Quando Lizzie si svegliò, il sole aveva fatto capolino nella stanza da un pezzo e illuminava il lampadario di cristallo appeso al soffitto. Si stiracchiò con uno sbadiglio, portandosi le mani sopra la testa, e così facendo l’occhio le cadde sui polsi, facendole rammentare in un istante ciò che era avvenuto solo poche ore prima - due striature rosso scuro spiccavano sulla pelle, simili a braccialetti, quasi che qualcuno gliele avesse tatuate sopra, e bruciavano da matti! Si liberò delle coperte, decisa a scendere dal letto, ma nel voltarsi si ritrovò faccia a faccia con Michael.
Suo marito la stava osservando e la sua espressione era tetra.
Era arrabbiato perché era scappata?
Perché come una stupida si era fidata di Charity e l’aveva fatto quasi ammazzare?
Ne aveva tutte le ragioni.
I suoi occhi si fissarono sulla striscia violacea che gli deturpava la tempia e che il cerotto non riusciva a coprire del tutto. Gli ci erano voluti sicuramente dei punti. Allungò una mano per sfiorarla con le dita, poi ci ripensò e la riabbassò timidamente.
«Mi dispiace!» alitò in un soffio.
«Non hai nulla di cui dispiacerti» replicò Michael, atono.
«Sì, invece. È solo colpa mia se ti hanno ferito» continuò.
«No, la colpa è di quella puttana di Charity!» ringhiò il boss dei Cannizzaro con violenza. «Mi ha tradito… e ha tradito la Famiglia. Sarebbe già cibo per i vermi, come quel bastardo del Moro, se non fosse che ha fatto perdere le sue tracce, non appena ha capito che il suo bel piano era andato a monte. Se è furba, e lo è, non farà più vedere in giro la sua faccia.»
Nel sentir nominare l’amante del marito, una stilettata di dolore punse il cuore di Lizzie. Distolse lo sguardo, mentre le immagini che aveva veduto in quel maledetto video le si ripresentavano alla mente.
«Lizzie, guardami per favore!» Michael le afferrò delicatamente il mento tra le mani e la obbligò a incrociare il suo sguardo.
«Se stai pensando a ciò che ti ha mostrato quella cagna... non sono andato fino in fondo con lei quella notte» dichiarò.
La ragazza sgranò gli occhi. «Ma io… il video… lei era inginocchiata davanti a te e stava…» Si interruppe, non riusciva a continuare, le faceva troppo male.
«Non voglio mentirti» proseguì l’uomo. «È vero, mi sono recato a casa sua per scoparmela. Perché ero frustato, arrabbiato e solo Dio sa cos’altro, ma non ci sono riuscito, perché il pensiero di te, la tua immagine, continuavano a perseguitarmi e all’improvviso ho capito che l’unica che voglio, l’unica in grado di accendermi i sensi, l’unica in grado di completarmi e di farmi sentire a posto con me stesso… sei tu. Perché è di te che sono innamorato. E non m’importa se adesso userai queste parole contro di me. Cristo, quando ho saputo che i russi ti avevano presa ero terrorizzato, e al pensiero che ti accadesse qualcosa, a te e a mio figlio, io… io…» L’uomo strinse i pugni e serrò la mascella, poi la strinse a sé in un caldo abbraccio, come se temesse che, lasciandola andare, lei potesse scomparire di nuovo.
Il cuore di Lizzie prese a battere furiosamente contro lo sterno, al pari di quello del marito - poteva sentirlo pompare furiosamente contro la guancia -, ma lei non riusciva ancora a credere a ciò che aveva sentito.
Era impossibile che Michael avesse detto di amarla… o no?
E poi come faceva a sapere del bambino? Doveva essere stata Megan a dirglielo, non c’era altra spiegazione: era l’unica che sapesse, a parte lei e Rose.
Gli posò le mani sul petto e spinse leggermente in avanti. Michael la lasciò andare, anche se non del tutto, e immerse le iridi ambrate nelle sue.
«Tu… hai appena detto che… mi ami?» gli domandò.
«Sì, l’ho detto.»
Lizzie si inumidì le labbra, improvvisamente secche. «E… da quando?»
«Da sempre, credo, ma l’ho capito solo poche settimane fa.»
Lei si sentì scoppiare di gioia a quella dichiarazione, ma aveva ancora bisogno di capire, di sapere. «E allora perché hai continuato a trattarmi così di merda, si può sapere?» lo accusò, aggrottando la fronte.
«Perché sono un bastardo!» ammise semplicemente Michael. «Perché mi hanno insegnato che le emozioni vanno tenute sotto controllo e non vanno mai esternate. Perché qualsiasi genere di sentimento è un segno di debolezza.»
«Chi ti ha insegnato queste sciocchezze?» domandò, colpita dal dolore che riusciva a leggere negli occhi del marito. Era la prima volta che si lasciava andare così con lei, senza filtri, e aveva il timore che potesse rinchiudersi di nuovo in se stesso, se avesse insistito troppo.
Ma Michael, dopo averla fissata per un lungo attimo, le rispose con un sospiro tirato. «Mio nonno…» confessò. «E il Boia.»
