Scritto il 16/06/2026
da RAFFAELLA V. POGGI


Ricevimento in famiglia

 

«Valéry, devo parlarti e vorrei che mi ascoltassi bene», le disse Miss Langton qualche settimana dopo. «Se ho accettato di far uscire le ragazze per queste serate con Lady Elenoire e gli altri genitori è solo per dare la possibilità a te di uscire e frequentare gente fuori dal collegio. Non puoi più rinchiuderti qui in clausura. Devi vivere come ogni giovinetta della tua età e magari trovarti un marito».

«Che dite, Miss Langton? Io sto benissimo qui. Mi piace la vita che faccio, mi stimola molto. Che c’è di male se voglio seguire le orme del mio mentore?», replicò la ragazza con un sorriso sbarazzino.

«Ti ringrazio per la stima, ma voglio che tu esca e ti diverta».

«Io non me la sento, non sono neppure trascorsi due mesi, devo rispettare il lutto».

«Non andrai a balli o a teatro. Parliamo di riunioni di famiglia e di qualche piccolo concerto in casa. Tu non indossare abiti sgargianti e fa’ finta di non divertirti e nessuno troverà nulla da ridire», la incalzò Miss Langton.

«Ecco, appunto, i vestiti: io non ho abiti da sera».

«Rimedieremo qualcosa in soffitta, fra gli abiti dimenticati dalle vecchie allieve. Qualcosa di viola o anche di bianco farà al caso nostro. Non ti preoccupare. Poi, tu sei bravissima con ago e filo», disse Miss Langton, eccitata.

«Io non so…».

«È stata Lady Elenoire Quinlan in persona – e sai che lei e la sua famiglia sono fra i nostri più generosi finanziatori – a indicarti come la persona più adatta per insegnare alle ragazze a comportarsi in società». In effetti Valéry aveva conosciuto Lady Elenoire e tutti i Ragland a Oakham, durante quella vacanza, e aveva fatto loro un’ottima impressione. «Sarà una specie di prova generale per il loro futuro debutto e tu potrai indirizzarle con il tuo esempio perfetto, come una lezione pratica di bon ton», terminò la direttrice.

«Potreste mandare qualcun’altra», obiettò ancora Valéry.

«Non hai capito quello che ho detto? E poi, chi potrebbe sostituirti? T’immagini Mrs Bridgwater a un ricevimento?», disse quasi ridendo. «Si addormenterebbe su una sedia, russando come un mantice».

«Potreste andare voi», propose ancora Valéry.

«No, no. Non m’incanti, andrai tu. È deciso. Domani sera verrà a prendervi la carrozza dei Quinlan. La madre di Amanda vi aspetta a casa sua per la cena. Darò subito conferma».

 

«Grazie, grazie infinite, Miss Campbell, per averci fatto da accompagnatrice», esordì Amanda, quando furono sedute, stipate, in carrozza.

«Sì, grazie», strillarono in coro le altre ragazze, eccitate per quell’evento.

«Senza di voi non avremmo mai potuto lasciare la scuola e accompagnare Amanda», continuò Louise, la più compita fra le giovinette.

«Non speravamo più che accettaste», continuò Cassandra, molto agitata.

«Bene, vorrei chiarire subito una cosa: mi aspetto totale obbedienza e un comportamento consono alle allieve della St Andrew School, in caso contrario interromperemo subito la serata con una scusa e non ripeteremo l’esperimento. Mi sono spiegata chiaramente?»

«Sì, signorina. Non la deluderemo».

«Lo so».

 

«Miss Campbell, ricordate mia madre, Lady Victoria?», la presentò Lady Quinlan.

«Come state, Vostra Grazia?», chiese Valéry e fece una profonda riverenza. La duchessa madre non era cambiata, se non per i capelli che ora erano completamente bianchi. Era elegantissima in un abito di raso di seta dai toni scuri e dal taglio perfetto. L’anziana signora le rivolse un algido sorriso e la scrutò con un paio di occhi azzurri e penetranti.

