Ivy si chiuse la porta del suo appartamento alle spalle e non riuscì a pensare ad altro che alla serata appena trascorsa in palestra.
Aveva affrontato la sua paura più grande, ed era riuscita a battere quella dannata afefobia, a muoversi nonostante il cuore impazzito non ne volesse sapere di rallentare il battito.
Quella fobia sembrava essersi diluita a ogni incontro, fino a quando era stata messa all’angolo, su quel maledetto ring che era la sua mente.
Tuttavia, non era la riuscita di quell’esercizio a farle sfarfallare lo stomaco, quanto il fatto di aver avuto Rhett così vicino. Le braccia di lui che salde l’avevano avvolta, la voce bassa e ruvida che le aveva sussurrato all’orecchio, sfiorandole la pelle.
Sentì un fremito del tutto nuovo impossessarsi di lei e si chiese se anche lui, quando le loro labbra e i loro respiri erano stati così vicini avesse sentito la stessa sensazione.
Un nuovo brivido le risalì lungo la schiena a quel ricordo. Il cuore batté forte, come se la stesse stringendo ancora e il profumo di lui, intenso e maschile la avvolse.
Legno e spezie. Audacia e sicurezza impregnavano la sua pelle, laddove lui l’aveva stretta e le fu chiaro che per la prima volta dopo tantissimo tempo la sua afefobia aveva perso dinanzi a quel contatto.
Ivy si sdraiò a letto, il cuore ancora impazzito, ma leggero, come se il peso che l’aveva oppressa fino allora fosse divenuto improvvisamente più leggero.
Quel contatto, quel tocco di Rhett, non era stato solo fisico, ma un'onda che l’aveva investita come un fiume in piena, travolgendo la sua paura e lasciando spazio a una nuova consapevolezza. Il suo corpo, che fino a quel momento aveva tremato alla sola idea di essere toccato, ora sembrava aver trovato una forza che non pensava di possedere.
Chiuse gli occhi e, con un sorriso leggero, si concesse il lusso di un pensiero felice. Quella maledetta afefobia aveva finalmente ceduto, era andata al tappeto, nel match che aveva combattuto contro Rhett Lawson.