Sebastiano
Sono felice, Sara mi fa felice. Concentrarmi su di lei e sulla storia che è nata tra noi mi ha dato un’altra misura dell’esistenza. Ho qualcosa di diverso dal tennis per essere contento e la sicurezza che mi da essere amato da lei, si nota in ogni movimento sul campo. Sono sciolto, di buon umore, non penso alla sconfitta ma alle palle. Ogni palla è una sfida, una prova contro me stesso. Sono entusiasta, non mi divertivo così da mesi e mesi. Vinco tornei riprendendo sul campo una manciata dei punti che ho perso nell’ultimo anno. Rientrare in Italia da lei mi dà la sensazione di casa, lei è diventata nel giro di poco più di un mese il mio porto sicuro. Lei mi rasserena, lei mi sostiene negli allenamenti, è una supporter senza essere tifosa. Lei non vuole il campione famoso, perché non necessita della mia luce per brillare nello sport. Non ho bisogno di vincere a tutti i costi per guadagnarmi il suo affetto e la sua considerazione. Lei vuole Seba e questo è piuttosto entusiasmante. A fine novembre sono a Metz per un torneo che vinco lottando come un leone, con una carica che non avevo più da almeno dieci anni. La cosa più bella però è tornare a casa in una città piena di lucine e decorazioni natalizie. Cosa potrei regalarle a natale? Penso felice.
La trovo sul mio divano insieme a un paio di compagne di squadra: mi fa piacere che si senta così a suo agio da invitare persone ma io so che non lo fa per la piacevolezza della loro compagnia. Lei non riesce a rimanere da sola, non ancora. Eppure lui non si è più fatto sentire, è scomparso, forse gli ho fatto paura. Sara deve, affrontare anche questo step, ci sarò io ad aiutarla.
A inizio dicembre ho un altro torneo, a Torino. Sara viene con me, si siede nei posti riservati al mio team e ne comincia a far parte in modo del tutto naturale, come è lei. Sugli spalti la sua coda di cavallo bionda, il suo volto pulito senza un filo di trucco e le sue gambe infinite spiccano come un giaggiolo in un campo di papaveri. Sono fiero di me stesso, per aver saputo conquistare un gioiello tanto prezioso. Scendo in campo tranquillo, sono così felice di averla lì che i miei piedi prendono il volo. Inaspettatamente la serenità che lei mi trasmette mi dona più concentrazione senza che io debba impegnarmi per ottenerla. Non faccio niente di speciale e gioco il miglior tennis che questo campo abbia mai visto. Straccio tutti gli avversari senza pietà, sorridendo ebete verso le tribune ogni set vinto e recupero una manciata di punti. Il giorno dopo il titolo più ricorrente sul web è ‘Sebastiano Zanelli ritrova la forma e l’amore’.
Le immagini di corredo agli articoli sono foto di Sara durante la partita, la coda bionda, il solito giubbotto corto, la dolcezza sui tratti del volto. Voglio tatuarmi il suo nome perché è così importante l’incontro con lei che di sicuro mi segnerà per la vita.
«Devi deciderti a svuotare del tutto il tuo vecchio appartamento, ormai non dobbiamo più nasconderci da nessuno» le dico un paio di giorni dopo il torneo. «E devi provare a muoverti da sola. Riprenditi la tua libertà, piccola. Si è deciso a lasciarti in pace» le sorrido e lei annuisce. Sono certo che è davvero così. Ci aspetta un futuro di felicità.
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