«Siete sempre molto bella, Miss Campbell», disse Sua Grazia, continuando a esaminarla dalla testa ai piedi con uno sguardo severo.

«Vi ringrazio, Milady, siete troppo gentile», si schermì la giovane.

«Io non sono mai gentile… Oh, David!», s’interruppe sorpresa alla vista del nuovo arrivato. «Come mai ci onori della tua presenza?».

Valéry si girò e si ritrovò accanto Lord Baxton.

«Sono passato a consegnare una lettera di John ed Elenoire mi ha invitato per la cena», sorrise alla madre e le baciò entrambe le mani.

«Miss Campbell, avete già conosciuto gli altri miei figli, Edmund ed Elenoire, ma vorrei presentarvi anche il minore, David».

Valéry rimase interdetta, non sapeva se far finta di non conoscerlo oppure dire che erano già stati presentati. Sperava di essere riuscita a celare il disappunto che quell’apparizione improvvisa le aveva causato.

«Siamo già stati presentati in un’altra occasione, madre», rispose lui evasivo, sotto lo sguardo interessato della duchessa.

«Valéry, venite». La voce allegra di Charles interruppe quelle imbarazzanti presentazioni. «Scusate se ve la rubo, ma le ragazze hanno bisogno di lei».

«Sono venuto a salvarvi dai miei parenti. Venite, andiamo, vi mostro la casa. È stato appena rinnovato il salone grande: è una vera bellezza».

La sala era illuminata da immensi lampadari con gocce di cristallo. Davanti alla finestra era posizionato un pianoforte a coda in legno chiaro, di squisita finitura, con inserti in lacca bruna. Valéry, affascinata dallo strumento, indugiò assorta a osservarlo. Pensò che il suono dovesse essere meraviglioso. Uno strumento molto simile, probabilmente dello stesso artigiano, era appartenuto a sua madre. Era stato venduto per poche sterline a un creditore del padre.

«Vi andrebbe di provarlo?», disse Charles, divertito dal suo genuino interesse.

«No, grazie». Non voleva mettersi in mostra, tuttavia ne fu un po’ delusa. «Piuttosto chiederò alle ragazze di suonare qualcosa, così Lady Quinlan e Lady Emery-Boyd potranno vedere – o meglio – ascoltare i progressi delle loro figlie», suggerì Valéry, allontanando spiacevoli ricordi.

Mentre le ragazze si stavano organizzando per suonare, tutti gli invitati si radunarono in attesa della cena nella sala grande, felici di quel diversivo.

«Miss Valéry Campbell, i miei amici Lord Henry Waterton e Mr Gerard Ogston, entrambi miei compagni prima a Eton e poi a Oxford». Charles fece le presentazioni, proprio mentre Louise Emery-Boyd iniziava a eseguire il suo brano. Louise era la migliore, tra le allieve dell’ultimo anno, per cui Valéry si rilassò ad ascoltare quell’esecuzione perfetta, scambiando qualche parola ogni tanto con i giovanotti che le sedevano accanto. Poi fu la volta di Amanda, che, molto più vivace dell’amica, cominciò a intonare motivetti famosi così che ben presto quasi tutti la accompagnarono, in piedi, accanto al pianoforte.

«Voi non cantate, Miss Campbell?»

«No, Vostra Grazia», rispose alla duchessa, che si era avvicinata.

«Svolgete un ottimo lavoro, alla St Andrew. Fate giungere i miei apprezzamenti a Miss Langton», disse poi la nobildonna, con tono altero.

«Ne sarà felice».

«In un primo momento ero scettica. Ho sempre pensato che una giovinetta debba essere educata in casa, da precettori scelti con cura e sotto lo sguardo di una madre attenta. Mi sono dovuta ricredere, anche se continuo a non vedere il motivo di approfondire lo studio di certe materie».

«A quali materie vi riferite, in particolare?»

