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Clara
Anni prima. Cesenatico
Avevo risparmiato tanto per potermi permettere quel vestito. Il corpetto mi calzava a pennello, disegnando i seni alti e la vita sottile.
La gonna a fiori si gonfiò alla leggera brezza e io sorrisi compiaciuta al mio riflesso nella vetrina di un negozio sul lungo mare. Poco più in là, all’angolo della strada, un capannello di ragazzi rideva e sorseggiava birra. Erano gli amici di Lele e non ci misi molto a rendermene conto. Il cuore accelerò naturalmente il suo battito.
Feci un paio di passi, mentre il sorriso mi si dipingeva spontaneo sulle labbra.
«Sì, ho già sentito Veronica per stasera, quella è una scopata assicurata, ve lo garantisco io.» Una stretta amara come la bile mi graffiò lo stomaco. Avevamo fatto l’amore solo due giorni prima. Solo due giorni prima il mio mondo aveva preso ad avere colore e con quella manciata di parole, gettatami addosso come una tempesta di sassi, mi ero come risvegliata da un sogno. E, diciamocela tutta, la vita faceva parecchio schifo.
Rimasi in disparte, incapace di muovermi, ma anche di smettere di ascoltare quella voce che aveva appena ucciso il mio amore.
«Cosa hai raccontato a quella cozza che ti sta intorno, sempre appiccicata allo scoglio?» Lele aveva riso e un’altra crepa aveva incrinato il mio cuore.
«Taci, ci sono stato dietro tutta l’estate e finalmente me l’ha data. Ora non so come liberarmi di lei!» fu allora che l’orgoglio scalpitò per emergere e il mio carattere forte fece il resto. Tenni il mento alto, mentre lo affrontavo schiaffeggiandolo, lì, davanti ai suoi orribili amici.
«La cozza toglie il disturbo.» Avevo sibilato, senza voltarmi indietro. Non aveva nemmeno tentato di fermarmi. Era finita così, come era iniziata: una bolla di sapone scintillante in un pomeriggio estivo. Puf.
Quella stessa sera avevo preso un treno che mi aveva riportato a casa. Non avevo raccontato a nessuno cosa era accaduto, tranne a zia Florence. Lei aveva raccolto i cocci della mia esistenza, facendo emergere la mia vera personalità, trasformandomi in ciò che ero.
La sofferenza che Lele mi aveva causato mi aveva fatto aprire gli occhi sulla realtà delle cose e aveva cominciato a scomparire, sostituita da un mondo di colori e leggerezza.
Zia Florence mi aveva offerto molto più di una tazza di tè alle bacche di goji e affascinanti storie di vita, mi aveva regalato la mia libertà. La mia felicità non sarebbe dipesa da nessun altro se non da me stessa.
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