgerlo a mio marito e a tutti gli invitati.

L'ultima tradizione, ma per noi la più importante, abbiamo deciso di scambiarci i voti pronunciando delle antiche strofe celtiche:

“You are Blood of my Blood, and Bone of my Bone.
I give you my Body, that we Two might be One.
I give you my Spirit, `til our Life shall be Done.[5]”

Alla fine mio marito è un romanticone, (mio marito, non so per quanto tempo sentirò un sussulto al cuore mentre pronuncio questa parola) ha voluto un matrimonio da favola in un castello, proprio come nelle fiabe. Peccato che per due terzi gli invitati erano inglesi e scozzesi. Alla fine del matrimonio erano tutti chiassosi e ubriachi. Credo che ci sia costato una fortuna in alcoolici. Anzi, mi correggo, è costato una fortuna ai miei genitori.

Avrei voluto vedere la faccia di mia madre quando il ristoratore le ha presentato il conto.

Spengo il computer. Mi avvio verso l'ingresso dove Chris mi attende con le valigie accanto la porta.

Mi guardo intorno: la nostra casa, la casa che abbiamo comprato da soli; siamo venuti ad abitarci da appena un mese. Una villa appena fuori dal centro di Londra, con tante camere da letto da riempire.

Lui mi guarda con i suoi splendidi smeraldi, afferro la sua mano grande e calda, la stringo in quel contatto ormai familiare.

I sentimenti sono come un interruttore: on, off. Acceso, spento. Ci sono o non ci sono, ma quando sono come i nostri, non è più possibile tornare indietro pensando che pigiando il bottone tutto sparisca. Una volta divampati, sono come un corto circuito. E noi siamo carbonizzati.

Con la coda dell'occhio vedo qualcosa che attira la mia attenzione. Appeso alla parete c'è il mio diadema incorniciato.

Lo raddrizzo.

Lui mi sorride scuotendo la testa, io sbuffo e usciamo dalla porta. Insieme.

a

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione