PRIMA DELLA TEMPESTA - Prima Parte
Lo so che sto per fare la cavolata più grande del mondo, anzi dell'universo intero, confessandogli quello che provo, ma ormai è da troppo tempo che ce l'ho sulla punta della lingua. Inoltre, mi sento in difetto tacendogli una questione così importante per me.
Fra noi non ci sono mai stati dei segreti.
«Quanto hai bevuto?» domanda Mik sogghignando. Conosce già la risposta: tanto.
«Ufff… lo sai che si perde il conto dopo il terzo calice e, mentre sei con dei clienti, è scortese rifiutare di bere in compagnia. Per di più, lo notano se ti muovi fra le persone sorseggiando sempre dallo stesso bicchiere.» Poso una mano sulla bocca per trattenere un singhiozzo, chiaro indizio rivelatore della mia condizione.
«Tutte scuse. Se avessi qualcuno al tuo fianco, che non sia il tuo incredibilmente affascinante e suadente fratello, potresti essere meno annoiata e terresti la bocca occupata in altri modi.»
«Sei disgustoso!» esclamo e questa volta il singhiozzo si fa sentire.
«E tu sei maliziosa!» sogghigna. «La bocca potresti tenerla impegnata in sorrisi e bisbigli indirizzati al tuo lui.»
Pausa. O confesso adesso oppure mai più.
Come prenderà la notizia? E se mi prendesse in giro, ridendo di me e di quello che da quasi un anno mi tortura il cuore e ingarbuglia i pensieri? Potrei anche dire che non è reale. Dare la colpa al lavoro e alla stanchezza. Supporre che non ho una vita piena, se non di tessuti, disegni, telai e marketing.
Mi faccio pena da sola.
Lo sento che sospira attraverso il cellulare, ha intuito che ho qualcosa che mi tormenta e, quando scoprirà di cosa si tratta, si perderà in una risata. Ma accidenti, è mio fratello e deve capirmi. Perché lui è l'unico che riesce a farlo ed è il motivo per cui lo amo così tanto.
«Credo di essere innamorata di Logan» dico come se mi stessi confessando.
Silenzio.
«Mik, hai capito cosa ti ho detto?» insisto per sapere se ha compreso ciò che gli ho appena rivelato.
«Come credi di esserti innamorata di Logan?» ripete con una punta di stupore. «Logan, il mio fraterno amico, nonché socio del dojo?»
«Mmm…» Non riesco a dire altro.
Nella frazione di questo secondo interminabile cerco di immaginare i suoi pensieri. Sicuramente sta rivivendo i momenti in cui ero presente alle loro cene, cercherà nelle espressioni e nei gesti qualcosa che possa avallare quello che ha appena sentito.
Non troverà nulla, perché ho tenuto sempre tutto nascosto nel mio cuore. Del resto, non per niente, lui e Logan mi apostrofano come lady iceberg.
«Tralasciando il particolare del quando sia accaduto, poiché lo ritengo irrilevante, la mia domanda è come sia possibile che ti accorga solo adesso che ti piace.» Prima che io possa rispondergli, mi zittisce con un verso. «Lui lo sa?»
«Certo che no!» esclamo stridula, sollevandomi dal letto e iniziando a passeggiare su e giù per la stanza. «E non deve neanche saperlo» gli intimo con un tono di voce decisamente brillo.
Dio! La stanza ondeggia come se mi trovassi su una giostra rotante. Attraverso la porta del bagno e mi siedo fra la vasca e il gabinetto.
«Perché?»
Già. Perché non voglio che Logan scopra dei miei sentimenti verso di lui?
Perché non permetto al fato di girare a mio favore e avere qualcuno al mio fianco, che conosca tutto di me e non scappi al primo litigio dovuto al mio tremendo carattere?
Perché non lascio entrare un po' di amore nella mia vita e non la smetto di essere stacanovista?
Perché sono una codarda e non investo su un probabile fallimento. Negli affari è un pregio, mio padre mi ammira perché lo definisce intuito, ma in amore è un rischio e, se finisse male, lascerebbe delle ferite difficili da guarire con un cerotto.
Picchietto la testa sulla parete del bagno, aumentando il disagio del mio stomaco che massaggio in maniera stanca e impacciata attraverso la camicetta che, però, non riesco a slacciare.
Ha troppi bottoni e stasera mi sento le dita gonfie come delle salsicce!
«Siete due deficienti, non c'è altra spiegazione» borbotta sommessamente. «Ne riparliamo venerdì quando ti raggiungerò a New York. Ora vai a dormire per smaltire la sbornia triste che ti ha preso, domani bevi un enorme bicchiere di succo di frutta e mangia delle proteine, ma niente zuccheri raffinati. Quando sarai a stomaco pieno, prendi un'aspirina che ti allevierà il mal di testa alcolico.»
Quello che sta dicendo mi arriva alle orecchie con la forza di un martello pneumatico che sbatte sulle tempie, mentre ho la testa infilata nel gabinetto per dar libero sfogo al mio stomaco.
A tastoni, cerco il pulsante dello sciacquone e, mentre mi tampono la bocca con una delle salviette disponibili sul lavabo, lo sento ancora parlottare sul non rispetto del corpo e del disequilibrio dell'energia.
«Vik, mi hai ascoltato?»
«No. Salta quello che hai detto negli ultimi tre minuti, tanto me lo ribadirai quando ci vedremo. Se vuoi puoi ripetere l'ultima parte perché il rumore del mio stomaco ha coperto le tue parole. Ma cerca di non urlare, credo che mi stia esplodendo il cervello.»
«Ti ho mandato il programma del nostro weekend e vedi di non apportare modifiche perché ci ho impiegato un'infinità di tempo per trovare qualcosa che non abbiamo già visitato o provato. Appena ti raggiungerò, la fashion week smetterà di esistere, i tessuti non saranno importanti e il dojo scomparirà dalla faccia del pianeta. Il nostro patto è sempre valido e per due giorni ci saremo solo tu ed io, mentre tutto quello che ci rappresenta resterà a Saint Paul» comunica, mantenendo un tono di voce alto e scandendo ogni parola come se fossi una straniera e ne debba comprendere l'esatto significato.
Stronzo!
Prendo un profondo respiro e cerco di capire se lo stomaco si debba nuovamente liberare o se posso alzarmi dal pavimento per lavarmi i denti.
«Non vedo l'ora che arrivi venerdì per staccare da tutto e da tutti e per stare sola con te.» Riprendo il cellulare in mano e lo appoggio all'orecchio. «Mik… ti voglio bene.»
«Ti voglio bene anch'io, mia piccola ii kreisel» risponde con dolce affetto. «Si è fatto tardissimo, domattina devo essere al dojo alle cinque per una lezione privata di karate. Notte!»
Non rispondo e chiudo direttamente la telefonata, mentre rifletto sul fatto che dormire qui, sul pavimento freddo del bagno, non sia poi così tremendo.
Giusto?
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