TOUCH - RESTAMI ADDOSSO - Capitolo 5 di 8

FRANCESCA REDEGHIERI


Erano passate due settimane da quando tutto era iniziato, e Rhett aveva imparato a riconoscere il momento in cui Ivy varcava la soglia della palestra. Quella sera aveva il passo un po' più sicuro, il viso illuminato da una determinazione diversa. Quella sarebbe stata la loro quarta lezione, la seconda da quando Ivy si lasciava toccare da lui.

Ogni incontro aveva segnato piccoli miglioramenti: lei riusciva a sostenere il contatto mentre Rhett iniziava a sentire le mani che prudevano dalla voglia di toccarla, come se il suo corpo sentisse il bisogno di sfiorarla per darle quella sicurezza che le mancava.

Quella sera, però, il programma era diverso e lui avrebbe osato di più. Voleva iniziare a provare qualche presa, anche se intuiva che l’avrebbe messa a dura prova.

Gli venne da sorridere perché mai avrebbe immaginato di dover chiedere il permesso di toccare qualcuno, eppure con Ivy era necessario.

Piccola Ape. Pensò tra sé, e non riuscì a trattenere un sorriso. Mai soprannome fu più azzeccato perché Ivy aveva la tenacia e il coraggio discreto di quel piccolo insetto, un equilibrio, tra fragilità e determinazione, incredibilmente potente, qualcosa che Rhett ammirava.

«Ivy» disse, la voce più morbida mentre lei si avvicinava, «Questa sera vorrai provare con alcune prese. Dovrò toccarti… Per mostrarti alcune tecniche e come liberarti, quando sarà necessario. Va bene per te?»

Ivy lo guardò negli occhi e annuì, lentamente.

Quel cenno, quel semplice sì, racchiudeva tutte le sue sfide e le sue paure, e Rhett lo sentì come un patto di fiducia che non avrebbe mai tradito. Si avvicinò a lei, alzando le mani in segno di calma, e le posò delicatamente le dita sui polsi, prima di passare alle spalle, mostrando esattamente dove applicare pressione per bloccare e come reagire per liberarsi. Sentì il respiro di Ivy farsi più regolare, come se fino a quell’istante l’avesse trattenuto e poi lo lasciasse andare.

E mentre la sua stretta aumentava a ogni contatto sentì Ivy rilassarsi a ogni minuto che passava.

«Ottimo» disse lui, osando sempre più a ogni presa.

«Rhett» bisbigliò lei all’improvviso.

Sollevò lo sguardo dai polsi di lei, e nel momento in cui incrociò quegli occhi color miele, si sentì mozzare il fiato in gola, come se il suo respiro si fosse impigliato nelle ali delicate di un’ape.

Ivy non disse altro che il suo nome, ma il modo in cui lo pronunciò, con quel sorriso caldo e dolce, lo colpì. Nettare dorato che lenisce e intrappola, non lasciando scampo al tumulto che aveva iniziato ad agitarsi in fondo al suo cuore.

Ogni presa lo avvicinava sempre di più a lei, tanto che ogni respiro finì per colmare quel poco spazio rimasto tra loro. Il profumo dolce di Ivy, una fragranza che ormai gli sembrava familiare e pericolosa lo avvolse. Un incantesimo in grado di stordirlo.

Il cuore gli tamburellò nel petto, un richiamo insistente che gli suggerì di osare, e lui, senza pensarci troppo, seguì l’istinto e afferrandole i polsi, con una delicatezza ferma, la guidò in un movimento fluido fino a posizionarsi dietro di lei.

La circondò con le braccia, bloccandola in una presa decisa, ma avvolgente. Quasi smise di respirare quando sentì il corpo di Ivy irrigidirsi per un istante.

«Tutto bene?» le bisbigliò a un orecchio, soffermandosi su quel lembo di pelle che aveva appena dietro l’orecchio e su cui intravide un piccolo tatuaggio, appena celato dai capelli corti. Un miscroscopico soffione stilizzato, con i piccoli semi che volano via, Era delicato ed elegante come lei.

Ivy annuì con il capo.

«Vuoi che mi fermi?» le domandò Rhett restando immobile con la schiena di lei ancora intrappolata contro il suo torace solido, avvolgendola nel roseto di spine.

«No. Ce la faccio.» Ivy voltò appena il capo, i loro respiri parvero intrecciarsi assieme ai loro sguardi e Rhett si accorse che in quella posizione scorreva tra loro qualcosa di profondamente intimo che andava ben oltre quelle lezioni di difesa personale.

Sentì un desiderio bruciante attraversarlo mentre il calore di lei si fondeva con il suo. Ogni suo muscolo era teso, ogni cellula in allerta, mentre si perdeva in quell’istante che sembrava annullare ogni barriera.

«E ora, che dovrei fare per liberarmi?» bisbigliò lei, stordendolo e Rhett cercò di concentrarsi su quello che doveva fare o dire.

«Improvvisa, Piccola Ape.» Rhett sorrise appena, cercando di ignorare le labbra succose di lei, così vicine da poter essere baciate, se solo avesse voluto. «L’autodifesa è metà tecnica e metà istinto. Non devi solo eseguire le mosse, ma anche sentire cosa fare al momento giusto, adattarti a quello che succede. Usa quello che hai imparato e ascolta il tuo corpo. Lascia che sia lui a guidarti.»

Le spalle di Ivy si irrigidirono ancora una volta.

«Credo che se dovessi seguire il mio istinto sarei spacciata.» Ma nel dirlo sorrise. «Anche se in questo preciso istante la mia testa mi sta gridando di scappare, tirandoti un calcio nello stinco.»

«Sarebbe un ottimo inizio.» Le parole erano semplici, ma Rhett cercò di farle capire che la vera forza sarebbe stata quella di trovare il proprio equilibrio tra controllo e spontaneità, rendendo ogni mossa unica e personale.  «Prova a colpirmi con il tallone… Non importa dove colpirai, vai a segno e basta» concluse, mantenendo il tono fermo e sicuro, pronto a vedere fino a dove potesse spingersi.

Ivy annuì con determinazione, e in un attimo sentì il suo corpo tendersi. Con un movimento improvviso, sollevò il piede, più rapido e preciso di quanto lui si aspettasse. Provò a spostarsi appena, ma il colpo lo colpì di striscio alla gamba, abbastanza da costringerlo ad allentare la presa.

«Hai sentito?» le sussurrò di nuovo all’orecchio. «La mia stretta si è allentata leggermente… Questo sarebbe l’attimo giusto per fuggire, Piccola Ape.»

Rhett sentì un brivido sulle braccia di lei accapponarle la pelle, ma non riuscì a capire se fosse per paura o per quella dannata sensazione che stava provando anche lui.

Ivy fece come gli aveva insegnato e lesta si allontanò di qualche passo, divincolandosi dalla sua presa, poi una volta che fu sull’altro lato del materassino si voltò e con un’espressione di soddisfazione, che gli fece sussultare il cuore, affondò gli occhi nei suoi.

«Ce l’ho fatta?» ansimò Ivy come se avesse paura di festeggiare quel successo appena ottenuto.

Rhett si passò una mano sul polpaccio dove l'aveva colpito e un sorriso incurvò le sue labbra.

«Ottimo lavoro» le disse, il tono basso e caldo, senza riuscire a nascondere la punta di ammirazione. «Devi riuscire a incanalare la tua fobia e usarla contro chi ti aggredisce.»

Lei gli sorrise con il respiro ancora affannato e Rhett sentì qualcosa di tumultuoso agitarsi in fondo allo stomaco. Un fremito lo attraversò e si scoprì attratto da quella piccola ape più di quanto avrebbe voluto ammettere.