«Il Boia?»
«Sì, un demonio vomitato direttamente dalle fauci dell’inferno» sibilò il boss dei Cannizzaro, lo sguardo perso in ricordi lontani. «Ho passato nove lunghi anni nel suo campo di addestramento.»
«Ti va di raccontarmi?» chiese Lizzie, partecipe.
«Se proprio vuoi…» annuì Michael dopo una breve esitazione, «ma ti avviso che non sarà una storia piacevole.»
«Non m’importa!» disse subito lei. «Voglio conoscerti meglio. Sapere chi sei. Veramente.»
Il marito rise, ma la sua non era una risata divertita. «Potrebbe non piacerti ciò che scoprirai» commentò. «Ma correrò il rischio.»
Cominciò a raccontare, partendo dall’inizio. Da quando aveva solo otto anni ed era un bambino innocente, a quando finalmente aveva messo fine alla vita sadica del suo carceriere, con l’aiuto di Brian. Lizzie, man mano che la verità veniva fuori, era sempre più inorridita e il suo cuore si spezzò nell’immaginare soltanto la pena e il dolore che il marito era stato costretto a sopportare. Non c’era da stupirsi che fosse diventato così duro e spietato. Erano state le circostanze a renderlo ciò che era oggi. Ma forse c’era una piccola speranza per lui. Per loro. Michael non era come suo nonno né come suo padre. No, lui non era completamente perduto.
Perché adesso aveva lei.
«Adesso capisci il motivo per cui, in tutto questo tempo, ho odiato Rose? Mi ha abbandonato a un destino peggiore di qualsiasi morte» terminò Michael stancamente.
«Sì, certo che lo capisco!» assentì Lizzie. «Ma anche tu devi capire una cosa: anche lei è stata una vittima innocente, esattamente come te. Il solo da incolpare è tuo nonno. Lei non ti avrebbe mai lasciato, se lui non avesse minacciato di ucciderti. Quale madre lascerebbe morire un figlio, me lo dici?» Quasi senza accorgersene, si portò una mano al ventre ancora piatto, dove stava nascendo una nuova vita… la nuova vita che lei e Michael avevano creato. Insieme.
Il marito posò la grande mano sulla sua, stringendola, gli occhi traboccanti di emozione. «Mio…» Si schiarì la voce, improvvisamente rauca, poi ci riprovò. «Mio figlio sta bene?»
«Stiamo bene tutti e due!» lo rassicurò lei con un sorriso. «Ma non è detto che sia un maschio, sai? Potrebbe anche essere una bambina» ridacchiò.
Il marito piegò le labbra in un sorriso. «Sì, una bambina bellissima, come la madre, e con dei fantastici occhi violetti. Mi piacerebbe moltissimo.»
Lizzie scosse la testa. «Non ne sono tanto sicura. Dicono che di solito le femmine assomiglino più ai papà, quindi potrebbe avere i tuoi colori e gli occhi ambrati, come te. Anch’io assomiglio molto a mio padre, infatti.»
A quelle parole l’espressione di Michael si rabbuiò.
«Che c’è? Perché quella faccia, adesso? Ho detto qualcosa che non va?» gli domandò lei, sorpresa.
«No, stavo solo pensando a una cosa…» le rispose il marito.
«A cosa?»
«A quello che farei al figlio di puttana che si comportasse con mia figlia come io mi sono comportato con te. Credo che lo torturerei molto lentamente, poi gli squarterei le carni e lo darei in pasto ai mastini!» concluse, feroce.
Lizzie non proferì verbo, spiazzata, e Michael continuò. «Mi dispiace. Per tutto. Per come mi sono comportato con te, per non averti lasciato scelta, per non aver permesso ai tuoi genitori di presenziare al nostro matrimonio e per il fatto che non ti lascerò mai andare. Perché resto un bastardo egoista. So perfettamente che tu non ami, e come potresti? Ma ti giuro che da questo momento in poi cercherò di essere un marito migliore, e magari se vuoi possiamo scegliere un’università da frequentare a distanza, oppure qui in città…»
«Sst…» Lizzie mise una mano sulla bocca dell’uomo, per farlo tacere. «C’è solo una cosa che desidero davvero tu faccia per me.»
«Cosa?» chiese Michael, e sul suo volto si leggeva la chiara determinazione ad accontentarla.
Lizzie sorrise. «Te lo dirò dopo…» affermò, «perché ora voglio fare l’amore con mio marito, sentire le sue mani e la sua bocca su di me… perché potrà anche essere un testardo figlio di puttana, ma io lo amo come non ho mai amato nessuno in tutta la mia vita e…»
Stavolta fu Michael a non permetterle di continuare. Avvolgendole le mani attorno ai fianchi, se la attirò contro il petto e le rapì la bocca in un bacio selvaggio preludio di ben altri piaceri.
«Brian sta bene, vero? Mi sento terribilmente in colpa!» disse Lizzie mentre lei e Michael procedevano a velocità sostenuta per le strade di Chicago, a bordo della sua limousine nera dai vetri oscurati.
«Ha la pelle dura, si rimetterà in fretta» la rassicurò il marito. «E la tua amica si prenderà buona cura di lui, puoi scommetterci» continuò, ridacchiando.
«Sei sicuro che stessero facendo sesso, quando sei andato a bussare alla loro porta?» gli domandò, ancora incerta se credere a tutta quella storia.
«Oh, sì, direi che erano parecchio impegnati!»
Meno male Brian non le piaceva per niente!, considerò Lizzie tra sé. Almeno, non era stata l’unica a far confusione e a negare i propri sentimenti. «Dio, se penso che, se non fosse stato per Megan, adesso saresti morto, mi vengono i brividi. Abbiamo un grosso debito verso di lei.»
«Ne sono consapevole!» annuì il boss dei Cannizzaro. «Quella ragazza è una delle persone più leali e oneste che abbia mai conosciuto. Certo, ha un pessimo carattere, la cocciutaggine di un mulo e la lingua affilata di un serpente, ma nessuno è perfetto, immagino...»
Lizzie scoppiò a ridere. «È sempre stata molto protettiva nei confronti miei e di Jus.»
«Brian è un uomo molto fortunato» affermò Michael. Le afferrò una mano e se ne portò il dorso alla bocca, posandovi sopra un lieve bacio. «Come lo sono io.»
«Michael?»
«Sì?»
«Voglio farti una promessa!» dichiarò Lizzie con aria solenne.
«Quale?»
«Non scapperò più. Perché ti amo e voglio passare il resto dei miei giorni con te.»
Un lampo sfrecciò nelle iridi ambrate dell’uomo a quelle parole. «Anche se lo facessi, amore mio… io riuscirei sempre a ritrovarti, lo sai. Perché tu sei incatenata a me e io mi prendo cura di ciò che è mio. Ma apprezzo comunque il pensiero.»
«Ma guarda tu che razza di arrogante presuntuoso…» esclamò Lizzie, fingendosi arrabbiata, ma non ebbe il tempo di aggiungere altro. Il fratellastro svoltò nel viale che conosceva bene, perché era tra quelle strade che era cresciuta, e arrestò la limousine davanti all’abitazione dei Parker.
«È quasi ora di cena… forse avremmo dovuto rimandare tutto a domani» le disse Michael.
«Se non mi avessi tenuta inchiodata a quel letto per tutta la mattinata e gran parte del pomeriggio, saremmo arrivati molto prima» lo rimproverò lei.
«Non fingere che non sia piaciuto anche a te, moglie… perché non ci credo.»
«Non ho detto questo!» sostenne, maliziosa, allungandosi per aprire la portiera, ma Michael la fermò, improvvisamente serio.
«Ho paura!» le confessò. «Non so cosa dirle.» Non c’era bisogno che specificasse a chi si riferiva.
Lizzie gli posò una mano sul braccio. «Sii semplicemente te stesso» disse. «Il resto verrà da sé.»
Il boss dei Cannizzaro annuì, anche se continuò a guardarla con un’aria smarrita che la commosse.
Andarono a suonare il campanello. Passarono solo pochi istanti, poi la porta si spalancò e Rose apparve sulla soglia. E subito dietro di lei stava Carl.
Per un attimo tutto restò come sospeso, cristallizzato in quell’esatto momento, infine: «Mi-Michael…» mormorò la donna, la voce rotta.
Il boss dei Cannizzaro prese un grosso respiro, come per infondersi coraggio. «Ciao, mamma!» esclamò, pronunciando quella parola dopo molti – troppi! - anni. «Mi dispiace per... mi dispiace per tutto.»
Rose si portò la mano alla bocca, gli occhi pieni di lacrime. Poi buttò le braccia al collo del figlio e scoppiò in singhiozzi disperati.
Anche gli occhi di Lizzie si velarono e neppure Carl rimase impassibile: si schiarì la gola, come se qualcosa gli si fosse incastrato attraverso, e la guardò. Non ci fu bisogno di parole, tra loro: lei annuì e sgattaiolò in casa.
«Che ne dici se andiamo in cucina a preparare il caffè?» propose al padre sottovoce.
«Mi sembra un’ottima idea» approvò l’uomo.
Lizzie lo prese a braccetto e si avviarono. Nel frattempo: «A proposito, papà, c’è qualcosa di molto importante che devo dirti, ma ti conviene metterti seduto perché…»
Mentre la voce della moglie sfumava, Michael si rese conto di essere rimasto solo con sua madre. Una parte di lui ringraziò mentalmente Lizzie per quella delicatezza, mentre l’altra parte era terrorizzata. Rose continuava a stringerlo con forza e gli aveva inzuppato la camicia di lacrime, ma lui non si sottrasse e anzi ricambiò l’abbraccio.
Incredibilmente, si sentì sereno, dopo tanto tempo, come se fosse di nuovo completo, come se l’ultimo pezzo del puzzle che era la sua vita fosse finalmente andato a posto.
E in quel momento capì.
Capì che è l’amore la cosa più importante, il motore che fa muovere il mondo, non l’odio, né la violenza né il potere. Perché senza amore si è vivi solo a metà.
E che suo nonno e il Boia si erano sbagliati, dopotutto...