Rhett stava alzando un altro bilanciere quando il suono della porta della palestra lo fece voltare. Era Ivy, come sempre puntuale e con un meraviglioso sorriso stampato sul volto.
Aveva gli occhi brillanti di determinazione, e per un istante, mentre li incrociava con i suoi, sentì un nodo torcergli lo stomaco. La desiderava ogni giorno di più e in quelle settimane in cui erano stati a stretto contatto aveva sentito il suo corpo gridare ogni volta che lei gli era stata accanto.
Voleva toccarla, ma in una maniera diversa da quella delle prese e voleva baciarla fino a stordirsi e affogare nel miele dolce che profumava di lei.
Avrebbe dovuto dirle di rallentare con quelle lezioni di autodifesa, perché lui aveva bisogno di riposo, in vista dell’imminente match, ma non riusciva a staccarsi da lei.
«Pronta?» le chiese, con un sorriso che tradiva la voglia che aveva di sfiorarla.
Era affamato di quel contatto con lei.
Si appoggiò brevemente al muro, guardandola mentre si toglieva la felpa e si preparava. Gli occhi di Rhett caddero sulla pelle liscia e candida del ventre che si scoprì quando sollevò le braccia.
Concentrati, pivello. Gli gridò la mente mentre si staccò dalla parete e andando verso il centro del materassino tamburellò le mani tra loro.
Le insegnò nuove prese e nuove vie d’uscita nel caso fosse sempre stata afferrata da dietro e il suo petto gioì quando non la vide, nemmeno una volta, irrigidirsi nelle sue manovre.
Alla fine erano entrambi sudati e con l’affanno.
«Questa sera mi hai letteralmente distrutta, Rhett.» Ivy si asciugò la fronte con un piccolo asciugamano preso dal borsone. «Ci starebbe bene un massaggio adesso, per allentare i miei muscoli tesi altrimenti domani, quando sarò al lavoro, mi sentirò uno straccio.»
Rhett si scosse mentalmente. Non gli stava chiedendo un massaggio vero? Si domandò intanto che si grattava la guancia ispida.
Se fosse stata qualsiasi altra donna non ci avrebbe messo un istante di più a fare una qualunque battuta da rimorchio, ma Ivy era diversa. Non meritava di certo il suo lato sbruffone e donnaiolo.
Tuttavia un’altra soluzione gli balenò alla mente. Una strana idea.
«Non è di certo un massaggio, ma se vuoi la palestra mette a disposizione dei suoi pugili la sauna. È un ottimo modo per defaticare e allentare i muscoli, riducendo l’accumulo di acido lattico.»
«Davvero avete una sauna qui?» domandò lei con occhi sgranati. «E dici che io posso usarla?»
Rhett sorridendo le accennò con il capo.
«Vieni, è negli spogliatoi.»
Si incamminarono verso una parte della palestra dove lei non era mai stata, dal momento che si toglieva e rimetteva la felpa a lato del materassino, appoggiando tutto, borsone compreso su una sedia.
Che diavolo stai facendo, Rhett? Ti pare il caso? Gli gridò la mente. Lui chiaramente la ignorò.
Sapeva che non doveva lasciarsi distrarre da Ivy Sloane, almeno non adesso, visto che tra un paio di settimane avrebbe avuto un importante incontro da combattere, ma lei era diventata una tentazione troppo forte per essere ignorata.
Ogni sera, nell’ultima settimana, passavano insieme ore a ripetere le stesse identiche mosse, e lui sentiva che qualcosa stava accadendo tra loro. Nonostante la stanchezza non riusciva a rinunciare a nessuno di quegli incontri con Ivy.
«Ti dispiace se ne approfitto anche io?» le domandò a bruciapelo. «Sempre che non ti metta in imbarazzo, altrimenti la farò quando hai finito tu.»
Ti prego, Piccola Ape, non dire di no!