«La matematica, le scienze e la letteratura non serviranno mai a una moglie e a una brava padrona di casa. Capisco lo studio della musica, del disegno e magari il francese, ma a che cosa può giovare, a una giovane, conoscere di calcoli complessi di probabilità o geometria, o raccontar novelle di strani pellegrini?»

«Magari servirà loro a seguire il vostro esempio, madame, che conoscete Pascal e I racconti di Canterbury», rispose Valéry con un sorriso.

«Non blanditemi, Valéry, non sono il tipo».

«Non è una lusinga, la mia. Mi avete messo alla prova e io ho risposto alle velate domande con cui avete inteso tastare la mia preparazione. O sbaglio?»

«No, non sbagliate. E, giacché ci comprendiamo così bene, che intenzioni avete nei confronti di mio nipote?»

«Che cosa intendete, Vostra Grazia? Non capisco».

«Oh sì, mi avete capito alla perfezione. Vorreste forse tornare in auge, sposando Charles?»

Valéry le rivolse uno sguardo perplesso, lievemente indignata.

«Sì. Altrimenti perché non è intervenuta Miss Langton a questo ricevimento, invece di mandare la sua governante?»

«Sono l’istitutrice delle più piccole e insegno letteratura e francese alle grandi».

«Ciò ha poca importanza: siete sempre troppo giovane e avete subito un lutto recente».

«Avete ragione, probabilmente sono troppo giovane come chaperon. Non posso negarlo, però so fare il mio lavoro e le ragazze hanno per me tutto il rispetto che devono a un’insegnante. Non mi aspetterei da loro nulla di meno. Se la direttrice ha pensato di mandar me questa sera, è solo per il suo buon cuore, perché ha ritenuto che dovessi svagarmi. Non mi fareste torto se caldeggiaste per il futuro la presenza di qualcun’altra al posto mio, Vostra Grazia. In effetti, per me è troppo presto», concluse guardando avanti a sé con aria cupa.

Sua Grazia la osservò per un istante con il suo sguardo severo, poi disse decisa: «Non lo farò», e scambiò un’occhiata con il figlio, che era poco distante.

Valéry aveva già intuito che i suoi propositi di passare una serata piacevole in compagnia di Charles sarebbero stati messi a dura prova dall’intromissione della duchessa madre e da quel di demone suo figlio.

Lord Baxton si avvicinò alla madre e le porse il braccio per accompagnarla a cena.

«Non era la risposta che mi aspettavo, credevo mi avrebbe elencato la sua genealogia, e invece…», gli disse lei. Attese un attimo poi, continuò pensosa: «Non va bene per lui, David».

«Lo so, madre».

 

A tavola, Valéry fu fatta accomodare accanto al barone Emery-Boyd, il padre di Louise.

«Miss Campbell», le disse quel signore in un momento in cui la padrona di casa, cui era seduto accanto, stava conversando fitto fitto con il fratello, «vorrei dirvi quanto abbia fatto piacere a mia moglie e a Lady Quinlan avere qui voi e le ragazze. Avrete certamente capito che cosa abbiano in mente queste astute signore», disse Lord Emery-Boyd sorridendo. «Si sono messe di buona lena per far in modo che le figlie conoscano già qualche giovanotto di ottima famiglia e comincino a muovere i primi passi in società».

«Non ho dubbi che Louise e Amanda saranno fra le debuttanti più apprezzate», lo gratificò Valéry.

«Anche mia moglie ha organizzato uno di questi “ricevimenti casalinghi” per la settimana prossima. Queste signore non si fermeranno più, visto che l’esperimento sta funzionando benissimo, anche grazie a voi che siete perfetta in questo ruolo. La vostra presenza ci è indispensabile», concluse sorridente.

Come al solito, Lord Baxton la stava fissando dall’altra parte del tavolo, impedendole di gustare una cena davvero squisita. Valéry riusciva a stento a mandar giù i bocconi, presa da un forte senso d’inquietudine: non voleva pensarci, però sapeva che cosa, quel signore, volesse da lei e, lontana dal suo collegio e dall’amata Miss Langton, si sentiva stranamente vulnerabile.

