Si stavano già baciando mentre varcavano la soglia dell’appartamento. Le labbra di lui erano esattamente come se le era immaginate: morbide e calde, del sapore di un vino inebriante.
Amelia fu a malapena consapevole del rumore della porta che sbatteva alle loro spalle. Lui l’aveva richiusa con un calcio senza smettere di stringerla, le sue mani forti che si muovevano su di lei e le suscitavano sensazioni che non credeva neppure potessero esistere.
Ma erano reali.
Meravigliose.
John la spinse verso il divano, ma prima urtarono contro il mobiletto dell’ingresso, facendo cadere una pila di libri. Amelia affondò con la schiena tra i cuscini del sofà e in un istante si liberò delle scarpe, scalciandole via.
«Scusa...» cominciò a dire John, ma lei lo attirò a sé e lo baciò ancora, mozzando ogni altra parola e ogni respiro. I loro corpi erano stretti l’uno all’altro e sentì la sua dura virilità attraverso i vestiti, segno che era eccitato almeno quanto lei. Le succhiò il collo, mentre la mano scorreva alla gonna e la sollevava fino ad accarezzare le mutandine di pizzo. Non lo respinse e si inarcò per sospingere l’inguine contro di lui.
«Non qui» mormorò John.
Amelia si sentì sollevare. Gli passò le braccia intorno al collo e percepì il calore del suo corpo solido, attraverso la camicia. Lui se ne liberò quando raggiunsero la camera e la adagiò sul letto, sfilandole il vestito di dosso.
«Sei così bella» ansimò, appoggiandosi con i gomiti ai lati della sua testa.
Amelia sentì che il formicolio che le stuzzicava il ventre si faceva quasi doloroso mentre il corpo nudo e statuario dell’uomo aderiva al suo. Allargò le gambe, mentre quella bocca e quelle mani le toglievano il controllo di se stessa.
Mio Dio, quanto lo desidero...
E poi lui era sopra di lei.
Dentro di lei.
Poté solo artigliargli la schiena e gridare, mentre il mondo esplodeva in scintille di crescente e appagante piacere.