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La carne si arrese, il cuore cedette e, infine, ecco l’anima
28 settembre 1160. Feudo di Hezen
La giovane donna guardò con una punta d’affetto i prati verdi che si stendevano a perdita d’occhio oltre le mura del castello. Era bella quella terra, dolce e tranquilla come una donna felice, com’era lei.
Si allontanò dalla finestra appena udì il pianto del bimbo e gli corse vicino. Lo accarezzò piano sulla guancia morbida, gli sorrise teneramente, lo prese dalla culla e se lo strinse al petto.
Immediatamente il piccolo smise di piangere, e dopo un lungo, irresistibile sospiro, sorrise.
Regina gli passò un dito leggero sul nasino, e giù fino alle piccole labbra di cui seguì il disegno.
Suo figlio! Il suo piccolo meraviglioso Peter; con quella deliziosa testolina rotonda coperta da una peluria sottile e biondissima e quei grandi occhi violetti, tanto simili ai suoi. Scosse piano la testa e sorrise. Come aveva potuto, in passato, dire che non avrebbe mai voluto mettere al mondo il figlio di uno svevo?
Hilda, seduta a ricamare lì vicino, la guardò contrariata.
― Lo vizierete troppo quel bambino! Si è mai visto accorrere al primo accenno di pianto?
― Si è mai visto un bambino più dolce? Hilda, non pensi che sia bellissimo? E non credi somigli in modo sfacciato al barone?
Hilda rise. La baronessa non poteva che essere parziale, con l’amore che portava al piccolo, e al barone; ma non si poteva negare che sia l’uno che l’altro fossero molto belli.
Regina continuò ad accarezzare Peter, suscitando un grato sorriso di approvazione. ― Sì, piccolo mio, sei stupendo e crescerai sano e forte, sicuro e coraggioso come tuo padre. ― Rise piano e strofinò il naso contro quello piccolino del bimbo. ― E forse anche un po’ prepotente, proprio come lui
― aggiunse maliziosa. ― Tutte le donne impazziranno per te e si agiteranno al tuo cospetto come…
fiori spinti dal vento. Hilda, era questo che dicevi del barone, vero?
― Proprio così, signora, ma se cominciate col dirglielo ora, diventerà davvero presuntuoso.
Peter sospirò ancora e chiuse gli occhi, poi li riaprì all’improvviso, rifiutando di cedere al sonno mentre si trovava nel suo abbraccio preferito.
Regina lo cullò dolcemente, camminando in cerchio intorno alla stanza.
― Ah… siete voi la padrona ― brontolò Hilda. ― Ma poi non pretendete che la prossima volta si addormenti tranquillo nella sua culla! ― E vedendo che non era ascoltata si strinse nelle spalle. In fondo, nonostante le sue parole, le piaceva come la baronessa trattava suo figlio, e le piaceva che il suo signore glielo permettesse. ― Ecco, il figlio è vostro ― concluse sorridendo.
Regina annuì e tornò a posare il suo sguardo sul piccolo, che ormai aveva abbandonato ogni pretesa di restare sveglio. Avvicinò le labbra al suo visetto rotondo e lo baciò. ― Aveva sonno ―
sussurrò ― e aveva bisogno di braccia sicure per potersi addormentare. Non è forse così per tutti?
― Credi?
Regina alzò il capo e vide Stephan fermo sulla soglia, che la guardava con un mezzo sorriso divertito. Da quanto tempo era lì? Non l’aveva sentito entrare. Con il bimbo fra le braccia gli corse incontro sorridendo, offrendogli un tenero, silenzioso saluto.
L’uomo accarezzò con lo sguardo la sua donna e il loro bambino, consapevole di quanto fosse fortunato. Quella giovane donna che amava tanto e che aveva rischiato di perdere, per la sua e la pazzia altrui, ora era lì, accanto a lui, per sempre.
Le sfiorò una guancia col dorso della mano. ― Dai Peter a Hilda.
Negli occhi violetti brillò una luce provocatoria. ― Prima di cena, mio signore?
― Che cosa potrebbe impedircelo?
Regina rise piano. ― Non io di certo.
― Sei senza pudore.
La baronessa rise ancora e si avvicinò a Hilda, che aveva posato il ricamo, pronta ad andarsene a un cenno. ― Ti prego, porta Peter nella sua stanza ―. Glielo porse con delicatezza e la seguì con lo sguardo mentre lasciava la camera con il prezioso fagottino.
― Nessun uomo potrebbe desiderare una moglie più ubbidiente ―. Si avvicinò al tavolo, scelse un fiore di campo da un vaso di rame e lo offrì a sua moglie. ― Viola come i tuoi occhi ― disse dolcemente.
Lei lo accolse e lo appuntò fra i capelli, fermando il gambo sotto il cerchio. ― Grazie, mio cavaliere dall’armatura scintillante.
Lui le si fece più vicino e la strinse a sé.
Regina gli circondò la nuca con le braccia ― Ti amo tanto, Stephan, e sono felice che tu abbia deciso di portarmi qui, lontana da tutto… ― Non avrebbe mai avuto il coraggio di confessargli quello che aveva provato, dopo che lui l’aveva ricondotta a Pavia. Dopo che lo aveva visto ripartire per tornare ad assediare Crema; dopo aver appreso della caduta della città. Non gli avrebbe mai parlato della sua rabbia, né del suo risentimento.
Ma lui sapeva bene cosa intendesse, e non era il momento di dirle che non sarebbe stato per sempre. Prima o poi, fra un anno o dieci, l’Imperatore avrebbe chiesto ancora il contributo dei Deinburg alla sua causa, e lui sarebbe dovuto partire. Niente cambiava, in fondo, e tutto si ripeteva. Anche
Peter, un giorno, forse sarebbe penetrato in quella pianura tanto a sud della Svevia. Ma era un futuro lontano, molto lontano. Il presente era il corpo morbido di Regina fiducioso contro il suo, le mani delicate che gli accarezzavano i capelli, lo sguardo innamorato e le labbra invitanti.
― E anch’io ti amo, come non credevo si potesse amare ― disse con voce roca. Le prese il volto fra le mani e la baciò a lungo, lentamente, sensualmente, poi la sollevò fra le braccia e, senza staccare lo sguardo dal suo la portò verso il letto.
In fondo non era molto importante dove fossero, in Svevia o in Italia, purché fossero insieme.
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