“C’è Charles, qui. Non devo preoccuparmi di nulla”. Il pensiero del suo amico la riconfortò e riuscì persino a terminare il dessert.

Infatti, Charles, non appena i signori e le signore si furono riuniti dopo cena, si avvicinò e la prese un po’ in disparte.

«Siete bellissima, questa sera, Valéry. Non sono ancora riuscito a dirvelo. Non dovete stare troppo in compagnia degli “anziani”, vi guasterete la festa e la rovinerete anche a me. Sono qui solo perché sapevo ci sareste stata pure voi».

«Non ditelo. Piuttosto, ho una proposta per allietare la serata», disse cercando cambiar discorso. «Che ne direste di una sciarada o di un indovinello, magari con qualche scenetta?»

«Siete fantastica, lo proporrò subito agli altri».

Fu così che il resto della comitiva si produsse nell’ideazione di enigmi più o meno complicati e, organizzati in gruppi, quasi tutti recitarono a turno.

«Voi non partecipate, Miss Campbell?». Una voce profonda la sorprese e lei trasalì.

«Sto partecipando, faccio il suggeritore», rispose a Lord Baxton, non appena si fu ripresa dal soprassalto. Quel tipo le metteva paura.

«Non volevo spaventarvi».

«Probabilmente non sarebbe accaduto, se non foste comparso alle spalle del vostro prossimo all’improvviso».

«Probabilmente sì… o forse no. Vi faccio paura, Miss Campbell?», disse strizzando gli occhi. Valéry non rispose. Non voleva dargli quel vantaggio su di lei, perché si era senz’altro accorto del suo disagio, così voltò il capo facendo finta d’interessarsi al rebus che veniva proposto in quel momento.

«Vi piace starvene in disparte?», le chiese ancora lui, per niente frenato dal rifiuto, da parte della ragazza, di continuare la conversazione.

«È questo il mio ruolo», disse seria.

«Ma non è la vostra indole».

«Perché, mi conoscete?». Lo squadrò altera, fissando il suo sguardo incredibile su di lui.

«Non è difficile da intuire. Non siete per nulla timida».

«Io so qual è il mio posto».

«E qual è il vostro posto? Accanto a mio nipote?»

«Vostra madre mi ha rivolto la stessa domanda prima di cena: potete chiedere a lei la mia risposta. In ogni, caso non credo che la questione vi riguardi».

«Tutto ciò che riguarda i Ragland, riguarda me».

Furono interrotti da Cassandra che rivolse a Lord Baxton uno sguardo ammiccante, mentre chiedeva a Valéry: «Miss Campbell, dovreste aiutarci con questa sciarada: “Scocca frecce in alto in cielo/quando esso è nero nero/una luce si diffonde/e di colori sette son l’onde».

«Arco più baleno, arcobaleno», rispose pronto Lord Baxton.

«Dovete far parte della nostra squadra, David, vinceremmo di sicuro», disse Gerard Ogston. Valéry ringraziò il cielo per il provvidenziale intervento che era valso a far allontanare quell’uomo. Si sedette su una sedia, accanto al muro.

Purtroppo la duchessa venne ad accomodarsi accanto a lei.

“Non c’è scampo”, pensò Valéry. “Prima il figlio, poi lei. Potrei tentare la fuga e privare entrambi del loro gradito passatempo per questa serata: usarmi come bersaglio delle loro frecciate”. Invece sorrise all’anziana donna che le si era seduta accanto.

«Non è posto per voi», disse la signora appena si fu accomodata.

Valéry a quel punto non ne poté più, si girò e stava per replicare quando la gran dama posò una mano sulla sua e le si rivolse quasi gentilmente: «Non è posto per una ragazza così giovane, sedere e far tappezzeria insieme alle matrone. Dovreste essere con gli altri, a divertirvi».

Valéry non rispose e chinò impercettibilmente il capo.

«Andate, fanciulla. Credo che Charles vi stia aspettando. Non si disobbedisce a una vecchia signora».

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione