UN ANGELO PER ME - Capitolo 6 di 8

Mariangela Camocardi


  Lisa era quasi certa di essere incinta. Non aveva un ciclo regolare, perciò quando le saltava un mese non si agitava affatto. Tuttavia mai due mesi consecutivi. A sedici anni aveva avuto un fidanzatino e per qualche mese si erano frequentati assiduamente. Luca era stato il primo ragazzo con cui aveva avuto rapporti sessuali e, seguendo il consiglio di un’amica si era recata in un consultorio della vicina Piacenza per farsi prescrivere la pillola anticoncezionale. Al termine della visita, la ginecologa aveva detto a Lisa che difficilmente sarebbe diventata madre.

  I recenti eventi smentivano la diagnosi fatta allora, e benché la maternità si annunciasse in un contesto tutt’altro che idilliaco ne era terribilmente felice. Riguardo al padre, chi tra Andrea e Damiano aveva generato quel bambino? Lisa scartava a priori l’ipotesi di averlo concepito con Andrea Ruffini, pertanto stabilì di parlarne anzitutto con Damiano. Non si erano più rivisti da quella notte, a parte una sbrigativa telefonata prima che lui partisse per Formentera per un servizio destinato a Vogue. Da lì era volato a New York e solo per caso lei aveva saputo dalla segretaria della D&M che era tornato dagli Usa la settimana prima. Perché Damiano disertava l’agenzia? Voleva forse prendere le distanze dalla sua socia e da quello che era accaduto tra loro?

  In effetti le parve infastidito quando lei lo chiamò sul cellulare e gli disse che doveva incontrarlo con urgenza, ma forse fu solo un impressione. Si diedero appuntamento per quel pomeriggio e il suo nervosismo divenne quasi insostenibile nell’attesa di dargli l’annuncio della paternità.

  Damiano sbiancò alla notizia. «Sei incinta? Accidenti alla maledetta iella! Lisa, devi abortire subito. Non voglio casini di nessun genere.»

   «Ma cosa stai dicendo? Di che casini parli?»

  «Io e Donata ci siamo rimessi insieme, capisci, e abbiamo anticipato il matrimonio»  spiegò in tono pressante, agitandosi sul sedile dell’auto.

  Si era infilato nell’immenso parcheggio di un centro commerciale della periferia, declinando l’invito di andare a casa di lei. Sosteneva di avere un improrogabile impegno in centro e Lisa non aveva insistito. Pioveva e l’autunno avanzava inesorabile, triste e brumoso come quel giorno di fine ottobre, strappando dagli alberi il fogliame ingiallito.

  «Lisa, mi ha sentito? Perché mi fissi a bocca aperta?»  

  «Sono semplicemente annichilita, Damiano.»

  «Non sei la prima e neppure l’ultima che abortisce.»

  «Alludevo a Donata» farfugliò lei, tentando inutilmente di calmarsi. «Vi siete rimessi insieme? E io? Di me non ti preoccupi?»

  «Ti riferisci al bambino? Non vorrai tenerlo, spero. Sei padrona di farlo, s’intende, ma me ne lavo le mani. Non posso rischiare di perdere Donata per un impiccio del tutto risolvibile al giorno d’oggi.»   

  «Ma… ma non puoi pensarlo sul serio» replicò Lisa. La reazione di lui era traumatizzante e stentava a capacitarsi che a proferire quelle parole del tutto prive di sensibilità fosse il suo migliore amico in assoluto. Come poteva suggerirle di sbarazzarsi di suo figlio?

  «Non sei un’adolescente alle prime armi e sapevi quello che facevi, non è vero?» ritorse con voce rabbiosa e risentita.

  «Che vuoi dire?»

  «Che potevi rifiutarti di fare sesso con me. Non ti ho legata al letto per violentarti e non puoi scaricare le responsabilità solo su di me.»

  «Non ti sto muovendo nessuna accusa, infatti.»

  «È superfluo. Basta vedere come mi guardi per avere un’idea tutt’altro che approssimativa di come ti prefiggi di risolvere la sgradevole faccenda.  Credevo che prendessi precauzioni per evitare simili inconvenienti.»

  «Ero persuasa di non poter avere bambini, Damiano.»

  «O volevi incastrarmi?»

  «Ne dubiterai, ma sono sorpresa quanto te, te lo giuro.»

  «Sul serio?»

  «Non sospetterai che abbia deliberatamente approfittato del fatto che eri mezzo sbronzo per poi schiaffarti sul muso le conseguenze, eh?»  

  «Non ci riusciresti in ogni caso» la zittì scocciato. «Non voglio rischiare di compromettere il mio rapporto con Donata  per un incidente di percorso privo di importanza.».

  «Un figlio è molto di più di un incidente privo di importanza!»

   «Risparmiami la tediosa retorica, per favore. Sei una donna in carriera e immagino che non vorrai farti stravolgere l’esistenza da un embrione che misura quanto un fagiolo. Se temi di affrontare l’aborto, tranquillizzati. Conosco un medico in gamba che se ne occuperà in maniera appropriata, per cui non devi preoccuparti di...»

  «Damiano, perché mi tratti così?» lei non gli permise di concludere quel ripugnante discorsetto, ferita dall’ignobile e crudo cinismo di qualcuno che aveva idolatrato. «Ci conosciamo da tantissimo tempo e non merito di  essere offesa in questo modo che non ti fa onore.»

  «Senti Lisa, non avertene a male ma oggi sono venuto più che altro per chiudere definitivamente con te.»

  «In che senso?»

  «Donata è parecchio gelosa e non vede di buon occhio il nostro rapporto. Vuole coadiuvarmi in tutto e per tutto anche nel lavoro, offrendosi persino di occuparsi lei dell’agenzia.»

  «L’agenzia?» Gli fece eco lei, sempre più attonita.

  «Forse è opportuno a questo punto che le nostre strade si dividano, Lisa. Ovviamente rileverò la tua parte alla cifra che stabilirai tu e…»            

  Lei lo colpi con forza in pieno  volto, indignata, poi spalanco la portiera e lo piantò in asso, allontanandosi di corsa.

  Che ingenua era stata a mettere quel bastardo su un piedistallo. Un’illusa che non era stata capace in tutti quegli anni di distinguere la meschinità di Damiano. Un uomo che aveva creduto il suo eroe, il migliore in assoluto.

 Ora i suoi patetici sogni giacevano in frantumi intorno a lei.