Rhett guardava la sorellina di Billy attraverso la luce soffusa del pub, ancora perplesso da quella rivelazione inaspettata. Non avrebbe mai immaginato che esistesse una paura simile, quella di sentirsi intrappolati anche solo dal contatto ravvicinato con qualcuno.
Ivy parlava, e lui continuava a fissarla, quasi cercando di decifrare quel mistero che lei portava con sé e si domandò come avesse trovato il coraggio di chiedere un corso di autodifesa, sapendo che avrebbe dovuto affrontare qualcosa che la spaventava e la bloccava alla stessa maniera. Era come sfidare un mostro a occhi aperti, con la consapevolezza di quanto sarebbe stato difficile.
Una strana tenerezza lo colse all’improvviso. Forse era quel contrasto tra la sua fragilità e il coraggio incosciente che la spingeva in avanti. Una falena che si avvicina alla fiamma pur sapendo che questa potrebbe scottarla e il cuore di Rhett tamburellò appena un po’ più forte del solito, avvertendo quella lotta silenziosa che Ivy cercava di nascondere con un sorriso incerto buttato lì per coprire l’imbarazzo.
Si passò una mano sulla testa rasata, poi prese un lungo sorso di birra, cercando di raccogliere i pensieri. La vide sorridere, ma notò il modo in cui teneva le spalle lievemente rigide, come se ogni suono, ogni brusio di troppo, potesse farla sobbalzare.
«La mia psicoterapeuta dice che con il tempo mi passerà. Rispetto agli altri ho solo bisogno di prendere più confidenza con chi mi sta di fronte» bisbigliò Ivy e lui faticò a sentire quelle parole, sovrastate dal brusio del locale
Rhett cercò di dare un senso alle emozioni contrastanti che quella nuova confessione gli suscitò. Ivy era così diversa da qualsiasi donna avesse mai conosciuto, e lo era anche dalla ragazzina che aveva conosciuto tramite Billy.
Rhett era abituato a donne sicure, aggressive, che sapevano tener testa al pugile imbattibile che sul ring era a un passo dal vincere il titolo di Campione del Commonwealth dei Pesi Massimi. Ma per quanto queste donne lo avessero intrigato e catturato per una notte, nessuna era mai riuscita a toccarlo davvero, a raggiungere quel punto profondo che lui si ostinava a proteggere, celato dietro l’intricato roseto fatto di spine che si era tatuato sul torace.
Ivy, invece, con la sua vulnerabilità e dolcezza appena accennata, stava cominciando a smuovere qualcosa dentro di lui.
«Mi dispiace così tanto, Rhett» si giustificò lei per l’ennesima volta.
«Per cosa ti stai scusando, Piccola Ape?»
«Per il tempo che ti ho fatto perdere… Io credevo di…»
E lui volle cambiare discorso, spostandosi da quell’ennesima scusa che pareva mortificarla ogni volta di più.
«La tua amica del parcheggio… Che le è successo?» le domandò lui curioso, mentre beveva un altro sorso di birra, sapendo che ogni dettaglio di lei conteneva un segreto, una storia non ancora svelata.
Rhett la studiò attentamente, la vide abbassare lo sguardo sulla birra chiara, intrecciando le dita attorno al bicchiere pieno di condensa.
«Una sera stava rientrando a casa e mentre infilava le chiavi nella serratura della macchina qualcuno l’ha aggredita alle spalle, con il solo intento di derubarla.» Alzò lo sguardo e lo guardò dritto negli occhi. «Non voglio, Rhett restare bloccata in una paura costante» mormorò lei con il tono della voce che si fece più dolce, nonostante sembrasse celare una determinazione ferma. Una lama di acciaio nascosta in una guaina di velluto. «So che questa fobia è una prigione, ma non voglio permetterle di controllarmi. Se mai dovesse capitarmi qualcosa di spiacevole, voglio sentirmi preparata e non un bersaglio facile.»
Una tensione sottile percorse il viso di Rhett mentre rifletteva e comprendeva quella forza nascosta che sembrava voler emergere da Ivy.
Continuarono a parlare, attorno a quel tavolo del pub, per un’altra ora e lui, per stemperare la tensione che sembrava aleggiarle intorno, le raccontò anche di come lui e il suo amico Jaxon si fossero lanciati, anni prima, nell’idea folle di aprire una palestra a Camden Town.
Ivy lo ascoltò con occhi pieni di curiosità e quando si ritrovarono fuori, nel parcheggio, lui la accompagnò verso la sua macchina.
«Io direi di riprovarci domani sera. Che dici?» le chiese a bruciapelo.
«Non voglio farti perdere tempo inutilmente. Sei impegnato con i tuoi allenamenti e io…»
«Tu non sei altro che un’amica con cui ho piacere di passare qualche ora in compagnia.»
Ivy gli sorrise in modo incerto, ma nonostante la fioca luce del lampione le bagnasse il viso, sapeva che le guance le si erano imporporate.
La Piccola Ape di un tempo sarebbe arrossita.
Camminarono uno a fianco all’altro sul marciapiede e poco prima di arrivare alla macchina di lei, posteggiata di fronte alla palestra, Rhett le posò un braccio sulle spalle.
Sentì il corpo di Ivy irrigidirsi per un istante. Un misero respiro trattenuto, poi lei sollevò lo sguardo, occhi di miele sgranati, che dissero più di mille parole: sorpresa, incertezza e qualcosa che lui interpretò come un timido desiderio di fidarsi.
«Che... Che stai facendo?» sussurrò lei con la voce incerta.
«Sto solo facendo in modo che tu prenda confidenza con il mio tocco, tutto qui.» Rhett le sorrise, e inclinando appena il capo le parlò con tono calmo e rassicurante.
Vide le guance di Ivy colorarsi ancora una volta di un rosso appena percettibile e il cuore gli si strinse, sorpreso dalla tenerezza che quella piccola ape gli suscitava.