⏱ ~6 min · 1.155 parole
PARTE 2
UNA NUOVA VITA...
17 Mesi Dopo…
Mi sveglio e mi trovo immobilizzata a letto.
Provo a muovere le gambe ma niente.
C’è come un peso che mi impedisce di farlo e io so di cosa si tratta.
Anzi. Di chi.
È pelosa, sui dieci chili e quando dorme russa profondamente.
«Dee, perché devi sempre dormire sopra le mie gambe?» protesto alzandomi sulle braccia per poter guardare quella pigrona divora crocchette e pane della mia cagnolina ronfare della grossa a pancia all’aria.
L’ho presa poco dopo il mio trasferimento qui a Londra. L’ho trovata in un canile e come i miei occhi hanno incrociato i suoi, così luminosi, teneri e bellissimi, ho compreso che mi aveva già fatta sua. E poi sono rimasta abbagliata dal suo sguardo più unico che raro, grazie all’incredibile luminosità delle sue iridi diverse: ne ha una marrone e una azzurra.
È stato subito amore!
Ha cinque anni ed era in canile da quando è nata. Una cucciola timida e spaventata.
Ora è con me da circa un anno e da quel momento è felicemente ingrassata di almeno sei chili.
L’adoro e non potrei più vivere senza il suo tartufino umido che mi sfiora la pelle.
«Dee, vuoi alzarti?» ripeto sbattendo un po’ le gambe sotto al suo massiccio peso.
In fondo questo è un letto matrimoniale e lei avrebbe tutto lo spazio di questo mondo per dormire!
Finalmente la mia palla di pelo bianca e nera si degna di sollevare il musetto per puntarlo verso di me, assonnato ma comunque felice.
«Alla buon’ora! Buongiorno, dormigliona!» sorrido come la vedo avvicinarsi a me tutta scodinzolante per darmi il buongiorno.
Dopo dieci minuti di coccole fatte di leccate su tutta la mia faccia e zampate su braccia, tette e collo, Dee decide che è giunto il momento della passeggiata mattutina, così inizia a correre frenetica da tutte le parti.
Grattandomi la testa incespico qualche passo verso il bagno per lavarmi faccia e denti prima di mettermi la tuta e uscire.
Vivo qui dall’estate scorsa.
Tornata dal viaggio sono rimasta a casa di mia madre in Cornovaglia per un paio di mesi, prima di impazzire e decidere di tornare a vivere da sola nella city.
Amo mia madre, ma è troppo apprensiva. E poi io avevo la necessità di rimettermi in gioco e non potevo farlo di certo lì.
Ho aspettato il ritorno di papà per le canoniche due settimane di ferie ogni sessanta giorni, poi mi sono cercata un appartamento, ho fatto le valige e sono scappata.
In quattro anni di balletto nella compagnia come prima ballerina ho messo da parte un bel gruzzolo, in fondo avevo vitto e alloggio spesati e non avevo molte spese extra passando il settantacinque percento del mio tempo ad allenarmi e provare. Un po’ li ho spesi per il viaggio e il resto mi è servito per pagarmi i primi sei mesi di affitto nel mio nuovo appartamento a Covent Garden.
Ho sempre amato questo quartiere così caratteristico e pieno di locali carini, teatri e negozi stupendi. È allegro, pieno di vita e unico.
Uscendo dal bagno saluto Snow e Olaf, i miei due gatti, i quali se la dormono beati sul divano in soggiorno a tre posti.
Sono due fratellini di dieci mesi circa che ho preso quattro mesi fa dalla cucciolata di una mia vicina di casa. Due adorabili batuffoli bianchi scalmanati e coccolosi, di cinque chili… si sono ingrassati un po’ da quando li ho sterilizzati.
Snow, la femmina, è completamente bianca, con il naso piccolo e rosa.
Olaf invece è il maschietto e ha una macchia arancione sull’orecchio destro e sulla coda.
Sono puro argento vivo e Dee è una favolosa e paziente baby sitter quando io non ci sono.
Attraverso il soggiorno piccolino, illuminato dalla luce che irradia dalle tende scostate, illuminando le pareti tinte di giallo crema, sulle quali ho appeso le foto più belle del mio viaggio dell’anno scorso. Tutte dei paesaggi che mi hanno colpita maggiormente, poi una mia con i miei nonni a Honolulu, alcune della mia famiglia e un paio di me che ballo.
Oramai non è più doloroso ripensare a quei giorni. Fanno parte del passato e mi piace rivedermi in quei momenti.
Quando l’ho preso, l’appartamento era ammobiliato. Divano, una poltrona in tinta, una libreria bianca, tavolo da cucina a quattro posti tondo color sabbia con sedie in tinta e la cucina, la quale è crema e bianco in legno, con il frigo bianco a doppia anta.
Io vi ho aggiunto giusto qualche soprammobile, foto, quadri e cose così. Molto comodo devo dire.
Torno in camera per cambiarmi e portare finalmente fuori la mia sempre più impaziente cagnolina.
Ogni volta che mi spoglio, mi volto per dare le spalle al grande specchio a figura intera, per rimirare il tatuaggio che mi sono fatta fare quasi d’impulso appena tornata dal Giappone.
Sono dei fiori rosa di sakura che mi prendono dalla spalla destra fino a poco sotto la scapola.
Mi piace tantissimo.
Sono colorati in modo da ricordare un dipinto giapponese, con il ramo tutto sinuoso e sexy.
È un modo per ricordarmi della bellissima esperienza fatta, delle cose viste, di quelle imparate e… e per aver sempre con me lui.
Elliot.
Beccata!
È passato più di un anno e io ancora non sono stata in grado di dimenticarlo.
Indosso costantemente la sua catenina con il ciondolo di giada a forma di goccia, ho la nostra foto sempre con me nell’agenda e la sua lettera nel portagioie. E ora ho anche questo segno indelebile sulla pelle, a monito di quello che lui mi ha marchiato molto più in profondità dentro di me.
Lo so che forse dovrei provare a dimenticarlo, poiché non lo rivedrò mai più, ma è più facile a dirsi che a farsi.
Quello che ho scoperto di sentire per Elliot non l’ho mai provato in vita mia e più passa il tempo, più io avverto che questo sentimento cresce e aumenta a dismisura, sbocciando come dei bellissimi fiori di ciliegio dentro di me.
Ho tentato di uscire con qualcuno, ma nulla di che. Non sono mai riuscita a superare lo scoglio del bacio della buonanotte.
Elliot mi ha come rapita e stregata, e andandosene ha portato via con sé una parte importante della mia anima.
Chissà se la riavrò mai indietro?
Scrollando la testa proprio come fa Dee quando ha qualcosa che la infastidisce alle orecchie, cerco di smettere di pensare a lui almeno per cinque minuti e riprendo a vestirmi.
Infilo la prima t-shirt che mi capita sotto mano, i leggings grigi, mi chiudo la giacchetta della tuta col cappuccio in vita, scarpe da tennis, cuffie alle orecchie, allaccio il guinzaglio al collarino rosa della mia cagnolina e ascoltando le prime note di The Way You Make Me Feel di Micheal Jackson, ci dirigiamo fuori di casa, a goderci l’aria frizzante di una mattinata londinese di metà settembre priva di pioggia e vento.
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.